Gruppo di lavoro SIF sulla Farmacogenetica
NEWSLETTER numero 10 - settembre
2009
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| Sommario o Associazione dei polimorfismi MRP2 C-24T e GSTP1 Ile105val con la risposta chemioterapica nel carcinoma polmonare avanzato non a piccole cellule o Medicina personalizzata e inibizione della via di segnale di EGFR nel tumore del polmone o Associazione del genotipo del citocromo P450 2C19 con l’effetto antipiastrinico e l’efficacia clinica della terapia con Clopidogrel o Analisi farmacocinetica di popolazione farmacogenetica-correlata dell'efavirenz in individui con HIV-1 STUDIO GENOME-WIDE SU PAZIENTI CHE RISPONDONO O MENO ALLA TERAPIA PER SCLEROSI MULTIPLA CON INTERFERONE BETA A cura della Dott.ssa Greta Milani La sclerosi multipla (SM) è una malattia infiammatoria, cronica, auto-immune e progressivamente invalidante che colpisce il sistema nervoso centrale. Questa patologia causa danni alla mielina, il rivestimento protettivo che circonda le fibre nervose, interferendo con lo scambio di messaggi fra il cervello e le altre parti del corpo. Ci sono quattro tipi di SM: I) SM benigna: le persone con una SM benigna solitamente subiscono due o più attacchi, anche dopo anni, con remissioni, seguiti da un completo recupero. Questa forma, che si manifesta nel 25% dei casi, non è disabilitante, anche se i pazienti possono col tempo entrare in una fase progressiva. II) SM recidivante- remittente (RRSM): è la forma di SM più frequente nelle persone sotto i 40 anni e rappresenta il 45-50 % di tutti i casi. Le persone subiscono degli attacchi, seguiti da periodi di remissione con un recupero completo o quasi. La disabilità globale aumenta gradualmente nel tempo, anche se il decorso è imprevedibile e la remissione può durare per anni. III) SM secondaria progressiva. Nel corso degli anni, dopo una diagnosi di SM recidivante- remittente, esiste la probabilità che le persone entrino in una seconda fase, conosciuta come SM secondaria progressiva. Il recupero diventa incompleto e causa nel tempo un progressivo deterioramento della condizione fisica. Un'ulteriore progressione si verifica indipendentemente dagli attacchi. IV) SM primaria progressiva. Le persone, la cui condizione deteriora continuamente senza attacchi, remissione o recupero, hanno una SM primaria progressiva. Questa forma è più frequente nelle persone che manifestano i loro primi sintomi dopo i 40 anni (circa il 25 % delle persone con SM). In questo studio sono stati valutati 106 pazienti (53 responders e 53 non responders, resistenti alla terapia) affetti da RRSM, trattati con interferone beta da 2 anni. Il DNA dei soggetti è stato valutato dal punto di vista qualitativo (gel d’agarosio) e quantitativo (misura della concentrazione), escludendo i DNA degradati e uniformando la concentrazione a 50ng/mL. I due gruppi di pazienti sono stati sottoposti ad un’analisi di screening genome-wide in grado di tipizzare contemporaneamente oltre 500,000 polimorfismi a singolo nucleotide (SNP) mediante l’utilizzo di microarrays (Affymetrix early access 500K). Gli autori dello studio hanno poi selezionato 383 SNP, che correlavano meglio alla risposta al farmaco, per una validazione in una coorte indipendente di altri 94 pazienti (45 resistenti e 49 sensibili alla terapia con interferone), valutati secondo gli stessi criteri utilizzati per la coorte dell’analisi genome-wide.
Il limite dello studio, come dichiarato dagli stessi autori, è quello di non avere un gruppo di pazienti trattati con placebo: in questo modo non è possibile determinare se i risultati ottenuti siano associati al trattamento con interferone beta o riflettano il decorso naturale della malattia. Conflitto di interesse: gli autori non dichiarano conflitti di interesse Parole chiave: Sclerosi Multipla, interferone, SNP Riferimento bibliografico ASSOCIAZIONE DEI POLIMORFISMI MRP2 C-24T E GSTP1 ILE105VAL CON LA RISPOSTA CHEMIOTERAPICA NEL CARCINOMA POLMONARE AVANZATO NON A PICCOLE CELLULE A cura del Dott. Salvatore Terrazzino I derivati del platino sono una classe di farmaci antitumorali la cui azione citotossica deriva dalla loro capacità di formare addotti covalenti con il DNA, con conseguente arresto del ciclo cellulare e morte apoptotica della cellula. Gli schemi di trattamento comprendenti i derivati del platino, i cui membri principali sono il cisplatino, il carboplatino e l’oxaliplatino, sono divenuti il gold standard nella cura del carcinoma del polmone non a piccole cellule (NSCLC) in stato avanzato. Le evidenze attualmente disponibili evidenziano che l’attività citotossica di questo gruppo di composti può essere influenzata da polimorfismi genici funzionali che alterano l’attività o il grado d’espressione delle proteine coinvolte principalmente in tre processi: i) nel trasporto transmembrana del farmaco mediato dalla proteina MRP2 (multidrug resistance-associated protein 2), ii) nel processo di inattivazione del farmaco tramite coniugazione con glutatione ridotto in una reazione catalizzata dall’enzima glutatione-S-transferasi (GST) e iii) nei meccanismi di riconoscimento e di riparo degli addotti platino-DNA in cui sono coinvolti il sistema BER (base excision repair), NER (nucleotide excision repair) e MMR (mismatch repair). Scopo di questo lavoro è stato quello di indagare il ruolo di alcune varianti polimorfiche nei geni MRP2 e GSTP1 come fattori predittivi della risposta tumorale alla chemioterapia con cisplatino, in pazienti con NSCLC avanzato. Lo studio, di tipo retrospettivo, è stato condotto tra Marzo 2006 e Settembre 2007 su 113 pazienti cinesi di etnia Han, con diagnosi di NSCLC avanzato accertata istologicamente, che avevano ricevuto come trattamento di prima linea un regime chemioterapico di associazione comprendente il cisplatino. La risposta tumorale è stata valutata dopo quattro cicli di chemioterapia utilizzando i criteri WHO, che classifica la risposta tumorale in quattro categorie: risposta completa (CR, ossia scomparsa di tutte le lesioni misurabili), risposta parziale (PR, riduzione di almeno il 50% delle lesioni), stabilizzazione della malattia (SD, riduzione inferiore al 50% o un aumento non maggiore del 25% delle lesioni), e progressione della malattia (PD; aumento maggiore del 25% delle lesioni misurabili oppure comparsa di nuove lesioni). In base alla risposta tumorale, i pazienti sono stati classificati in responders (CR e PR) e non responders (SD e PD). A partire da sangue periferico, è stata eseguita la genotipizzazione dei polimorfismi MRP2 C-24T, MRP2 G1249A, MRP2 C3972T e GSTP1 Ile105val, mediante l’utilizzo una piattaforma microarray. L’associazione dei polimorfismi con la risposta tumorale è stata valutata in un modello di regressione logistica che includeva come variabili indipendenti il sesso, età alla diagnosi, istologia tumorale, stadio della malattia e regime chemioterapico utilizzato. Dei 113 pazienti inclusi nello studio, 30 (26,5%) sono stati classificati responders (CR+PR) e 83 (73,5%) non responders. Tutti i polimorfismi analizzati sono stati trovati in equilibrio di Hardy-Weinberg. Le distribuzioni genotipiche dei polimorfismi C-24T del gene MRP2 e Ile105 val del gene GSTP1 differiscono in maniera significativa tra i pazienti responder e non responder. In particolare, i portatori della variante -24T del gene MRP2 (OR=4.493, 95% IC: 1.73-11.7, P<0.002) e della variante 105 val del gene GSTP1 (OR: 2.88, 95% IC: 1.167-7.113, P=0.022) hanno una maggiore probabilità di rispondere al trattamento chemioterapico, rispetto ai rispettivi pazienti omozigoti per la variante maggiore. I polimorfismi MRP2 G1249A e MRP2 C3972T non risultano predittivi della risposta tumorale al trattamento chemioterapico con cisplatino.
Limite principale di questo studio è la mancanza di dati riguardanti l’associazione dei polimorfismi con la sopravvivenza dei pazienti, sia globale che in assenza di progressione della malattia. Inoltre, nonostante sia stata utilizzata una piattaforma microarray che avrebbe permesso l’analisi di numerosi polimorfismi contemporaneamente, non sono state considerate le varianti funzionali di geni coinvolti nei meccanismi di riparazione del DNA (per esempio ERCC1, XPD, XRCC1), che possono avere un ruolo nei meccanismi di resistenza ai derivati del platino. Nonostante questi limiti, il presente studio ha evidenziato i polimorfismi GSTP1 Ile105val e MRP2 C-24T come possibili markers genetici predittivi della risposta tumorale alla chemioterapia con cisplatino, in pazienti con NSCLC avanzato. Se confermati in studi prospettici più ampi, questi risultati potranno fornire agli oncologi medici un importante e valido strumento per ottimizzare la terapia di pazienti oncologici trattati con questa classe di farmaci. Parole chiave: Carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), risposta tumorale, MRP2, GSTP1 Riferimento bibliografico MEDICINA PERSONALIZZATA E INIBIZIONE DELLA VIA DI SEGNALE DI EGFR NEL TUMORE DEL POLMONE A cura della Dott.ssa Valentina Boscaro I due protooncogeni più comunemente mutati nell’adenocarcinoma polmonare sono k-ras e EGFR: circa il 90% delle mutazioni di EGFR comprendono una sostituzione di leucina con arginina in posizione 858 (L858R) e una delezione nell’esone 19, che influenza la sequenza conservata LREA (delE746-A750). Queste mutazioni causano un’attivazione costitutiva della porzione tirosinchinasica di EGFR, destabilizzando la sua conformazione autoinibinte, normalmente mantenuta in assenza di ligando; queste mutazioni attivanti conferiscono ipersensibilità agli inibitori tirosinchinasici gefitinib e erlotinib. Diversi studi retrospettivi hanno evidenziato come le mutazioni di EGFR siano un fattore predittivo indipendente di risposta, overall survival (OS) e progression-free survival (PFS) in pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) trattati con gefitinib, la maggior parte dei quali sottoposti a precedente chemioterapia; le mutazioni di EGFR sono più frequenti nelle donne, nei pazienti con adenocarcinoma, in quelli che non hanno mai fumato e in pazienti di origine asiatica, ossia i gruppi che meglio rispondono alla terapia con questo farmaco. Vengono qui di seguito riportati due studi recentemente pubblicati sul New England Journal of Medicine sull’uso degli inibitori tirosinchinasici come trattamento iniziale di sottogruppi di pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule. GEFITINIB O CARBOPLATINO-PACLITAXEL NELL’ADENOCARCINOMA POLMONARE: STUDIO IPASS (Iressa Pan-Asia Study) Obiettivo di questo studio, condotto nell’Est asiatico (Hong Kong, Cina, Indonesia, Giappone, Malesia, Filippine, Singapore, Taiwan e Tailandia), è stato confrontare efficacia, sicurezza e profilo degli eventi avversi del gefitinib rispetto a una chemioterapia con carboplatino-paclitaxel, quando questi farmaci sono usati come terapia di prima linea in non fumatori o precedenti fumatori leggeri con adenocarcinoma polmonare, valutando inoltre il ruolo delle mutazioni di EGFR come predittore di efficacia della terapia. Si tratta di uno studio di fase III, multicentrico, randomizzato, in aperto, a gruppi paralleli; l’end-point primario è stato il PFS, mentre end-point secondari erano l’OS, la risposta obiettiva, la qualità della vita, la riduzione dei sintomi, la sicurezza e il profilo degli eventi avversi. I principali criteri di inclusione sono stati: età ≥ 18 anni, NSCLC di grado IIIB o IV, confermato istologicamente o citologicamente, con caratteristiche istologiche di adenocarcinoma, non fumatori (<100 sigarette/vita) o precedenti fumatori leggeri (cessazione del fumo da almeno 15 anni e ≤ 10 pacchetti/anno), non aver ricevuto precedente chemioterapia o terapia biologica o immunologica. Tra marzo 2006 e ottobre 2007, sono stati randomizzati 1217 pazienti, 609 assegnati al gruppo gefitinib (57 anni, 79,5% donne) e 608 al gruppo carboplatino-paclitaxel (57 anni, 79,1% donne); i due gruppi avevano caratteristiche demografiche e basali sovrapponibili. La durata media del trattamento è stata di 6,4 mesi nel gruppo gefitinib e 3,4 mesi nel gruppo carboplatino-paclitaxel; al termine della raccolta dati (14 aprile 2008) il 24,5% dei pazienti trattati con gefitinib continuava la terapia, mentre tutti i pazienti trattati con carboplatino-paclitaxel l’avevano interrotta.
Conflitto di interesse: gli autori dichiarano di aver ricevuto finanziamenti da diverse ditte farmaceutiche. Riferimento bibliografico SCREENING PER MUTAZIONI DEL RECETTORE DELL’EPIDERMAL GROWTH FACTOR NEL TUMORE DEL POLMONE Obiettivo di questo studio prospettico, condotto dal Spanish Lung Cancer Group, è stato fare uno screening delle mutazioni di EGFR in pazienti con tumore avanzato del polmone non a piccole cellule; i pazienti con mutazioni di EGFR sono stati presi in considerazione per il trattamento personalizzato con erlotinib ed è stata valutata l’associazione tra mutazioni di EGFR e outcome. Tra aprile 2005 e novembre 2008 sono stati prospetticamente sottoposti a screening per mutazioni di EGFR 2105 pazienti con NSCLC, reclutati in 129 centri spagnoli. I pazienti con mutazioni a carico di tale gene sono stati sottoposti a trattamento con erlotinib 150mg/die fino a progressione della patologia e eventi avversi non tollerabili. Sono stati inclusi pazienti con diagnosi di NSCLC di stadio IIIB con interessamento pleurico o di stadio IV; l’abitudine al fumo è stata riportata al basale e i pazienti sono stati classificati come non fumatori (<100 sigarette/vita), precedenti fumatori (≥ 1 anno dalla cessazione) o fumatori correnti (ancora fumatori o < 1 anno dalla cessazione). Sono stati ottenuti 2105 campioni tissutali, di cui 2060 paraffinati e 45 freschi, e 164 campioni di sangue al basale. Le mutazioni del gene EGFR , osservate in 350 pazienti (16,6%), sono più frequenti nelle donne (69,7%), nei pazienti che non hanno mai fumato (66,6%) e in quelli con adenocarcinoma (80,9%, p<0,001 per tutti i confronti). 296 pazienti portatori di mutazioni a carico di EGFR sono stati valutati per il trattamento con erlotinib, ma solo 217 hanno iniziato la terapia; di questi la maggior parte erano donne bianche (72,8%, età media 67 anni), che non avevano mai fumato (68,2%) e con adenocarcinoma (81,1%). 113 pazienti hanno ricevuto erlotinib come terapia di prima linea e 104 come seconda o terza.
Riferimento bibliografico: Rosell R et al. N Engl J Med 2009, 361: 958-67. L’editoriale che accompagna questi due studi sottolinea come le mutazioni a carico di EGFR rappresentino un marker prognostico favorevole di sopravvivenza e siano predittive della riduzione della massa tumorale, ma anche che le evidenze che possano predire un differente effetto degli inibitori delle tirosinchinasi sulla sopravvivenza siano incomplete. È necessario rispondere ad alcune domande prima di poter estrapolare i risultati ottenuti dallo studio randomizzato condotto su pazienti asiatici alla popolazione europea, come: l’erlotinib è un sostituto idoneo del gefitinib? Visto il non incremento di OS nel trial randomizzato, è necessario effettuare l’analisi mutazionale in sottogruppi selezionati o questi possono essere trattati empiricamente? Inoltre l’assenza di differenze di OS suggerisce come non sia importante l’ordine di somministrazione dei farmaci. Parole chiave: NSCLC, EGFR, erlotinib, gefitinib Riferimento bibliografico ASSOCIAZIONE DEL GENOTIPO DEL CITOCROMO P450 2C19 CON L’EFFETTO ANTIPIASTRINICO E L’EFFICACIA CLINICA DELLA TERAPIA CON CLOPIDOGREL
A cura del Prof. Diego Fornasari Il Clopidogrel è un anti-aggregante il cui meccanismo d’azione risiede nella capacità di bloccare i recettori dell’adenosina P2Y12 localizzati sulle piastrine. In combinazione con l’aspirina previene eventi ischemici in soggetti a rischio e migliora la prognosi dell’angioplastica coronarica, impedendo l’occlusione dello stent. Una grande variabilità nella risposta terapeutica al Clopidogrel è ben nota nella pratica clinica e soggetti trattati con questo farmaco che, nonostante il trattamento, continuino a manifestare elevata reattività piastrinica in vitro sono ad alto rischio di eventi ischemici. Le cause di questa variabilità nella risposta sono state recentemente ricondotte a polimorfismi genetici nel gene codificante il citocromo P450 CYP2C19. Infatti il Clopidogrel è in realtà un profarmaco che necessita di essere attivato da questo enzima. Varianti alleliche inattive o parzialmente inattive dell’enzima, come la variante CYP2C19*2, non sono in grado di convertire il Clopidogrel. Si è potuto così dimostrare che pazienti portatori di queste varianti non beneficiavano della terapia con Clopidogrel e rimanevano ad alto rischio di eventi ischemici quando comparati a soggetti con varianti attive del CYP2C19 (Mega et al. NEJM 2009, 360: 354-362; SIF-Farmacogenetica n°3, gennaio 2009 e n°4, febbraio 2009). Lo studio qui descritto si è prefissato di identificare le varianti genetiche che influenzano la risposta al Clopidogrel. Gli autori hanno prima condotto uno studio di associazione genome-wide con l’intento di identificare i geni responsabili della risposta al Clopidogrel. Lo studio PAPI ha dimostrato che l’attività piastrinica in risposta al trattamento con Clopidogrel è altamente ereditabile. Lo studio genome-wide ha rilevato la presenza di un cluster di 13 SNPs che interessava una regione di 1.5 megabasi sul cromosoma 10q24; gli SNPs sono in forte linkage disequilibrium l’uno con l’altro. Prendendo come riferimento il polimorfismo rs 12777823, i 9 partecipanti che erano omozigoti per l’allele meno frequente presentavano la risposta più scarsa al Clopidogrel, mentre i 300 soggetti omozigoti per la variante più frequente presentavano la risposta migliore. I 117 soggetti eterozigoti presentavano invece una risposta intermedia tra i due gruppi omozigoti. Non vi era alcuna associazione tra SNPs e aggregazione piastrinica basale, cioè in assenza di Clopidogrel, chiaramente indicando che il locus era un reale determinante della risposta al farmaco. Il cluster di SNPs identificato mappava all’interno o nelle immediate vicinanze del cluster dei citocromi CYP2C18-CYP2C19-CYP2C9-CYP2C8. Questo è il primo studio genome-wide per identificare determinanti genetici nella risposta al Clopidogrel. Lo studio di fatto identifica il CYP2C19 e la sua variante CYP2C19*2 come principali responsabili della ridotta risposta, sia ex vivo che in termini di aumentato rischio di eventi cardiovascolari. Sebbene lo studio chiaramente dimostri l’ereditabilità della risposta al Clopidogrel, la variante CYP2C19*2 rende conto soltanto del 12% della variabilità interindividuale. L’età, l’indice di massa corporea e il livello plasmatico di trigliceridi sono responsabili di un ulteriore 10%. Pertanto le cause del 78% della variabilità sono ancora ignote. Non sono stati identificati altri loci che potrebbero partecipare alla determinazione del fenotipo. Tuttavia non è possibile escludere che altri tipi di variazione (per es. copy number variation) o polimorfismi molto rari ma con un importante effetto non siano stati evidenziati in questo tipo di genotipizzazione.
Conflitto d’interesse: gli Autori dichiarano diversi tipi di rapporti professionali con aziende farmaceutiche. Parole chiave: CYP2C19, Clopidogrel, piastrine Riferimento bibliografico ANALISI FARMACOCINETICA DI POPOLAZIONE FARMACOGENETICA-CORRELATA DELL’EFAVIRENZ IN INDIVIDUI CON HIV-1 A cura della Dott.ssa Maria Elisa Bersia L'efavirenz (EFV) è un inibitore non nucleosidico della trascrittasi inversa per os, commercializzato in Italia come Sustiva® e presente nei dosaggi da 50mg e 100mg. E' autorizzato per il trattamento di prima linea delle infezioni da HIV di tipo 1, in associazione ad altri farmaci antiretrovirali. Alla luce delle varianti alleliche che influenzano l'eliminazione dell'efavirenz, questo studio si è proposto di condurre un’analisi farmacocinetica di popolazione in pazienti affetti da HIV-1 allo scopo di evidenziare:
Sono stati analizzati 393 campioni ematici, provenienti da 169 pazienti affetti da HIV-1 e caratterizzati da una diversità allelica dei CYP 2B6, 2A6, 3A4 e3A5. Il modello farmacocinetico di popolazione utilizzato è stato il NONMEM (non-linear mixed effect modeling). La clearance media (CL) era 11.3 l/h con un'interindividualità del 65% ed il volume di distribuzione (V) pari a 388 l. I fattori influenzanti la CL presi in esame sono stati il peso corporeo, l'etnia, il genere, l'età e, in minor misura, l’altezza. Analisi demografica Analisi del genotipo (single-gene analyses) Analisi di interazione gene-gene Questo studio ha avuto lo scopo di quantificare gli effetti coniugati di molteplici pathways metabolici e delle loro rispettive varianti genetiche sulla farmacocinetica dell’efavirenz in pazienti affetti da HIV-1.
Parole chiave: efavirenz, HIV-1, CYP2B6. Riferimento bibliografico Sostieni la Società Italiana di Farmacologia La Società Italiana
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Coordinatori Hanno contribuito
a questo numero:
Dott.ssa Maria Elisa Bersia (ASL CN1, Ospedale di Savigliano - CN) Dott.ssa Greta Milani (Az. Ospedaliera Polo Universitario “Luigi Sacco”, Milano) Dott. Salvatore Terrazzino (Università del Piemonte Orientale) Dott.ssa Valentina Boscaro (Università di Torino) Prof. Diego Fornasari (Università di Milano) Supervisione Contatti: sif@unito.it DISCLAMER – Leggere attentamente Gli autori e redattori del
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