Gruppo di lavoro SIF sulla Farmacogenetica
NEWSLETTER numero 11 - OTTOBRE 2009
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| Sommario o Influenza di polimorfismi nei geni CYP3A4 e ABCB1 sul rischio di riduzione della dose di statina oppure di switch terapeutico in pazienti in terapia anticolesterolemica con simvastatina o atorvastatina o Impatto del polimorfismo Pro12Ala nel gene PPAR-gamma2 e della terapia con ACE inibitori sull’insorgenza di microalbuminuria nel diabete di tipo 2: evidenze dallo studio BENEDICT (BErgamo NEphrologic DIabetic Complications Trial) o Outcome di pazienti con tumore alla mammella in stadio iniziale trattati con chemioterapia adiuvante basata su doxorubicina in funzione dello stato di HER2 e TOP2A o Approccio
farmacogenetico multi gene candidate per
predire efficacia e resistenza ad Imatinib in pazienti
affetti da leucemia mieloide cronica VARIAZIONI GENETICHE A CARICO DEL GENE IL28B PREDICONO LA RISPOSTA VIROLOGICA SOSTENUTA INDOTTA DAL TRATTAMENTO DELL’EPATITE C A cura delle Dott.sse Cristina Tonello e Greta Milani L’epatite C è
un’infiammazione del fegato causata dal Hepatitis
C Virus, denominato HCV. Prima dell’identificazione
del virus, avvenuta nel 1989, l’epatite C era definita
come “non A non B”.
Lo studio ha un paio di limiti: il primo è la mancanza di un gruppo di pazienti di confronto non trattati; il secondo, dichiarato dagli stessi autori, è la mancanza di uno studio su coorti che hanno avuto/ non avuto una risposta virologica sostenuta naturale contro questa infezione. Infine, sono necessari degli studi ulteriori, in particolare sui meccanismi di trasduzione del segnale di IFN, per poter determinare quale terapia sia migliore per ogni paziente. Conflitto di interesse: gli autori dichiarano conflitti di interesse. Parole chiave: Epatite C, interferone, ribavirina Riferimento bibliografico: INFLUENZA DI POLIMORFISMI NEI GENI CYP3A4 E ABCB1 SUL RISCHIO DI RIDUZIONE DELLA DOSE DI STATINA OPPURE DI SWITCH TERAPEUTICO IN PAZIENTI IN TERAPIA ANTICOLESTEROLEMICA CON SIMVASTATINA O ATORVASTATINA A cura del Dott. Salvatore Terrazzino Le statine, o inibitori dell’enzima idrossi-metil-glutaril-coenzima-A (HMG-CoA) riduttasi, sono farmaci di prima scelta per la prevenzione primaria e secondaria di patologie associate alle dislipidemie. Generalmente ben tollerate, le statine in rari casi possono determinare l’insorgenza di gravi effetti avversi, tra cui miopatia e rabdomiolisi. Le statine simvastatina e atorvastatina vengono principalmente metabolizzate dall’enzima CYP3A4 in prodotti inattivi o con bassa attività farmacologica. Queste due statine fungono inoltre da substrato per la glicoproteina-P (PgP), un trasportatore di membrana con funzione di pompa da efflusso, codificata dal gene ABCB1, in grado di estrudere farmaci ed altri composti xenobiotici lipofili dalle cellule nello spazio extracellulare, evitandone l’accumulo negli organi e nei tessuti. Varianti funzionali dei geni ABCB1 e CYP3A4 potrebbero dunque influenzare sia l’efficacia terapeutica di simvastatina e atorvastatina che determinare la comparsa di effetti avversi in pazienti in terapia anticolesterolemica. Tra le varianti note di questi geni, particolare attenzione è stata rivolta verso i polimorfismi C1236, C3535T, G2677A/T del gene ABCB1, associate ad una ridotta capacità di trasporto, ed il polimorfismo CYP3A4*1B (-392A>G), localizzato a livello del promotore ed associato ad un’ aumento della trascrizione del gene. Gli obiettivi di questo studio di popolazione sono stati i seguenti: i) valutare se il polimorfismo CYP3A4*1B (-392A>G) e le varianti C1236T, G2677A/T e C3435T del gene ABCB1 hanno una influenza sul rischio di pazienti in trattamento con simvastatina o atorvastatina di ricevere una riduzione della dose di statina oppure uno switch terapeutico (il passaggio di prescrizione da una statina all'altra); ii) valutare se tale rischio differisce tra uomini e donne, ed infine iii) valutare se esiste un’interazione tra il polimorfismo CYP3A4*1B (-392A>G) e le varianti dei geni ABCB1. Per questo studio sono stati selezionati i pazienti in terapia con simvastatina oppure atorvastatina facenti parte del Rotterdam study ?Hofman A. et al., Eur J Epidemiol. 2007; 22(11): 819–829?, uno studio prospettico di coorte su popolazione che comprendeva 7983 caucasici con almeno 55 anni di età e residenti nell’area urbana di Rotterdam. Sono stati considerati outcome clinici gli eventi che comprendevano sia una riduzione della dose di statina che il passaggio da una statina all’altra. L’associazione tra i polimorfismi genici con la riduzione della dose e lo switch terapeutico è stata valutata attraverso l’analisi di regressione di Cox, aggiustata per i fattori età, sesso e dose iniziale di statina. Gli Autori individuano 1380 partecipanti al Rotterdam study, dei quali 1058 in terapia anticolesterolemica con simvastatina, e 322 in terapia con atorvastatina. Il periodo di follow-up medio dei pazienti è stato di 5.3 anni (± 4.8 anni). Dall’analisi dei reports riguardanti la prescrizione elettronica dei farmaci risulta che la dose di statina è stata diminuita in 163 pazienti, mentre lo switch terapeutico è avvenuto in 108 pazienti. Il numero totale di eventi registrati è stato quindi di 271. I risultati principali dello studio sono stati i seguenti: i) il rischio di diminuzione della dose di statina oppure di switch terapeutico risulta inferiore nei pazienti portatori dell’allele G del polimorfismo CYP3A4*1B (-392A>G), rispetto ai pazienti omozigoti per la variante A (HR: 0.46; 95% CI: 0.24-0.90). ii) Tale associazione è significativa nelle donne (n=684, HR 0.33; 95% CI 0.12-0.89), ma non negli uomini (n= 514, HR 0.69, 95% CI: 0.28-1.70). iii) Non sono state trovate associazioni significative con i polimorfismi del gene ABCB1, sia se analizzati singolarmente che dopo analisi in combinazione aplotipica. Infine, iv) l’effetto del polimorfismo CYP3A4*1B sul rischio di eventi risulta maggiore nei pazienti portatori dell’allele ABCB1 3435T, rispetto ai pazienti con genotipo 3435CC (HR 0.39, 95% CI: 0.19-0.84). Gli Autori fanno l’assunzione
che la diminuzione della dose di statina e lo switch terapeutico
possano indicare la presenza di elevati livelli circolanti
di statina e quindi di effetti avversi, oppure essere
indicativi di una eccessiva riduzione dei livelli di colesterolo
LDL. Tuttavia tra i 271 eventi totali individuati, solamente
nel 12% dei casi è stata registrata la motivazione
che ha determinato la riduzione della dose oppure lo switch
terapeutico (delle 32 motivazioni disponibili, il 53%
degli eventi è stato attribuito a reazioni avverse
tra cui dolore muscolare e neuropatia, mentre nel 25%
dei casi ad una riduzione eccessiva dei livelli di colesterolo
LDL). A differenza di quanto ipotizzato, parte degli eventi
potrebbero essere stati determinati da altre cause, per
esempio da una ridotta efficacia terapeutica. Inoltre,
gli Autori non tengono conto di eventuali farmaci concomitanti
in grado di inibire l’enzima CYP3A4. Pur tenendo
conto dei limiti metodologici comuni per altro a tutti
gli studi di popolazione, i risultati di questo studio
sono comunque coerenti con l’ipotesi che i pazienti
che possiedono la variante CYP3A4*1B (-392G), avendo un’aumentata
espressione di CYP3A4, presentano diminuiti livelli circolanti
di simvastatina e atorvastatina. Questo si tradurrebbe
in un minor rischio di effetti avversi e quindi in una
minore necessità, in questi soggetti, di ridurre
la dose di statina o di cambiare statina. In ogni caso,
i risultati riguardanti l’effetto dei polimorfismi
del gene ABCB1 necessitano ulteriori conferme in ampi
studi che tengano anche conto della somministrazione di
farmaci concomitanti.
Parole chiave: simvastatina, atorvastatina, dose, switch terapeutico, ABCB1, CYP3A4. Riferimento bibliografico: IMPATTO DEL POLIMORFISMO PRO12ALA NEL GENE PPAR-gamma2 E DELLA TERAPIA CON ACE INIBITORI SULL’INSORGENZA DI MICROALBUMINURIA NEL DIABETE DI TIPO 2: EVIDENZE DALLO STUDIO BENEDICT (BErgamo NEphrologic DIabetic Complications Trial) A cura del Dott. Dario Cattaneo La microalbuminuria – definita da un’escrezione urinaria di albumina compresa tra 20 e 200 µg/min – è stata recentemente riconosciuta come un importante fattore di rischio di eventi renali e cardiovascolari. In particolare diversi trials clinici hanno dimostrato che la microalbuminuria è un predittore indipendente sia di progressione delle malattie renali croniche verso l’uremia terminale che di morbilità e mortalità per eventi cardiovascolari soprattutto nei soggetti diabetici. Alla luce di queste evidenze l’identificazione precoce dei soggetti a rischio elevato di sviluppare microalbuminuria è fondamentale per l’implementazione di strategie di intervento preventive mirate a limitare l’aumentato rischio eventi renali e cardiovascolari in questa popolazione. La microalbuminuria è spesso associata a presenza di sindrome (pluri)metabolica, caratterizzata a sua volta dalla presenza di insulino-resistenza, obesità, dislipidemia, ipertensione e aumentatà morbilità renale e cardiovascolare. I dati attualmente a disposizione suggeriscono che l’insulino-resistenza precede e probabilmente contribuisce alla comparsa di microalbuminuria nei soggetti affetti da diabete di tipo 1 cosi come nei soggetti non ancora diabetici. Ricerche recenti hanno ipotizzato che l’insulino-resistenza e il rischio di sviluppare microalbuminuria potrebbero essere almeno in parte legati, da un punto di vista patogenetico, al gene PPAR-gamma2 (peroxisome proliferator-activated receptor gamma) che codifica per recettori ormonali nucleari coinvolti nel metabolismo lipidico e glucidico cosi come nei processi di differenziazione cellulare. Studi di tipo cross-sectional hanno dimostrato che la presenza di un polimorfismo in posizione 12 (in cui una prolina è sostituita da alanina) in questo gene si associava ad una ridotta incidenza di insulino-resistenza e ad un diminuito rischio di sviluppare microalbuminuria. Obiettivo del presente studio è stato quello di confermare tali evidenze preliminari all’interno di un trial clinico su larga scala, coinvolgendo un’ampia casistica di soggetti diabetici normoalbuminurici. Lo studio BENEDICT, condotto in diversi ospedali italiani, è uno studio in doppio-cieco, randomizzato volto a valutare l’impatto di una terapia con ACE inibitore (trandolapril) e/o con calcio-antagonista (verapamil) verso placebo nel prevenire la comparsa di microalbuminuria in oltre 1200 soggetti con diabete di tipo 2 seguiti per 3 anni dall’inizio del trattamento. Il 93% dei soggetti arruolati nello studio ha dato il consenso per l’esecuzione delle analisi genetiche per la ricerca della variante ala12pro. L’identificazione di tale variante è stata eseguita mediante genotipizzazione con TaqMan; il 20% dei risultati sono stati successivamente confermati mediante l’utilizzo di una tecnica indipendente (LightCycler480 System). L’endpoint primario dello studio era rappresentato dal tempo di insorgenza della microalbuminuria. L’effetto della presenza del polimorfismo ala12pro sull’insorgenza di microalbuminia è stato valutato mediante modelli di regressione Cox, e i risultati sono stati espressi come hazard ratio (HR), aggiustando i modelli ottenuti per il trattamento farmacologico e per le caratteristiche dei pazienti (sesso, fumo, controllo glicemico e valori basali di albuminuria). Dei 1119 pazienti considerati, 7 (0.6%) e 170 (15.2%) erano rispettivamente omozigoti ed eterozigoti per la variante allelica ala12pro, mentre i rimanenti 942 (84.2%) erano portatori del genotipo wild type (pro12). Visto il ridotto numero di soggetti, gli omozigoti per la variante ala sono stati considerati insieme al gruppo di eterozigoti. Dalle prime analisi statistiche è emerso che durante un periodo di follow-up mediano di 44 mesi l’incidenza di microalbuminuria è stata del 4% nei carriers della variante allelica e del 9.1% nei soggetti wild type, con un HR pari a 0.45 (p=0.04). Inoltre alla visita finale i carriers “ala” presentavano valori di microalbuminuria significativamente ridotti rispetto a quanto osservato nei soggetti wild type. Nelle analisi multivariate sesso, fumo di sigaretta, albuminuria basale, controllo glicemico e pressione arteriosa media sono risultati tutti predittori indipendenti dello sviluppo di microalbuminuria. All’interno del gruppo di soggetti “Ala” l’incidenza di microalbuminuria è risultata comparabile tra chi assumeva o non assumeva per protocollo ACE inibitori (4.4% vs 3.5%, p=0.805). Per contro nei soggetti wild type l’incidenza di microalbuminuria è risultata significativamente più bassa in chi era in trattamento con trandolapril rispetto a chi non assumeva ACE inibitori (6.3% vs 11.9%, p<0.001). Tale tendenza è stata confermata anche dalle analisi multivariate. Il risultato principale
di questo studio è rappresentato dal fatto che
in una coorte ampia ed omogenea di soggetti ipertesi con
diabete di tipo 2 e escrezione urinaria di albumina nella
norma i soggetti portatori del polimorfismo in posizione
ala12pro nel gene PPAR-gamma2 avevano una incidenza di
microalbuminuria significativamente più bassa rispetto
ai carriers del genotipo wild type. Consistentemente,
i portatori della variante ala presentavano una progressione
più lenta della malattia renale, evidenziabile
da valori più bassi di escrezione urinaria di albumina
a fine studio rispetto a quanto osservato nei soggetti
con genotipo “pro”. Tali risultati sono stati
confermati anche dalle analisi multivariate che hanno
valutato il contributo di tutti i fattori “non genetici”
confondenti, come il sesso, la pressione, il controllo
glicemico e il trattamento farmacologico. In generale,
l’incidenza cumulativa di microalbuminuria è
risultata essere il 50% inferiore nei soggetti “ala”
rispetto ai carriers “pro”. È interessante
osservare che l’aumentato rischio di sviluppare
microalbuminuria in questi ultimi soggetti poteva essere
annullato (o comunque fortemente ridotto) dal trattamento
con ACE inibitori.
Parole chiave: diabete di tipo 2, ACE inibitori, nefropatia diabetica, microalbuminuria. Riferimento bibliografico:
A cura della Dott.ssa Valentina Boscaro Diversi studi clinici hanno evidenziato migliori outcome in pazienti con carcinoma della mammella trattati con chemioterapia adiuvante a base di antracicline, nonostante questa terapia sia associata a tossicità come insufficienza cardiaca congestizia e leucemia acuta, che mettono in pericolo di vita il paziente, e a effetti avversi più comuni, ma fastidiosi, come nausea, vomito, mucositi, alopecia e fatica. Il trattamento di questi pazienti potrebbe migliorare se venissero individuati marker molecolari predittivi della risposta a questi farmaci. Alcuni studi hanno evidenziato come un’amplificazione o overespressione del gene HER2 possa identificare un sottogruppo di pazienti che meglio rispondono alle antracicline (RIFERIMENTI); nel 35-40% dei pazienti con carcinoma alla mammella con amplificazione di HER2 anche la topoisomerasi II alfa (TOP2A), il cui gene si trova in prossimità di HER2, è coamplificata. Nel Southwest Oncology Group Protocol S9313 (Intergroup Protocol 0137 – SWOG S9313/Int0137), pazienti con tumore della mammella nodulo-negativo ad alto rischio o nodulo-positivo a basso rischio sono stati trattati contemporaneamente con doxorubicina 54mg/m2 e ciclofosfamide 1,2g/m2 endovena ogni 3 settimane per 6 cicli (braccio I) o in sequenza con doxorubicina 40,5mg/m2 ev nei giorni 1 e 2 ogni 3 settimane per 4 cicli seguita da ciclofosfamide 2,4g/m2 ev ogni 2 settimane per 3 cicli (braccio II). Lo studio non ha evidenziato differenze in termini di overall (OS) e disease-free survival (DFS) per nessuna delle due schedule, ma una maggiore mielosoppressione e complicanze correlate nel gruppo trattato in sequenza; gli autori si propongono quindi di studiare se l’amplificazione o la delezione di TOP2A possa migliorare l’outcome in pazienti trattati con antracicline. Lo studio SWOG S9313 ha reclutato, tra l’aprile 1994 e il maggio 1997, 3125 donne (età media 47 anni) con tumore alla mammella in stadio iniziale, con da 1 a 3 noduli coinvolti o con carcinoma nodulo-negativo ad alto rischio, definito come tumore primario > 2cm o > 1cm se negativo per i recettori estrogenici e progestinici, dei quali 1592 trattati con doxorubicina (A) + ciclofosfamide (C) e 1533 trattati prima con A, poi con C. I campioni per il tissue microarray (TMA) erano disponibili da 2123 pazienti (67%), sui quali sono stati valutati mediante ibridazione in situ fluorescente (FISH) i rapporti TOP2A/CEP17 e HER2/CEP17. E’ stato identificato un genotipo TOP2A anormale in 153 pazienti su 1626 (9,4% - 4% amplificato, 5,4% deleto) e un genotipo HER2 anormale in 303 su 1483 (20,4% - 18,8% amplificato, 1,6% deleto). Non si sono osservate differenze significative in termini di OS e DFS in funzione di TOP2A, mentre entrambi sono fortemente e negativamente associati ad alti livelli di amplificazione di HER2 (HER2/CEPT17 = 4), anche se la significatività viene persa quando l’analisi viene aggiustata per dimensione del tumore, stato dei recettori ormonali, numero di noduli positivi, menopausa e trattamento assegnato. Poiché l’amplificazione di TOP2A è quasi sempre presente in pazienti con HER2 amplificato, è stata valutata anche l’influenza della delezione o amplificazione di TOP2A in donne con HER2 amplificato, ma non sono state osservate variazioni significative. Gli outcome nei due bracci di trattamento sono simili indipendentemente dallo stato sia di HER2 che di TOP2A.
L’articolo è accompagnato da un editoriale, a cura di Pritchard, in cui si sottolinea come lo studio confermi alcuni risultati noti, come la presenza di amplificazione di HER2 in circa il 20% dei pazienti e come, almeno in un’analisi univariata, tale gene rappresenti un marker prognostico in donne trattate con antracicline. Questo tipo di studio sarebbe però più utile in trial in cui il farmaco di interesse sia confrontato con un regime privo del farmaco stesso e permetterebbe così di validare il ruolo di HER2, TOP2A e altri biomarker nel predire la risposta a antracicline, tassani e altre terapie. Parole chiave: doxorubicina, ciclofosfamide, TOP2A, HER2, tumore alla mammella Riferimenti bibliografici: APPROCCIO
FARMACOGENETICO MULTI GENE CANDIDATE PER PREDIRE EFFICACIA
E RESISTENZA AD IMATINIB IN PAZIENTI AFFETTI DA LEUCEMIA
MIELOIDE CRONICA
A cura delle Dott.sse Sabrina Angelini e Gloria Ravegnini Imatinib Mesilato (IM) è il trattamento d’elezione della leucemia mieloide cronica [LMC] grazie all’azione di inibizione selettiva sulla tirosin chinasi Bcr-Abl, caratteristica delle cellule leucemiche. Nonostante il successo di IM sono già emersi casi di farmaco resistenza dovuti ad amplificazione e sovraespressione del gene BCR-ABL, mutazioni puntiformi nel sito attivo di IM su Bcr-Abl, o sovraespressione del gene MDR1 [conosciuto come ABCB1]. Accanto a questi sono inoltre emersi casi di farmaco resistenza le cui cause rimangono sconosciute. È ampiamente riconosciuto che
le concentrazioni plasmatiche e tessutali di molti farmaci
sono influenzate da variazioni inter-individuali nei
geni che codificano per enzimi responsabili del loro
metabolismo e trasporto, che possono quindi essere responsabili
di comparsa di tossicità o fallimento della terapia. Dall’analisi univariata
è risultato che il genotipo ABCG2-GG (rs2231137)
e CYP3A5-AA (rs776746) sono significativamente associati
ad una ridotta CCyR [P = 0.02 (HR 0.63, 95% CI 0.42-0.94)
e P = 0.03 (HR 0.39, 95% CI 0.16-0.96) rispettivamente],
mentre ABCG2-AC o CC (rs2231142) è significativamente
associato ad una ridotta MMoR [P = 0.004 (HR 0.40, 95%
CI 0.20-0.81)] o CMoR [P = 0.006 (HR 0.42, 95% CI 0.21-0.85)].
Riguardo i parametri di fallimento terapeutico il genotipo
SLC22A1-GG (rs683369) è stato associato ad un
più alto rischio di fallimento o LOR [P = 0.0008
(HR 4.86, 95% CI 1.74-13.52) e P = 0.02 (HR 3.24, 95%
CI 1.18-8.89) rispettivamente]. I risultati sono confermati
nell’analisi multivariata, basata sul modello
di hazard proporzionale di Cox, considerando lo stadio
della malattia quale fattore confondente. il genotipo
ABCG2-GG (rs2231137), CYP3A5-AA (rs776746) e stadio
avanzato della malattia sono significativamente associati
ad una ridotta risposta al trattamento, in particolare
CCyR [P = 0.03 (HR 0.64, 95% CI 0.43-0.95); P = 0.04
(HR 0.39, 95% CI 0.16-0.95); P = 0.01 (HR 0.47, 95%
CI 0.26-0.84)] e MCyR [P = 0.04 (HR 0.67, 95% CI 0.45-0.98);
P = 0.02 (HR 0.34, 95% CI 0.14-0.83)]. Inoltre, il genotipo
SLC22A1-GG (rs683369) e stadio avanzato della terapia
correlano significativamente sia con il fallimento della
terapia [P = 0.009 (HR 3.86, 95% CI 1.39-10.69); P =
0.002 (HR 2.67, 95% CI 1.45-4.91)], che con la LOR [P
= 0.001 (HR 5.47, 95% CI 1.95-15.36); P = 0.011 (HR
2.57, 95% CI 1.24-5.32)]. Infine, il genotipo ABCG2-CC
(rs2231142) è stato identificato quale fattore
di predizione per la necessità di escalation
della dose.
Parole chiave: Imatinib, Leucemia mieloide cronica, ABCG2, CYP3A5, SLC22A1, ABCB1. Riferimento bibliografico: Sostieni la Società Italiana di Farmacologia La Società Italiana
di Farmacologia è tra i beneficiari dei proventi
del 5 per mille dell'IRPEF. Per maggiori informazioni,
contattare la segreteria SIF: 02-29520311 GRUPPO DI LAVORO SULLA FARMACOGENETICA della SOCIETA’ ITALIANA DI FARMACOLOGIA http://www.sifweb.org/gruppilavoro/sif_gruppo_farmacogen.php
Coordinatori Hanno contribuito
a questo numero:
Dott.ssa Sabrina Angelini (Università di Bologna) Dott. Dario Cattaneo (Azienda Ospedaliera – Polo Universitario “Luigi Sacco”, Milano) Dott.ssa Greta Milani (Azienda Ospedaliera – Polo Universitario “Luigi Sacco”, Milano) Dott.ssa Gloria Ravegnini (Università di Bologna) Dott.ssa Cristina Tonello (Azienda Ospedaliera – Polo Universitario “Luigi Sacco”, Milano) Dott. Salvatore Terrazzino (Università del Piemonte Orientale) Dott.ssa Valentina Boscaro (Università di Torino) Supervisione Contatti: sif@unito.it DISCLAMER – Leggere attentamente Gli autori e redattori del
Gruppo di Lavoro sulla Farmacogenetica sono Farmacologi,
Medici, Farmacisti e Biologi, e quanto riportato deriva
da affidabili ed autorevoli fonti e studi scientifici,
accompagnato dai relativi estratti o riferimenti bibliografici
alle pubblicazioni. In ogni caso, le informazioni fornite,
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descrizioni di farmaci o prodotti d’uso sono da
intendersi come di natura generale ed a scopo puramente
divulgativo ed illustrativo. Non possono, pertanto, sostituire
in nessun modo il consiglio del medico o di altri operatori
sanitari. Nulla su http://www.sifweb.org/gruppilavoro/sif_gruppo_farmacogen.php,
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