Gruppo di lavoro SIF sulla Farmacogenetica
NEWSLETTER numero 5 - MARZO 2009
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Sommario o Un genotipo di UGT correla con la comparsa di eventi avversi in pazienti pediatrici sottoposti a trapianto di rene e in trattamento con micofenolato mofetile o Farmacogenetica degli antipsicotici e lo studio CATIE - clinical antipsychotic trials of intervention effectiveness o Un polimorfismo a livello del gene CYP4F2 contribuisce in maniera significativa alla variabilità della risposta al Warfarin in una popolazione italiana o Mutazioni a carico del 12S rRNA mitocondriale associate a vestibulopatia bilaterale idiopatica o indotta da aminoglicosidi o Varianti geniche del pathway PI3K/PTEN/AKT e mTOR sono associate agli outcome clinici in pazienti con carcinoma esofageo trattati con chemio radioterapia o Il polimorfismo Val(108/158)Met del gene catecol-O-metiltransferasi influenza la risposta al trattamento antidepressivo con paroxetina in uno studio naturalistico o I
polimorfismi dei geni SLC6A4 e HTR2A influenzano
la risposta alla terapia antidepressiva UN GENOTIPO DI UGT CORRELA CON LA COMPARSA DI EVENTI AVVERSI IN PAZIENTI PEDIATRICI SOTTOPOSTI A TRAPIANTO DI RENE E IN TRATTAMENTO CON MICOFENOLATO MOFETILE A cura del Dott. Dario Cattaneo Il micofenolato mofetile (MMF) è un immunosoppressore di comune utilizzo nella medicina del trapianto d’organo. Dopo somministrazione orale MMF viene rapidamente idrolizzato ad acido micofenolico (MPA), che rappresenta il metabolita attivo del profarmaco MMF. MPA svolge la propria azione immunosoppressiva inibendo l’inosina monofosfato deidrogenasi (IMP-DH), un enzima chiave nella sintesi de-novo di nucleotidi essenziali nella fasi di replicazione cellulare delle cellule immunocompetenti. MPA viene metabolizzato prevalentemente da parte dalla famiglia delle uridine-difosfato glucuronil transferasi (UGT), in particolare da UGT1A9, UGT1A8 e UGT2B7. Alcuni studi retrospettivi hanno documentato che la presenza di un alterato metabolismo di MPA correlava con la comparsa di effetti collaterali – prevalentemente leucopenia e disturbi gastrointestinali – in pazienti sottoposti a trapianto di rene e in trattamento con dosi fisse di MMF. Tali evidenze hanno portato ad ipotizzare che la presenza di polimorfismi nei geni UGT potesse essere responsabile di un ridotto metabolismo di MPA, con conseguente accumulo di farmaco e aumento dell’incidenza di effetti collaterali. Scopo del presente studio è stato quello di valutare la frequenza di diversi genotipi di UGT in un gruppo di 16 bambini che avevano sviluppato tossicità (episodi di leucopenia e/o di diarrea) dopo trattamento con MMF (casi), confrontandola con quanto osservato in 22 bambini simili per terapia e caratteristiche cliniche ma che avevano tollerato la terapia con MMF (controlli). Tutti i pazienti sono stati genotipizzati per UGT1A8 (polimorfismo in posizione 830G>A), UGT1A9 (-2152C>T, -331T>C, -275T>A) e UGT2B7 (-900G/A) utilizzando il sequenziamento diretto. Le frequenze dei diversi polimorfismi tra i casi e i controlli sono state confrontate utilizzando il test del chi-quadrato. Le analisi statistiche hanno evidenziato una frequenza significativamente più elevata della variante allelica -331C del gene UGT1A9 nel gruppo di bambini che hanno sviluppato tossicità ematologica (episodi di leucopenia) rispetto ai controlli (p=0.04). In particolare nei casi la frequenza è risultata essere: 37%T/T, 44% T/C e 19%C/C, mentre nei controlli la frequenza era: 64% T/T, 36%T/C e 0% C/C. E’ interessante sottolineare che tutti i soggetti che erano omozigoti per il polimorfismo in posizione -331 hanno sviluppato episodi di leucopenia. Per contro non sono state evidenziate associazioni significative tra questo SNP e la comparsa di episodi di diarrea. Una tendenza non significativa (p=0.08) è stata documentata tra la presenza del polimorfismo in posizione -900 sul gene UGT2B7 e il rischio di eventi avversi da MMF. Tuttavia non può essere escluso che la mancata significatività possa essere dipesa dalla bassa frequenza del polimorfismo e/o dal ridotto numero di pazienti considerati. Questo studio ha documentato per la prima volta una differenza nella distribuzione delle varianti polimorfiche in posizione -331 del gene UGT1A9 tra pazienti pediatrici sottoposti a trapianto di rene che hanno manifestato eventi avversi secondari a trattamento con MMF e quelli che invece hanno tollerato il farmaco. Considerato che la presenza del polimorfismo -331C era stata precedentemente associata a livelli più elevati MPA rispetto a quanto osservato in soggetti wild-type, gli Autori hanno ipotizzato che l’aumentata esposizione ad MPA potesse essere la causa principale della comparsa di tossicità ematologica da MMF nei soggetti portatori della variante allelica -331C. Il fatto che non sia stata trovata una correlazione con gli episodi di diarrea potrebbe dipendere dal fatto che i meccanismi alla base della tossicità gastrointestinale di MMF potrebbero: a) essere di tipo locale; b) coinvolgere la produzione di metaboliti secondari di MPA (come quelli acetilati), oppure c) essere dipendenti dalla presenza di polimorfismi non necessariamente correlabili con l’attività di UGT. In conclusione questo studio pilota ha identificato pazienti pediatrici sottoposti a trapianto renale portatori di SNPs in posizione -331 e -900 dei geni UGT1A9 e UGT2B7, rispettivamente, che presentano un rischio elevato di sviluppare eventi avversi se trattati con dosaggi standard di MMF. Se confermate in una casistica più ampia, queste informazioni potrebbero essere estremamente importanti nella scelta del dosaggio ottimale di farmaco, considerato che, attualmente, nella pratica clinica MMF viene somministrato ad un dosaggio fisso (2 g/die nell’adulto e 600 mg/m2 nel paziente pediatrico) senza l’applicazione di strategie di therapeutic drug monitoring.
Conflitto di interesse: gli autori non dichiarano di aver ricevuto finanziamenti da industrie farmaceutiche. Lo studio è stato supportato da un grant del National Institute of Health. Parole chiave: trapianto di rene, micofenolato mofetil, leucopenia, uridin-difosfato-glucuronosil-transferasi Riferimento bibliografico
FARMACOGENETICA DEGLI ANTIPSICOTICI E LO STUDIO CATIE - CLINICAL ANTIPSYCHOTIC TRIALS OF INTERVENTION EFFECTIVENESS A cura della Dott.ssa Sabrina Angelini CATIE è un ampio
studio statunitense in cui è stata valutata l’efficacia
clinica degli antispicotici di seconda generazione. Lo
studio ha visto l’arruolamento di circa 1500 pazienti
di cui 756 hanno dato il consenso informato per studi
che prevedono analisi genetiche (Lieberman et al. N Engl
J Med. 2005; 353(12):1209-23 & Sullivan et al. Biol
Psychiatry 2007; 6:902-910). Per questo motivo la casistica,
soprattutto in virtù della completezza e della
ricchezza dei dati clinici, rappresenta una grande opportunità
per gli studi di farmacogenetica. Di recente è
stato pubblicato uno studio che ha valutato l’influenza
di 25 varianti nei principali geni del farmaco-metabolismo,
già discusso sulla Newsletter n°2 di SIF -
Farmacogenetica (Grossman et al. Genet Med. 2008; 10:720-9). Farmacogenetica degli antipsicotici nello studio CATIE: un approccio gene-candidate. In questo studio sono
stati analizzati 2769 SNPs (Illumina GoldenGate technology)
in 118 geni candidati, in relazione a 21 fenotipi di risposta
al trattamento, tutti definiti prima dell’esecuzione
dell’analisi genetica. I fenotipi analizzati comprendono
tratti neurocognitivi fino alla sospensione della terapia
per un qualsiasi motivo (es. aumento del peso, inefficacia).
Lo scopo è identificare marcatori genetici predittivi
di cambiamenti cognitivi, che riflettono misure di apprendimento
e memoria verbale, memoria, funzioni motorie e attenzione. Il polimorfismo rs778604
[C>T] nel gene GRM8 (Metabotropic Glutamate Receptor
8), è significativamente associato a cambiamenti
nella memoria verbale indotti dalla terapia con antipsicotici
(P = 0.00001 e P = 0.02 dopo correzione per tutti gli
SNPs studiati). In media, pazienti che presentano almeno
un allele raro mostrano significativi miglioramenti dopo
8 settimane di trattamento, rispetto agli individui che
presentano l’allele comune. Nessuna delle funzioni
cognitive analizzate, inclusa la memoria verbale, differiva
tra i gruppi di trattamento, così come il miglioramento
osservato è indipendente dall’antipsicotico
impiegato. In altre parole la variante rs502046 nel gene
GRM8 sembra associata ad un generale miglioramento della
funzione cognitiva a seguito del trattamento con antipsicotici.
Lo SNPs non ha una evidente funzione, è infatti localizzato nell’introne 2 di un gene che presenta numerosi siti di splicing alternativi. Tuttavia, gli Autori sottolineano che questo SNP è in forte linkage disequilibrium con molti altri SNP, tra cui l’rs17863182, localizzato in una regione altamente conservata. La seconda associazione
osservata riguarda il polimorfismo rs502046 nel gene RIMS1
(RAB3A-interacting molecole 1). Il polimorfismo [C>T]
è significativamente associato alla sospensione
della terapia con quetiapina (P = 0.00009 e P = 0.021
dopo correzione per tutti gli SNPs studiati). In particolare,
il trattamento con quetiapina è risultato più
efficace in pazienti che presentano la variante allelica
rara.
I risultati osservati nel complesso rimangono equivoci, infatti nessuna delle associazioni evidenziate è rimasta significativa dopo correzione per tutti gli SNPs e tutti i fenotipi analizzati. Gli Autori comunque ottonano come tale risultato non fosse del tutto inatteso data l’ampiezza relativamente piccola della popolazione rispetto alle interrogazioni farmacogenetiche che si erano posti. Per questo gli Autori hanno ritenuto importante fornire i P-value delle analisi non corrette, stimolando così altri ricercatori e far sì che le associazioni osservate possano essere oggetto di replicazione. Attualmente non è possibile definire con certezza quali delle correlazioni evidenziate siano reali e quali siano invece dei falsi positivi, tuttavia, nel complesso rappresentano una importante risorsa per la comunità scientifica. Lo studio infatti ha evidenziato importanti associazioni che, se confermate, potrebbero avere rilevanti implicazioni in campo clinico. Parole chiave: Antipsicotici, Schizofrenia, RIMS1, GRM8. Riferimento bibliografico
UN POLIMORFISMO A LIVELLO DEL GENE CYP4F2 CONTRIBUISCE IN MANIERA SIGNIFICATIVA ALLA VARIABILITÀ DELLA RIPOSTA AL WARFARIN IN UNA POPOLAZIONE ITALIANA A cura della Dott.ssa Cristina Tonello Il Warfarin è l'agente
anticoagulante maggiormente utilizzato nel mondo. I trial
clinici condotti negli ultimi decenni ne hanno costantemente
dimostrato l'efficacia nella prevenzione primaria e secondaria
del tromboembolismo arterioso e venoso. Nonostante il
suo diffuso utilizzo, il Warfarin presenta svariate difficoltà
di applicazione terapeutica. L'anticoagulazione con Warfarin
necessita infatti di un costante follow-up clinico a causa
della ristretta finestra terapeutica, dell'ampia variabilità
del rapporto dose-risposta e delle numerose interazioni
farmacologiche e alimentari. Alcuni pazienti richiedono
dosi giornaliere pari o inferiori a 2 mg, mentre altri
necessitano di 10 mg o più per ottenere effetti
anticoagulanti comparabili. Analisi approfondite hanno
rivelato che caratteristiche del paziente come l'età,
la presenza di stati patologici concomitanti e la terapia
con altri farmaci sono solo parzialmente responsabili
di questa variabilità. La disparità dei
requisiti di dosaggio del Warfarin fra pazienti potrebbe
essere teoricamente dovuta a differenze nella clearance
del farmaco, oltre che a variazioni nella sua capacità
di impedire l'attività pro-coagulante nei diversi
individui. Il Warfarin viene metabolizzato tramite passaggi
complessi mediati dal sistema epatico del citocromo P450
(CYP). Eventuali alterazioni della funzionalità
enzimatica potrebbero influenzare la clearance del Warfarin,
portando all'accumulo del farmaco e quindi a una risposta
variabile alla terapia. Un altro possibile meccanismo
alla base della variabilità dose-risposta potrebbe
essere riconducibile a differenze di attività della
vitamina K epossido reduttasi (VKOR). La VKOR ricicla
la vitamina K nella sua forma ossidata, la vitamina KH2.
La vitamina KH2 è necessaria per la gamma-carbossilazione
dei fattori della coagulazione II, VII, IX e X. Il trattamento
con Warfarin interferisce nel riciclaggio della vitamina
K, impedendo la carbossilazione e determinando quindi
una ridotta attività procoagulante di questi fattori.
Di conseguenza, si è andati alla ricerca di una
potenziale spiegazione genetica della variabilità
osservata nel metabolismo del Warfarin e della sua capacità
di inibire la gamma-carbossilazione, in modo da ottenere
una comprensione più chiara e completa della variabilità
individuale del rapporto dose-risposta. Da sempre il monitoraggio
della terapia con Warfarin viene fatto eseguendo periodicamente
il dosaggio dell'INR aggiustando la dose terapeutica di
volta in volta. L’enantiomero S del Warfarin viene
convertito a 6- e 7-idrossi-Warfarin dal citocromo P450
isoforma 2C9 (CYP2C9) ed escreto nella bile, mentre l’enantiomero
R viene metabolizzato da CYP1A1, CYP1A2 e CYP3A4 ai corrispondenti
alcoli inattivi che vengono escreti a livello renale.
In pazienti recanti l’allele wild type (CYP2C9*1),
l’S-Warfarin viene metabolizzato normalmente, con
un modesto incremento dell’INR. Al contrario, pazienti
portatori del polimorfismo CYP2C9*2 (CGT>TGT nell’esone
3 del gene corrispondente) e/o CYP2C9*3 (ATT>CTT nell’esone
7 del gene corrispondente) presentano un metabolismo alterato
del farmaco. In particolare, pazienti che presentino uno
o entrambi questi polimorfismi richiedono un dosaggio
ridotto di Warfarin e presentano un rischio da 2 a 3 volte
più elevato degli altri di sviluppare un evento
avverso quando intraprendano un trattamento con Warfarin.
L’effetto dei polimorfismi diventa meno rilevante
nel prosieguo della terapia, una volta che la dose terapeutica
sia conosciuta. Sono stati pubblicati negli ultimi anni
numerosi studi clinici che hanno messo in evidenza il
ruolo di questi due polimorfismi sulla sensibilità
individuale al trattamento con Warfarin. In particolare,
Aithal et al (2008) hanno confrontato pazienti che hanno
richiesto un trattamento con dosaggio normale di Warfarin,
con pazienti la cui dose terapeutica era =10.5 mg/settimana.
E’ emerso da questo studio che nel gruppo dei pazienti
richiedenti più basse dosi terapeutiche, oltre
ad esserci una maggior predisposizione (rischio aumentato
di 3-4 volte) allo sviluppo di emorragia nel periodo iniziale
del trattamento, era presente una frequenza dei polimorfismi
CYP2C9*3 e CYP2C9*2 di 6 volte maggiore rispetto al gruppo
di controllo.
Parole chiave: CYP4F2, Warfarin. Riferimento bibliografico MUTAZIONI A CARICO DEL 12S rRNA MITOCONDRIALE ASSOCIATE A VESTIBULOPATIA BILATERALE IDIOPATICA O INDOTTA DA AMINOGLICOSIDI A cura della Dott.ssa Emanuela Marras e del Dott. Gianpaolo Perletti La vestibulopatia bilaterale
(BV) si presenta clinicamente con un quadro di instabilità
al buio, oscillopsia e ridotta memoria spaziale dovuti
ad atrofia secondaria ippocampale. I fattori predisponenti
alla vestibulopatia periferica sono ancora poco conosciuti.
Sulla base dei rari casi familiari di BV, è stato
dimostrato che alcuni fattori genetici sono in linkage
con tale patologia, a livello di un locus in 6q. Un recente
studio inoltre indica che soggetti portatori di specifici
alleli di geni implicati nello stress ossidativo possono
mostrare un’incrementata suscettibilità a
BV indotta da aminoglicosidi. In conclusione, gli autori
affermano che il ruolo patogenico di tali mutazioni nello
sviluppo di vestibulopatie bilaterali resta ancora ancora
indefinito. Riferimento Bibliografico VARIANTI GENICHE DEL PATHWAY PI3K/PTEN/AKT E mTOR SONO ASSOCIATE AGLI OUTCOME CLINICI IN PAZIENTI CON CARCINOMA ESOFAGEO TRATTATI CON CHEMIORADIOTERAPIA A cura della Dott.ssa Valentina Boscaro L’ American Cancer Society stima che nel 2008 siano stati diagnosticati 16400 nuovi casi di cancro esofageo (EC): sia per l’adenocarcinoma che per il carcinoma a cellule squamose, il trattamento standard prevede l’intervento chirurgico, preceduto da radio e chemioterapia (tra cui fluoropirimidine, tassani e composti del platino), ma, nonostante l’approccio multimodale, la sopravvivenza a 5 anni è solamente del 25-28%. La risposta alla radio e alla chemioterapia è influenzata da diversi fattori, tra cui età, sesso, etnia, interazione tra farmaci, ma anche da variazioni genetiche che, influenzando farmacocinetica e dinamica, possono modificare la sensibilità e la resistenza al trattamento. In questo studio è stato analizzato se varianti geniche a carico del pathway PI3K (fosfoinositide 3 chinasi)/ PTEN (phosphatase and tensin homolog)/AKT (v-akt murine thymoma viral oncogenic homolog)/mTOR (mammalian target of rapamycin), responsabile dell’equilibrio tra apoptosi e sopravvivenza cellulare e spesso attivato nei tumori, incluso EC, potessero influenzare gli outcome clinici in pazienti trattati con chemioradioterapia. Tra il 1985 e il 2003
presso il M.D. Anderson Cancer Center dell’Università
del Texas, sono stati arruolati 210 pazienti, di cui 174
con adenocarcinoma operabile e 36 con carcinoma a cellule
squamose, sottoposti a chemioradioterapia prima dell’intervento
chirurgico o a chemioterapia induttiva seguita da chemioradioterapia
e chirurgia. End-point dello studio sono stati la risposta
alla terapia, definita come nessun carcinoma residuo nel
sito primario del tumore, la sopravvivenza e la comparsa
di recidive. Il campione di DNA era disponibile da 207, di cui 186 (90%) di razza bianca; visto quindi il basso numero di pazienti degli altri gruppi etnici, l’attenzione è stata focalizzata solo su questi. Il 95% dei pazienti erano fumatori e il 33,1% faceva uso quotidiano di alcol. Il 97% dei pazienti aveva un carcinoma di grado IIA, 177 (95%) hanno ricevuto fluoropirimidine, 132 (71%) un composto del platino e 94 (51%) un tassano. Il follow-up è durato in media 18,8 mesi, l’overall survival è stato di 34,5 mesi e si sono osservati 59 casi di recidiva e 97 morti. Due SNP di AKT, AKT1:rs2498804
e AKT2:rs892119, sono associati significativamente ad
un aumento del rischio di recidiva [hazard ratio (HR)
2,21 (95% CI 1,06-4,60) e 3,30 (95% CI 1,64-6,66 rispettivamente],
anche quando il campione è stratificato in base
al trattamento chemioterapico. Inoltre la sopravvivenza
libera da malattia è drasticamente diversa nei
pazienti wild-type per AKT2:rs892119 (42 mesi) rispetto
ai pazienti con una o due varianti alleliche (12 mesi).
PTEN:rs12357281 è invece associato a una riduzione
del rischio di recidiva (HR=0,34, 95% CI 0,13-0,87), con
quadro simile per i gruppi trattati con fluoropirimidine
e tassani.
Sebbene lo studio sia
limitato a pazienti trattati con chemioterapici, gli autori
non sono in grado di stabilire se questi marker siano
predittivi della risposta ai farmaci o fattori prognostici,
sottolineando l’importanza di condurre uno studio
per analizzare l’impatto di questi polimorfismi
in un gruppo controllo costituito da pazienti sottoposti
esclusivamente a intervento chirurgico. Parole chiave: PI3K/PTEN/AKT/mTOR, carcinoma esofageo, risposta ai farmaci Riferimento bibliografico: IL POLIMORFISMO VAL(108/158)MET DEL GENE CATECOL-O-METILTRANSFERASI INFLUENZA LA RISPOSTA AL TRATTAMENTO ANTIDEPRESSIVO CON PAROXETINA IN UNO STUDIO NATURALISTICO A cura del Dott. Salvatore Terrazzino Malgrado che gli inibitori
selettivi del reuptake della serotonina (SSRI) abbiano
come bersaglio selettivo il trasportatore della serotonina,
l’opinione comune è che sia virtualmente
impossibile modificare il sistema serotoninergico senza
alterare la neurotrasmissione catecolaminergica. In altre
parole, è stato postulato da vari Autori che gli
SSRI possano aumentare la trasmissione dopaminergica e
noradrenergica, e che questo possa contribuire alla risposta
clinica. Nel contesto della farmacogenetica, questo indurrebbe
a ipotizzare che polimorfismi funzionali di geni implicati
nell’inattivazione della dopamina e noradrenalina
possano influenzare la risposta clinica al trattamento
con SSRI. Il polimorfismo rs4680 del gene catecol-O-metiltransferasi
(COMT), responsabile della degradazione metabolica della
dopamina e noradrenalina, è caratterizzato da una
sostituzione di valina (Val) con metionina (Met) nella
posizione 108(COMT solubile)/158(COMT trans-membrana)
della catena aminoacidica, ed è noto influenzare
l’attività dell’enzima COMT secondo
un pattern trimodale: alta attività enzimatica
negli individui omozigoti Val/Val, attività intermedia
negli eterozigoti Val/Met e bassa attività enzimatica
negli omozigoti Met/Met. Gli Autori in questo studio hanno
valutato l’effetto del polimorfismo rs4680 sulla
risposta al trattamento antidepressivo con paroxetina,
in un campione omogeneo di pazienti affetti da depressione
maggiore. Gli studi clinici che
hanno indagato l’effetto del polimorfismo rs4680
sulla risposta al trattamento con antidepressivi hanno
finora fornito risultati contrastanti. Questo lavoro mostra
per la prima volta un’associazione del polimorfismo
rs4680 con una migliore risposta al trattamento con SSRI
in pazienti di origine caucasica. I punti di forza dello
studio, rispetto ai lavori precedenti, sono l’uniformità
del trattamento farmacologico utilizzato (monoterapia)
e la maggior robustezza dell’analisi statistica
utilizzata. Esistono tuttavia alcuni aspetti che limitano
lo studio. In primo luogo, il ridotto numero di pazienti
rende necessaria la conferma dell’associazione del
polimorfismo rs4680 in un maggior numero di pazienti.
In secondo luogo, sebbene la scelta dello studio naturalistico
abbrevia la distanza esistente tra ricerca e pratica clinica,
non permette un controllo adeguato di potenziali fattori
confondenti (per esempio la compliance del paziente, fattori
ambientali, etc). Inoltre, nell’analisi della covarianza
sono stati presi in considerazione unicamente il numero
dei precedenti episodi di malattia e la durata dell’episodio
in corso, ma non altri fattori che possono influenzare
l’efficacia del trattamento, come per esempio l’utilizzo
precedente di altri farmaci. Infine, ulteriori studi sono
necessari al fine di valutare la possibile interazione
di rs4680 con altri polimorfismi tra cui l’inserzione/delezione
del promotore del gene del trasportatore della serotonina
(5HTT), che studi precedenti hanno mostrato influenzare
la risposta agli antidepressivi ed interagire con rs4680
nel modulare lo stato d’ansia ed alcuni tratti di
personalità.
Parole chiave: COMT, polimorfismo rs4680, paroxetina, risposta antidepressiva Riferimento bibliografico I POLIMORFISMI DEI GENI SLC6A4 E HTR2A
INFLUENZANO LA RISPOSTA ALLA TERAPIA ANTIDEPRESSIVA
A cura della Dott.ssa Maria Elisa Bersia La maggior parte dei farmaci antidepressivi
agisce aumentando i livelli sinaptici di serotonina, per
questo motivo la variazione genetica nei geni serotonina-correlati
è in grado di influenzare l'efficacia della terapia
antidepressiva. Scopo di questo studio è stato verificare se 9 polimorfismi di 4 geni del recettore della serotonina (HTR1B, HTR2A, HTR5A e HTR6) e del gene del trasportatore della serotonina (SLC6A4) potessero esercitare una loro possibile influenza sulla risposta antidepressiva in una popolazione con depressione unipolare. E’ stata monitorata una popolazione
di 166 soggetti (52 uomini, età media 43.42 ±
11.34 anni) con depressione unipolare, provenienti dalla
ADC (Affective Disorder Clinic), Dipartimento di Psichiatria
del Ninewells Hospital, Dundee, UK (dati rilevati per
163 pazienti). I risultati sono stati organizzati distinguendo
tra terapia iniziale, secondo trattamento, trattamento
con paroxetina, pazienti con depressione unipolare di
prima diagnosi. HTR1B A_161T, HTR1BC816G, HTR5AG_19C,
HTR5A A12T e HTR6 C267T In disaccordo
con la scoperta, alcuni studi correlano la presenza del
polimorfismo 5-HTTLPR con una ridotta efficacia dei trattamenti
antidepressivi.
Conflitti d'interesse: nessuno dichiarato, lo studio è stato finanziato dal Medical Research Council. Parole chiave: serotonina, depressione, antidepressivi, polimorfismo, farmacogenetica Riferimento
bibliografico
GRUPPO DI LAVORO SULLA FARMACOGENETICA della SOCIETA’ ITALIANA DI FARMACOLOGIA http://www.sifweb.org/gruppilavoro/sif_gruppo_farmacogen.php
Coordinatori Hanno contribuito
a questo numero: Supervisione Contatti: sif@unito.it DISCLAMER – Leggere attentamente Gli autori e redattori del
Gruppo di Lavoro sulla Farmacogenetica sono Farmacologi,
Medici, Farmacisti e Biologi, e quanto riportato deriva
da affidabili ed autorevoli fonti e studi scientifici,
accompagnato dai relativi estratti o riferimenti bibliografici
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| Webmaster: Federico Casale (sif@unito.it) | Ultimo aggiornamento: Marzo 2009 |





