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SocietA' Italiana di Farmacologia
Relazioni dei borsisti sif

 

RELAZIONE ATTIVITA’ SCIENTIFICA
Ottobre – Dicembre 2007
Dott. Gianluca Grassia
Dipartimento di Farmacologia Sperimentale
Università degli Studi di Napoli, Federico II

 


 

 

La restenosi rappresenta ancora la maggiore limitazione nell’interventistica coronarica percutanea, con un’incidenza di circa il 30-50% nei primi 6 mesi dall’intervento (1). Un ruolo centrale nella genesi di tale patologia è svolto dalle cellule muscolari lisce vasali (VSMC) che, in seguito al danno vascolare, vanno incontro a proliferazione e migrazione dalla media dei vasi nell’intima, con formazione di una nuova struttura chiamata “neointima”, nonché all’acquisizione di un fenotipo secernente di tipo pro-infiammatorio e resistenza a stimoli apoptotici (2,3). Di conseguenza, l’individuazione di strategie farmacologiche dirette a ridurre l’incidenza della restenosi non può prescindere dallo studio delle VSMC. Gli studi clinici dimostrano, infatti, che le uniche terapie che a tutt’oggi risultano efficaci (es. Sirolimus) agiscono riducendo la capacità proliferativa delle VSMC (4-6).
E’ noto che il fattore di trascrizione nucleare “Nuclear Factor-κB” (NF-κB) è attivato nelle lesioni aterosclerotiche e restenotiche umane ed è localizzato nelle VSMC, nei macrofagi e nelle cellule endoteliali (7). Nell’uomo l’attivazione di NF-κB si osserva nella parete di vasi sottoposti ad angioplastica (8). Inoltre, l’attivazione di NF-κB è responsabile, almeno in parte, dei fenomeni di proliferazione e migrazione delle VSMC (3).
L’attivazione di NF-κB avviene ad opera del complesso della chinasi di IκB (IKK) che fosforilando la subunità IκB ne permette il distacco dal complesso NF-κB che libero può migrare nel nucleo attivando la trascrizione di un’ampia varietà di geni codificanti per molecole mediatrici dell’infiammazione (9), tra cui la chemochina MCP-1 (Monocyte Chemoattractant Protein-1), il cui ruolo nel danno vascolare è ben documentato (10). Entrambe le subunità catalitiche di IKK, IKKa e IKKß, interagiscono con una regione amino terminale ad a-elica della subunità regolatrice NEMO (NF-κB essential modulator) attraverso una sequenza esapeptidica carbossi-terminale denominata “NEMO binding domain” (NBD) (11). E’ stato decritto che il peptide NBD, contenente la sequenza NBD di IKKß, impedisce il legame della subunità catalitica ß a NEMO, distruggendo così l’integrità strutturale e funzionale del complesso IKK (12). Il peptide NBD è in grado, sia in vitro che in vivo, di ridurre le risposte infiammatorie (13,14).
Il progetto di ricerca che mi vede impegnato si propone di studiare l’effetto del peptide NBD nella formazione di neointima sia in vivo che in vitro. In precedenza abbiamo osservato in un modello sperimentale di lesione meccanica dell’intima della carotide comune di ratto (balloon angioplasty) una riduzione significativa della formazione di neointima negli animali trattati con NBD (300 µg/sito). Lo studio è proseguito in vitro valutando l’effetto del peptide NBD sulla proliferazione delle VSMC, nonché sul grado di attivazione di NF-κB ed espressione in tali cellule di MCP-1.
Le VSMC erano isolate utilizzando la metodica dell’espianto. In breve, segmenti di aorta toracica erano prelevati da ratti Wistar del peso di 200-250g, l’avventizia era accuratamente rimossa e l’endotelio era allontanato mediante l’utilizzo di uno scraper. Gli espianti tessutali erano incubati in Dulbecco’s modified Eagle’s medium (DMEM) addizionato del 20% di fetal bovine serum (FBS). Dopo 10 giorni le cellule migrate dall’espianto erano rimosse per tripsinizzazione e seminate in fiasche con DMEM addizionato del 10% di FBS. Tutti gli esperimenti erano condotti con cellule fra il terzo e il sesto passaggio.
La proliferazione delle VSMC era indotta mediante TNF-a (5 ng/ml) e valutata dopo 48h mediante la metodica dell’MTT. I risultati dimostravano che il peptide NBD (1-100 μM) era in grado di ridurre in maniera significativa, di circa il 30%, la proliferazione delle VSMC alla concentrazione più alta utilizzata.
Allo scopo di valutare se la riduzione della proliferazione dipendeva dall’inibizione dell’attivazione di NF-κB sono stati condotti esperimenti di EMSA (Electrophoretic Mobility Shift Assay) su estratti nucleari di VSMC stimolate con TNF-a (5 ng/ml) in presenza o assenza di NBD (100 µM). La stimolazione con TNF-a determinava un incremento dell’attività di legame di NF-κB al DNA che risultava significativamente ridotta (circa il 50%) dal trattamento con il peptide (100 µM).
Infine, la stimolazione delle VSMC con TNF-a (5 ng/ml) causava un incremento della produzione di MCP-1, valutato mediante ELISA, che risultava significativamente ridotta del 30% dal trattamento con il peptide NBD (100 µM).
In conclusione, i risultati dimostrano che il peptide era in grado di inibire la proliferazione delle VSMC indotta da TNF-a. Tale inibizione era associata ad una riduzione del grado di attivazione di NF-κB nonché della espressione in tali cellule di MCP-1, una chemochina il cui gene è regolato da NF-κB ed il cui ruolo nel danno vascolare è ampiamente noto.
Nel proseguo degli studi, proseguiranno valutando l’effetto del peptide NBD su migrazione ed invasione delle VSMC, due fenomeni, che insieme alla proliferazione, concorrono alla formazione neointimale.

1 Schwartz RS and Henry TD. Rev Cardiovasc Med. 2002; 3: S4-S9
2 Berk BC. Physiol Rev. 2001; 8: 999-1030.
3 Patel VI et al. FASEB J. 2006; 20: 1418-1430
4 Douglas JS. Am J Cardiol. 2007; 100: 10K-16K
5 King SB 3rd. Am J Cardiol. 2007; 100: 25K-31K
6 Morice MC et al. N. Engl. J. Med. 2002; 346,1773-1780
7 Ohtani K et al. Circulation. 2006; 114: 2773-2779.
8 Jun-Ichi S et al. Circ J. 2004; 68: 270-1.
9 Maffia P et al. Circulation. 2006; 114: 430-7
10 Egashira K et al. Arterioscler Thromb Vasc Biol. 2007; 27: 2563-8.
11 Hayden MS and Ghosh S. Genes & Development. 2004; 18: 2195-2224.
12 May MJ et al. Science. 2000; 289:1550-1554.
13 Jimi E et al. Nat Med. 2004; 10: 617-624.
14 Kucharczak J et al. Oncogene. 2003; 22: 8961-8982.


Dott. Gianluca Grassia
Dipartimento di Farmacologia Sperimentale
Università degli Studi di Napoli, Federico II

 

 

 



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