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SOCIETA' ITALIANA DI FARMACOLOGIA
Relazioni dei borsisti sif


IV Seminario Nazionale - Farmaci e Donne “Salute e Medicina in una Prospettiva di Genere”

Roma (Istituto Superiore Sanità - Aula Pocchiari) 20 Gennaio 2011

RELAZIONE DELL’EVENTO

Anche se gli uomini e le donne, come ben evidenzia Freud “Maschile e femminile […] è la prima distinzione che voi fate allorché incontrate un altro essere umano, e siete abituati a fare questa distinzione con assoluta sicurezza (Freud in Irigaray L. (1989) Speculum. L’altra donna, Feltrinelli Editore, Milano)”, fanno immediatamente una distinzione fra maschile e femminile, tale distinzione è mancata per molto tempo in medicina.
Infatti, la medicina ha considerato la donna “un piccolo uomo” non vedendo (cecità di genere) che la biologia femminile influenza in maniera specifica lo sviluppo e la progressione delle malattie e che la posizione nella gerarchia e la stratificazione sociale influenzano, in molti modi, gli stili di vita e quindi la salute. Talvolta, le profonde ed affascinanti implicazioni che l’ambiente (inteso nel più ampio dei suoi significati comprendendo anche i rapporti sociali e gli stili di vita) gioca sulla salute rimangono ancora oggi, poco considerate e sottostimate. La cosiddetta "Gender-based medicine" considera invece le differenze fisiologiche e patologiche fra uomini e donne, nel contesto del loro ambiente di vita, sarebbe più opportuno parlare di “Sex-Gender based Medicine”  con la lineetta che unisce e non con la barra “/” che divide.
Per diffondere tale cultura, la Società Italiana di Farmacologia ha iniziato ad organizzare eventi sul genere sin dal 2004 (“Primo Seminario Nazionale su Donne e Farmaci” Sassari 6-7 ottobre, 2004) e li ha riproposti  con cadenza biennale grazie anche al generoso supporto di Farmindustria.
Dal 2008, tale evento è  organizzato in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità.

Quest’anno il convegno è stato aperto dal presidente della SIF, prof. Carlo Riccardi, e dal presidente dell’ISS, prof. Enrico Garaci, e da Vera Regitz-Zagrosek della Charitè di Berlino che ha illustrato la rete che è nata in Europa concernente la tematica di Genere (vedi Figura), rete che fra l’altro ha promosso due Summer School in Gender  Medicine una a Berlino lo scorso settembre e la prossima che avrà luogo a Sassari dal 19-22 Settembre 2011.

Dopo l’apertura vi è stata la lettura magistrale tenuta da Flavia Franconi che ha evidenziato che per vincere il pregiudizio di genere bisogna: a) smettere di estrapolare i dati ottenuti da un sesso all’altro (storicamente nella maggioranza dei casi dall’uomo alla donna) sia in clinica che in preclinica; b) considerare l’ambiente. Infatti, solo l’0,2% di 3.361.298 dedicati alla salute hanno considerato le connessioni sociali dei soggetti alla ricerca (Östlin and Paraje unpublished data, 2004); c) superare i pubblication,  rank and authorship bias perché se non accedi a riviste di alto livello la valutazione del ricercatore è bassa e ciò riduce la possibilità di accedere ai fondi. Ed ha anche ricordato i risultati di un esperimento che evidenzia che se la stessa identica domanda di ricerca firmata con un nome proprio maschile ha una maggiore probabilità di vittoria rispetto alla quella firmata  con un nome femminile (Paludi et al, 1983. Steinpreis et al, 1999); d) analizzare i dati considerando il genere. Sembrano consigli ovvi, ma allora perché le famose Cochrane systematic reviews, pietre miliari della medicina basata sull’evidenza, non considerano il genere (Doull et al, 2010)?

Si è poi passati alla tavola rotonda “Equità e appropriatezza della cura” coordinata dalla Senatrice dr.ssa Monica Bettoni (Direttore Generale dell’ISS), dal dott. Benato (Vicepresidente della Fnomceo) e da Flavia Franconi.
Nella tavola rotonda, il senatore Antonio Tomassini, presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, ha affermato che la diversità di genere è un problema di grande attualità politica e che i ritardi delle diagnosi, le cure sbagliate, la  mancanza di appropriatezza, sono i gap da colmare dopo anni di  miopia sul genere. Rileva che i risultati ottenuti dai ricercatori italiani fanno sì che l’Italia abbia acquisito una posizione leader in Europa e ciò deve continuare con sostegni specifici per la ricerca e che il Parlamento dovrebbe monitorizzare ciò che accade richiedendo rapporti annuali. L’onorevole Livia Turco, membro della Commissione affari sociali della Camera ricorda quanto da lei fatto nel passato e guardando avanti avanza due proposte: a) destinare una quota significativa delle risorse che, in base all’articolo 12 del decreto legislativo 502 (art.12 bis), sono attribuite ogni anno al Ministero della Salute, alle tematiche di genere anche perché così si può andare incontro alle raccomandazioni dell’OMS; b) inserire tra i requisiti per l’autorizzazione all’immissione in commercio dei nuovi medicinali il reclutamento delle donne come già avviene negli USA. 
Il dott. Sergio Dompè, presidente Farmindustriasottolinea che la medicina di genere è una grande opportunità, anche perché le donne, oltre a vivere più a lungo rispetto agli uomini, fanno un uso di gran lunga maggiore di farmaci ed evidenzia la necessità di fare sistema per vincere questa sfida.  Infine, fa notare che, seppure lentamente, si assiste ad un maggior reclutamento di donne nei trial e come sempre più donne sono occupate nella ricerca farmaceutica dove, a differenza di altri settori, occupano il 20% dei ruoli dirigenziali.
La dott.ssa Simona Montilla, dirigente centro studi AIFA, ricorda che solo negli studi sulla riproduzione si è presa realmente in considerazione la sperimentazione sulle donne; per tutti gli altri settori, la loro presenza è rimasta per anni ben al di sotto del 50%. E questo nonostante le donne siano le maggiori consumatrici di farmaci. Anche le reazioni avverse ai farmaci sono in maggioranza segnalate da donne. Questo può esser dovuto a diversi fattori: di certo grande importanza assume il fatto che le sperimentazioni dei farmaci vengono fatte senza considerare le diversità di genere, ad esempio con dosaggi tarati per soggetti superiori ai 70 kg. Per migliorare questa situazione, il direttore generale dell’AIFA, prof. Guido Rasi, ha firmato la determina  per la costituzione di un gruppo di lavoro su farmaci e medicina di genere che ha come obbiettivi precisi e puntuali la messa a punto di nuovi modelli sperimentali e clinici, la creazione di progetti comunicativi volti a far conoscere ai cittadini l’esistenza e l’importanza della medicina di genere, la sensibilizzazione dei comitati etici per una più nutrita rappresentanza femminile all’interno dei trial clinici e, infine, l’ideazione di nuove linee guida riguardanti la sperimentazione clinica.
La dott.ssa Laura Guidoni, dirigente di ricerca ISS, ricorda il lavoro svolto dal Comitato Nazionale di Biotetica a proposito del genere e suggerisce la necessità di aumentare le donne all’interno dei comitati etici e di inserire la tematica di genere in tutte le fasi di ricerca e sviluppo dei farmaci.  
Rosaria Iardino, presidente Donne in rete, afferma che comunicare genere è fondamentale e questo deve essere fatto utilizzando la rete; infatti, il 66% delle donne e il 70% degli uomini lo utilizza per cercare notizie relative alla salute. Infine, sottolinea che, per poter parlare di farmaci di genere, sono necessari veri trial di genere e pertanto propone al presidente di Farmindustria di farsi promotore di un tavolo a Bruxelles e suggerisce anche di incentivare  la ricerca di genere come è avvenuto per la pediatria.  Infine,il prof. Francesco Rossi, rettore II università di Napoli, ha lungamenteparlato dell’equità, equità che deve anche tener conto della sostenibilità. Inoltre, sottolinea  quanto sia importante che la nuova legge sulla sperimentazione clinica includa al suo interno il tema dei trial di genere anche in vista del fatto che fino ad oggi in Italia non ci sono donne arruolate in  Fase 1 e negli studi di bioequivalenza.

Il dott. Walter Malorni dell’Istituto Superiore di Sanità ha tenuto la seconda lettura magistrale evidenziando che molti fenomeni fisiopatologici sono sesso-genere dipendente e ciò è evidente a tutti i livelli di ricerca.   Le cellule XX o XY hanno, infatti, una differente capacità di “adattarsi” a stress ambientali e di rispondere differentemente ai vari segnali. 
La dott.ssa Anna Maria Morettidel Policlinico di Bari ha affermato che in questi ultimi anni si è avuto una femminilizzazione di malattie dell’apparato respiratorio che fino a pochi anni fa erano un  “primato maschile”. Ciò sembra legato all’aumento del tabagismo nelle donne ed ad una maggior esposizione ad agenti irritanti legata ad un maggior ingresso nel mondo del lavoro. Le cause della maggiore frequenza di malattie autoimmuni nella donna è ancora tutta da scoprire dice il prof. Armando Gabrielli dell’Università delle Marche parlando dell’artrite reumatoide. Il prof. Salvatore Cuzzocrea dell’Università degli Studi di Messina evidenzia alcune differenze di genere in un campo relativamente nuovo come quello dei farmaci biologici, mettendo in evidenza che vi è una migliore risposta al trattamento nel sesso maschile rispetto a quello femminile almeno per quello che riguarda l’artrite reumatoide.  

Infine, il convegno affronta due temi che sono studiati maggiormente nella donna ed esattamente l’osteoporosi e la depressione. La dott.ssa Daniela Pisani ed il dott. Massimiliano Rocchietti March della II Facoltà di Medicina e Chirurgia “Sapienza” ricordano che  a fronte di 4.000.000 di donne con l’osteoporosi, in Italia, ci sono anche  800.000 uomini  con l’osteoporosi e che essi hanno un più alto tasso di morbilità e mortalità rispetto alle donne perché una frattura vertebrale o femorale nell’uomo implica un peggioramento del quadro clinico maggiore rispetto alla donna e che ciò si accompagna ad una ridotta disponibilità di farmaci per l’uomo.
Infine, il prof. Athanasios Koukopoulos del Centro Lucio Bini dichiara che le statistiche dimostrano una netta prevalenza della depressione nella donna, ma forse le statistiche non sono del tutto esatte perché gli uomini più delle donne cercano di evitare la visita psichiatrica. Inoltre, gli uomini  hanno meno depressioni agitate e sviluppano meno frequentemente decorsi a cicli rapidi. Tuttavia, la differenza più significativa é che gli uomini tentano il suicidio tre volte di meno, ma si uccidono quattro volte di più delle donne.
Il convegno nel suo insieme ha evidenziato che le differenze di genere stanno aumentando e che è necessario procedere all’elaborazione di nuove linee guida dove le differenze siano contemplate.

Si ricorda che in questo momento, nel nostro paese, presso l’Agenas, si stanno preparando quelle relative alle malattie cardiovascolari ed alla fibromialgia.