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Luciano Angelucci

Alla fine di giugno è scomparso il Professor Luciano Angelucci, Professore Emerito di Farmacologia dell’Università La Sapienza. Il rapporto con la farmacologia del Professor Angelucci inizia nel 1948, quando, come allievo interno, frequenta l’Istituto di Farmacologia dell’Università di Roma (quella era la denominazione in quegli anni) diretto dal Professor Pietro Di Mattei. Lì, sotto la guida del Professor Franco Dordoni, condusse gli studi sperimentali che furono oggetto della sua tesi di laurea in Medicina e Chirurgia nel 1950.

Dopo un breve ma proficuo soggiorno presso l’Istituto di Farmacologia dell’Università di Bari (diretto dal Professor Vittorio Erspamer), torna all’Istituto di Farmacologia dell’Università di Roma, dove studia le proprietà anticolinergiche di alcune sostanze di sintesi e ne presenterà i risultati nel 1954 all’VIII Congresso della Società Italiana di Farmacologia (credo il suo primo congresso in qualità di relatore).

Nel periodo 1954-1955, si reca presso il Dipartimento di Farmacologia dell’Università di Edimburgo diretto dal Professor John Henry Gaddum, dove, come ricorda una lettera di Gaddum a Di Mattei, ottimizza alcune tecniche relative alla liberazione di sostanze biologiche da organi isolati.

Nel 1957, quando è già assistente incaricato presso l’Istituto di Farmacologia dell’Università di Roma, soggiorna un anno al Dipartimento di Farmacologia dell’Università di Yale. Negli anni a seguire, le ricerche condotte dal Professor Luciano Angelucci riguardano principalmente composti con attività antiossidante come l’acido alfa lipoico e peptidi neuromediatori e neuromodulatori come la ceruleina.

Sul finire degli anni Settanta, gli interessi scientifici del Professor Luciano Angelucci cambiano radicalmente: è del 1978 la sua prima pubblicazione sull’attività dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e sul suo controllo esercitato dai recettori per gli ormoni glucocorticoidei. Pochi anni prima, Bruce S. McEwen, anche lui recentemente scomparso, insieme a Jay M. Weiss e Leslie S. Schwartz avevano dimostrato la ritenzione (ancora erano stati identificati i recettori) di un analogo radioattivo del corticosterone nel cervello di ratto: in particolare nel sistema limbico. Angelucci, con l’aiuto del Professor Pacifico Valeri, mise a punto un’analoga metodica nell’Istituto di Farmacologia di Roma. Inizia così un lungo percorso di ricerca sul ruolo dei recettori glucocorticoidei ippocampali nel controllo della risposta endocrina allo stress ed ai rapporti tra stress e attività comportamentali. È d’obbligo menzionare la filosofia della scienza che Angelucci ebbe nei confronti della risposta endocrina allo stress. Sul finire degli ottanta Robert Sapolsky propose la Glucocorticoid Cascade Hypothesis (The Neuroendocrinology of Stress and Aging: The Glucocorticoid Cascade Hypothesis) che evidenziava nell’increzione glucocorticoidea in risposta allo stress una marcata valenza neurodegenerativa. Angelucci fu sempre molto critico nei confronti dei modelli di stress cronico utilizzati per pervenire a tale ipotesi, tanto da definirli nel 2000 nel suo ultimo lavoro “The glucocorticoid hormone: from pedestal to dust and back” da “Grande inquisizione spagnola”.

Tra gli altri interessi scientifici del Professor Angelucci è meritevole ricordare la sua intuizione sul ruolo dell’ormone glucocorticoideo materno come determinante ontogenetico e gli studi sull’invecchiamento cerebrale.

All’invecchiamento cerebrale destinò molti dei suoi impegni come ricercatore e non solo. Nel settembre del 1991 diede vita nella sua amata Isola d’Elba, all’Elba International Neuroscience Program on Brain Aging un’iniziativa che perdurò negli anni a venire. Il merito di questa Summer School (alla cui prima edizione tennero una lezione magistrale i premi Nobel Rita Levi-Montalcini e Sir John Carew Eccles) fu quello di permettere a molti giovani provenienti da diversi paesi (in particolare dell’Europa dell’Est) di incontrare (e familiarizzare… i party serali erano una goliardica consuetudine) le figure di riferimento nelle neuroscienze.

Personalmente, ritengo quest’ultimo un importante merito dell’Uomo Luciano Angelucci che di pari passo con il Ricercatore Luciano Angelucci, molto mi ha insegnato.

 

Sergio Scaccianoce

Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia

Sapienza Università di Roma

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