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La SIF ricorda

Marcello Tonini

Ricordo del Professore Marcello Tonini

"Accingendomi a scrivere in questa occasione avrei voluto farlo al di fuori di ogni schema, di ogni uffi cio. Sì perché scrivere di Marcello Tonini per me è anche un fatto personale, un momento di quella amicizia vera e sincera come poteva nascere tra me e Marcello: una persona capace di rapporti profondi, capace di ragionare fuori da interessi parziali come è ormai diffi cile trovarne. Scrivo invece come Presidente della SIF per ricordare brevemente che un nostro Consigliere ci ha da poco lasciato. Marcello Tonini era stato eletto con grande consenso nel Consiglio Direttivo della SIF in occasione delle votazioni per il rinnovo del Consiglio Direttivo al Congresso di Rimini. Farmacologo esperto, una vera autorità nel campo della Farmacologia del Sistema Gastroenterico. Non era possibile concepire un meeting (anche a livello internazionale) che riguardasse, ad esempio, il controllo della motilità intestinale dove Marcello non fosse presente. Presente con la sua capacità ideativa, con la sua autorevolezza scientifica. Collega apprezzato anche da ricercatori di altre discipline cliniche, la Gastroenterologia per prima. Collega capace di stabilire rapporti umani profondi, in modo selettivo sapeva intuire dove e con chi condividere la sua visione delle cose. Senza troppo apparire, per certi versi un po' schivo, sentiamo oggi il peso la sua assenza, la mancanza di una persona vera, seria, trasparente, coraggiosa. Non so cosa altro dire in una breve nota se non rinnovare il dolore mio personale, del Consiglio Direttivo e dei colleghi tutti per aver perso Marcello."

 

Carlo Riccardi
Presidente Società Italiana
di Farmacologia

 

Per tutta la sua carriera accademica, Marcello Tonini è stato ricercatore appassionato ed assiduo frequentatore del laboratorio, anche quando era un affermato professore universitario, cioè in una fase della vita in cui molti, probabilmente a torto, ritengono che il contatto con gli esprimenti non sia più indispensabile. Molti di noi colleghi lo conoscevano come lavoratore instancabile, entusiasta delle nuove idee che via via emergevano, ma anche come uomo che sapeva staccarsi dal suo ruolo di docente per vivere momenti di grande convivialità sia con i colleghi che con i più giovani membri del gruppo di ricerca.
In tutti i lunghi anni in cui la malattia si è fatta a più riprese sentire, qualche volta anche in maniera molto decisa, non gli è mai mancata una grande forza d’animo, che lo ha portato a fare progetti fino all’ultimo e a mantenere sempre gli impegni assunti.
Marcello può sicuramente essere annoverato tra coloro che hanno contribuito a diffondere anche in Italia uno spirito di rinnovamento, che tenesse conto del merito scientifico guadagnato sul campo.
A questo atteggiamento, hanno sicuramente contribuito i suoi numerosi e prolungati soggiorni in laboratori esteri di primo piano (Francia, Stati Uniti, Australia), che aveva visitato a più riprese e dove era noto a tutti per il suo atteggiamento costruttivo che teneva molto anche al rapporto personale.
Di tutte le sue esperienze, sicuramente quella australiana era stata una di quelle di cui narrava più volentieri non solo e non tanto per quello che aveva visto ed appreso, ma per lo spirito positivo che aveva respirato in quel paese, dove aveva trovato accoglienza fraterna. Un saluto da parte dei colleghi che sicuramente gli sarebbe molto gradito è: “Ciao Marcello, grazie per la vitalità e la passione per la ricerca che hai saputo trasmettere a tanti di noi”.

 

Prof. Fabrizio De Ponti

 

Marcello Tonini era nato a Sassoferrato, nelle Marche, il 14 dicembre 1944, da genitori di umili origini. Interessato sin da giovanissimo alla ricerca scientifica, appena terminate le scuole secondarie aveva trovato lavoro come tecnico di laboratorio presso l'Istituto di Gastroenterologia dell'Università di Roma. Non certamente una posizione di grande visibilità, ma le potenzialità di quel giovanotto alto, magro, con due baffi neri e folti, non erano sfuggite all'attenzione del Prof. Crema, che in quegli anni lavorava a Pisa e collaborava con il gruppo gastroenterologico romano. Nel 1971, quando il Prof. Crema si trasferì all'Università di Pavia per assumere la direzione dell'Istituto di Farmacologia Medica, Marcello non esitò ad accettarne l'invito a seguirlo per collaborare a ricerche sulla regolazione nervosa della motilità intestinale. 
Marcello ricordava spesso quella svolta storica della propria vita, la valigia in cui non aveva avuto difficoltà a fare entrare tutti i suoi averi (compreso un nutrito numero di libri) e le ristrettezze economiche che, già orfano di padre e con cinque amatissimi fratelli sparsi in Italia e all'estero, aveva dovuto inizialmente fronteggiare. 
Pochi mesi dopo il suo arrivo a Pavia avrebbe conosciuto Irene, che da allora è stata sempre al suo fianco, e qualche anno dopo sarebbe nato Stefano. Nel frattempo, studiando e lavorando al tempo stesso, si era laureato in Scienze Biologiche ed aveva vinto un concorso per Tecnico Laureato. 
Lo conobbi per la prima volta nel 1974, alcuni giorni dopo aver iniziato il mio internato di laurea nell'Istituto di Farmacologia. Ricordo come fosse ora quella sera in cui entrò nel laboratorio dove stavo cercando di mettere a punto un metodo di dosaggio biologico dell'acetilcolina. Gli era giunta voce che i miei sforzi erano stati fallimentari e si fermò fino a notte fonda per aiutarmi. Quelle visite si ripeterono per molte sere, fino a quando la metodica cominciò a funzionare perfettamente. La disponibilità dimostrata in quell’occasione continuò a manifestarsi per i decenni che seguirono, nei confronti miei e di chiunque altro - si trattasse di uno studente, di un collega, di un amico o semplicemente di uno sconosciuto in difficoltà. 
Il resto della sua vita accademica è noto: la graduale progressione sino al ruolo di Professore Ordinario, la Direzione del Dipartimento di Scienze Fisiologiche e Farmacologiche dell'Università di Pavia, le collaborazioni nazionali e internazionali con i numerosi periodi trascorsi all'estero, presso il CNRS di Marsiglia, la Loyola University School of Medicine  a Chicago, l'Oregon Health Science University a Portland, la Flinders University of South Australia ad Adelaide ed una produzione scientifica prestigiosa che l'ha reso noto in tutto il mondo. 
I riconoscimenti avuti a livello scientifico sono numerosi, basti solo ricordare la nomina, nel 2001, a editor del British Journal of Pharmacology per il settore "Gastrointestinal and Smooth Muscle Pharmacology”.  
Di recente era stato eletto al Consiglio Direttivo della Società Italiana di Farmacologia.
Per quanti l'hanno conosciuto, Marcello lascia un grandissimo vuoto. Ci mancheranno i suoi contributi di docente e di ricercatore, ma soprattutto la sua grandissima umanità e generosità. Quando qualcuno aveva bisogno di aiuto, Marcello era presente, sempre. 
La sua schiettezza ed il suo temperamento passionale, coniugati ad una grande integrità e all'incapacità di tollerare passivamente l'ingiustizia - indipendentemente da chi ne fosse oggetto - lo portavano talvolta a esternazioni memorabili e a contrasti anche forti. Quali ne fossero gli esiti, non ha mai serbato rancore per alcuno ed era sempre pronto a tendere la mano a chiunque volesse collaborare ai molti progetti che perseguiva e che sapeva realizzare con tenacia e determinazione. 
Il suo rispetto per l'Istituzione Universitaria, e per il ruolo "sacrale" del docente nel formare le generazioni future, era un esempio per tutti. Un suo studente, che sapeva che avrei scritto queste parole di ricordo, mi ha chiesto di citare una frase di Virgilio che descrive meglio di ogni altra il principio che ispirava la vita di Marcello: "Tu ne cede malis, sed contra audentior ito". Non arrenderti alle avversità, ma affrontale con maggior coraggio. 
Quel coraggio con cui ha combattuto la malattia per 13 lunghi anni, con grandissima dignità, senza mai una parola di sconforto, senza mai arrendersi. Sino a poche ora prima della sua prematura scomparsa, ancora lavorava alla programmazione di un congresso che si sarebbe svolto a settembre. Marcello, il vuoto che hai lasciato è immenso, ma il tuo esempio vive con noi. Grazie

 

Emilio Perucca

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