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Efficacia del vaccino

Giuseppe Nocentini

Quando viene preparato un nuovo vaccino, gli studi di efficacia permettono di stabilire se il soggetto vaccinato col nuovo vaccino è protetto dall’infezione per cui è stato vaccinato (se, ad esempio, dopo il vaccino produce una sufficiente quantità di anticorpi anti-virus o ha in circolo linfociti T che reagiscono contro il virus. Pochi vaccini conferiscono protezione al 100% dei soggetti vaccinati, e può essere soddisfacente trovare una protezione superiore al 90-95% (Lopalco and DeStefano 2015).

D'altra parte, è ovvio che non può essere utilizzato un vaccino che, ad esempio, protegge solo il 50% della popolazione. Un vaccino del genere comporterebbe dei costi per la comunità e sarebbe addirittura dannoso per la popolazione trattata che penserebbe di essere protetta mentre non lo è, almeno in parte. Quindi, queste persone non prenderebbero le precauzioni necessarie per evitare il contagio e si ammalerebbero.

In definitiva, gli studi clinici sono assolutamente necessari per essere sicuri che il vaccino funzioni in quasi tutta la popolazione vaccinata, compresi, ad esempio, gli anziani o i pazienti immunodepressi (cioè quelli curati con farmaci che riducono le difese immunitarie o quelli con difetti genetici e malattie) (Lopalco and DeStefano 2015).

 

Voci bibliografiche.

Lopalco, Pier Luigi, and Frank DeStefano. 2015. “The Complementary Roles of Phase 3 Trials and Post-Licensure Surveillance in the Evaluation of New Vaccines.” Vaccine 33 (13): 1541–48. https://doi.org/10.1016/j.vaccine.2014.10.047.