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Perché “naturale” non significa sicuro: cosa sono gli alcaloidi tropanici

9 luglio 2026

Perché “naturale” non significa sicuro: cosa sono gli alcaloidi tropanici
Si racconta che in passato le donne utilizzassero estratti di belladonna per dilatare le pupille e rendere lo sguardo più seducente. Oggi sappiamo che quell’effetto è dovuto agli alcaloidi tropanici. Vediamo insieme cosa sono e quando possono diventare un rischio per la salute.

Cosa sono gli alcaloidi tropanici?

Sono sostanze naturali, come atropina, iosciamina e scopolamina, prodotte da alcune piante della famiglia delle Solanaceae, come belladonna (Atropa belladonna L.), stramonio (Datura stramonium L.), giusquiamo (Hyoscyamus niger L.) e mandragora (Mandragora officinarum L.), la leggendaria pianta di Harry Potter. Il nome alcaloidi tropanici, apparentemente complicato, deriva dalla particolare struttura chimica di queste molecole. Possono essere presenti in diverse parti della pianta: nella belladonna, ad esempio, sono abbondanti nelle foglie ma si ritrovano anche nei frutti.

 

Come agiscono sull’organismo?

Queste sostanze hanno azione anticolinergica: bloccano i recettori muscarinici dell’acetilcolina e impediscono il normale funzionamento di vista, battito cardiaco, ghiandole salivari, motilità intestinale, minzione e sistema nervoso.

 

Hanno impiego come farmaci?

Atropina e scopolamina sono sostanze utilizzate anche come farmaci. L’atropina è usata in ambito ospedaliero in anestesia, in alcune urgenze cardiache, come antidoto negli avvelenamenti da organofosforici e in oculistica. La scopolamina, invece, di cui abbiamo già parlato per il rischio di abuso come droga dello stupro, è invece utilizzata soprattutto per prevenire la nausea e il mal d’auto o di mare. Tuttavia, quando vengono assunte accidentalmente o in quantità elevate, queste sostanze – così come gli altri alcaloidi tropanici – possono provocare un’intossicazione anche grave.

 

Perché la dose è importante

Atropina e scopolamina sono sostanze utilizzate anche come farmaci. L’atropina è usata in ambito ospedaliero in anestesia, in alcune urgenze cardiache, come antidoto negli avvelenamenti da organofosforici e in oculistica. La scopolamina, invece, di cui abbiamo già parlato per il rischio di abuso come droga dello stupro, è invece utilizzata soprattutto per prevenire la nausea e il mal d’auto o di mare. Tuttavia, quando vengono assunte accidentalmente o in quantità elevate, queste sostanze – così come gli altri alcaloidi tropanici – possono provocare un’intossicazione anche grave2.

 

Perché possono costituire un problema?

Perché possono essere assunti accidentalmente, anche ad alte dosi. Un esempio classico è l’ingestione da parte dei bambini dei frutti della belladonna, per la somiglianza con i mirtilli. Un altro rischio deriva dalla presenza di questi composti come contaminanti in tisane o preparati vegetali di scarsa qualità. Un recente caso di un neonato intossicato dagli alcaloidi tropanici contenuti in tisane a base di verbena, ricorda quanto sia importante evitare prodotti non controllati o di dubbia provenienza, soprattutto nei più piccoli.

 

Come avviene la contaminazione?

La contaminazione può verificarsi in diverse fasi della filiera produttiva. Può derivare dalla raccolta accidentale di piante tossiche insieme alle specie destinate al consumo, da errori di identificazione botanica, dalla sostituzione o adulterazione delle materie prime, oppure dalla contaminazione crociata durante la lavorazione, quando gli impianti non vengono adeguatamente puliti tra una produzione e l'altra.

 

Come riconoscere una possibile intossicazione e cosa fare

I sintomi di un'intossicazione da alcaloidi tropanici possono comparire entro poche ore dall'assunzione e comprendono bocca secca, sete intensa, pupille dilatate, vista offuscata, tachicardia, pelle calda e arrossata, difficoltà a urinare, agitazione, confusione, sonnolenza, allucinazioni. Nei casi gravi possono comparire convulsioni, alterazioni dello stato di coscienza e complicanze cardiache. Se questi sintomi compaiono dopo l’assunzione di tisane, preparati vegetali o bacche raccolte in natura, bisogna contattare subito un medico o un Centro Antiveleni, conservando il prodotto o la pianta sospetta.

 

Cosa dicono le agenzie regolatorie?

La contaminazione da alcaloidi tropanici è riconosciuta come un problema di sicurezza alimentare e l’Unione Europea ha introdotto limiti massimi molto bassi per atropina e scopolamina per gli alimenti a base di cereali o derivati destinati a lattanti e bambini piccoli, a tutela dei consumatori più vulnerabili 3.

 

Cosa può fare il cittadino?

Il cittadino può ridurre il rischio scegliendo prodotti provenienti da filiere controllate, certificati e acquistati da canali affidabili, con etichetta chiara, produttore identificabile e lotto tracciabile. È inoltre consigliabile evitare il consumo di preparati erboristici di origine incerta e piante raccolte spontaneamente o a rischio di contaminazione.

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