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Artiglio del diavolo

Artiglio del diavolo: dalla medicina tradizionale africana un rimedio contro infiammazione e dolore

Farmacognosia, Fitoterapia e Nutraceutica
L’invecchiamento progressivo della popolazione e la vita sedentaria hanno favorito la diffusione di malattie osteoarticolari e reumatiche spesso invalidanti, che richiedono l’uso prolungato di farmaci antinfiammatori e antidolorifici. Al fine di limitare gli effetti indesiderati di questi farmaci, ci si indirizza spesso verso antinfiammatori naturali, tra cui l’artiglio del diavolo. Scopriamo insieme i benefici di questa pianta medicinale e come utilizzarla in maniera sicura.

Cos’è l’artiglio del diavolo?

L'artiglio del diavolo (Harpagophytum procumbens (Burch.) DC. ex Meisn. e H. zeyheri Decne.), è una pianta della famiglia delle Pedaliaceae, originaria del Africa Sud Occidentale 1,2. Deve il suo nome alla particolare forma del frutto, che somiglia alla zampa di un rapace con artigli ricurvi per la presenza di piccole sporgenze a forma di uncino 1.

 

Le radici della pianta, che ne rappresentano la droga (denominata arpagofito), sono state utilizzate nella medicina tradizionale sudafricana, sotto forma di decotto, per la cura di vari disturbi, tra cui febbre, dolore, dispepsia e patologie reumatiche 1,2. All’inizio del secolo scorso, l’arpagofito è stato introdotto in Europa, dove è utilizzato prevalentemente come antinfiammatorio e antidolorifico 1.

Cosa contengono le radici dell’artiglio del diavolo?

I composti caratteristici dell’arpagofito sono i glicosidi iridoidi (circa il 3%), in particolare l’arpagoside, con tracce di procumbide, e arpagide 1,2; sono presenti, inoltre, polifenoli, fitosteroli e terpeni, tra cui eugenolo e beta-cariofillene 2,3. Secondo la Farmacopea Europea la droga essiccata deve contenere non meno dell’1,2% di arpagoside 4.

In quali prodotti commerciali si trova?

L’arpagofito è utilizzato come ingrediente di integratori alimentari (monocomposti e pluricomposti) per supportare la funzionalità delle articolazioni e il processo digestivo; inoltre, si ritrova in preparati per applicazione topica impiegati in caso di processi infiammatori e dolori ossei, muscolari e articolari 2,5,6. In commercio sono disponibili integratori ad uso veterinario per l’artrite del cane e del cavallo 1.

Quali sono i benefici dell’artiglio del diavolo?

Gli studi preclinici hanno mostrato proprietà antinfiammatorie, antireumatiche, e antidolorifiche dell’arpagofito in diversi modelli animali 2. Tali effetti sembrano da ricondurre ad un’interferenza con la cascata dell’acido arachidonico, con conseguente riduzione dei fattori infiammatori 1,2; più recentemente, è stata riportata anche una modulazione del sistema endocannabinoide 3,9; tuttavia, ad oggi i meccanismi restano da chiarire.

 

L’arpagoside è considerato in genere il principio maggiormente responsabile dell’attività biologica (principio attivo); tuttavia, si ritiene che le proprietà dell’arpagofito siano dovute all’insieme dei costituenti chimici della droga, il cosiddetto fitocomplesso 2,3,7.

 

La presenza dei glicosidi iridoidi, composti amari che stimolano la produzione dei succhi gastrici, conferisce alla droga anche proprietà digestive 2,5.

L’artiglio del diavolo è efficace?

I risultati degli studi clinici hanno evidenziato generalmente dei benefici (e.g. riduzione del dolore e miglioramento dell’attività locomotoria) dei preparati dell’artiglio del diavolo in caso di artriti, malattie degenerative articolari e dolore lombare1,2. Tuttavia, a causa della variabilità dei preparati utilizzati e della scarsa qualità metodologica degli studi clinici, sono necessari ulteriori studi per confermarne la reale efficacia clinica 1,2.

Ci sono rischi per la salute?

I preparati a base di artiglio del diavolo sono generalmente ben tollerati; tra gli effetti indesiderati più comuni sono stati riportati lievi disturbi gastro-intestinali (nausea, dolore addominale e diarrea) e mal di testa 2,6.

 

Sono state segnalate anche alcune reazioni avverse che, tuttavia, non sembrano direttamente correlate all’uso dell’artiglio del diavolo ma a particolari condizioni dei soggetti coinvolti 1.

 

L’uso dei preparati a base di artiglio del diavolo è sconsigliato in caso di ulcera peptica, in quanto i glicosidi iridoidi, essendo composti amari, possono aumentare la secrezione acida gastrica e accentuare il disturbo 6. Inoltre, è sconsigliato in gravidanza e in allattamento e al di sotto dei 18 anni per assenza di studi di sicurezza 2.  

Cosa dicono le Agenzie regolatorie?

L’EMA (European Medicine Agency) riconosce un uso tradizionale (almeno 30 anni di cui almeno 15 nell’UE) ai preparati a base di artiglio del diavolo per alleviare dolori articolari lievi (trattamento di 4 settimane) e per la dispepsia (trattamento di 2 settimane) 2,6. In caso di sintomi persistenti oltre la durata del trattamento è necessario consultare un medico 2,6.

Cosa possiamo concludere?

Da quanto detto, i preparati dell’artiglio del diavolo sembrano utili in caso di infiammazioni e dolore, soprattutto a livello osseo, muscolare e articolare, oltre ad essere ben tollerati; tuttavia, è necessario ancora fare chiarezza sui composti attivi e definire la reale efficacia clinica. Solo la ricerca farmacologica e clinica potranno chiarire i dubbi e aprire nuovi orizzonti terapeutici.

 

Riferimenti bibliografici e sitografici:

 

1 Pharmaceuticals 2021, 14, 726. https://doi.org/10.3390/ph14080726

 

2 EMA/HMPC/627058/2015

 

3 Nutrients, 12(9), 2545. https://doi.org/10.3390/nu12092545

 

4 European Pharmacopoeia, Harpagophyti radix, monograph 01/2011:1095

 

5 Decreto direttoriale del 4 agosto 2021 che modifica l’Allegato 1 del DM 10 agosto 2018

 

6 EMA/HMPC/627057/2015

 

7 Pharmaceuticals 2022, 15, 457. https://doi.org/10.3390/ph15040457