Cos’è la amiloidosi da transtiretina?
È una patologia rara che insorge tipicamente negli adulti, caratterizzata da un accumulo della proteina transtiretina (TTR), prodotta principalmente dal fegato e coinvolta nel trasporto di ormoni e vitamine nel sangue. Esistono due principali forme: la forma ereditaria (o familiare), dovuta a mutazioni del gene TTR e la forma non ereditaria, legata principalmente all’invecchiamento. In entrambi i casi, la proteina tende a depositarsi nei tessuti, compromettendo la funzione degli organi.
Quali sintomi presentano questi pazienti?
La malattia può interessare tutti gli organi del corpo, ma colpisce soprattutto il cuore (cardiomiopatia) e il sistema nervoso (polineuropatia). I sintomi più comuni sono quelli di uno scompenso cardiaco (affanno, gonfiore alle gambe, stanchezza), aritmie, dolore, alterazioni della sensibilità e difficoltà motorie che possono diventare talmente gravi da causare una disabilità completa. Inoltre, possono comparire disturbi gastrointestinali, ipotensione ortostatica e disfunzione erettile, a causa del danno al sistema nervoso autonomo.
Come viene fatta la diagnosi?
La diagnosi di amiloidosi da transtiretina non è sempre semplice, poiché i sintomi possono essere confusi con altre patologie più comuni. Tradizionalmente si basa sulla biopsia per identificare la proteina accumulata, tuttavia non sempre può essere eseguita. La diagnostica per immagini permette di identificare la malattia con tecniche non invasive, soprattutto nel caso di pazienti con cardiomiopatia. Inoltre, i test genetici sono fondamentali per individuare eventuali mutazioni. Purtroppo, in molti casi la diagnosi è tardiva, quando i danni sono importanti e irreversibili, rendendo più complesso il trattamento.
Come vengono trattati questi pazienti?
Se in passato, l’unica alternativa per i pazienti con amiloidosi familiare o ereditaria era il trapianto di fegato, con lo scopo di arrestare la progressione del danno attraverso la riduzione della proteina patologica circolante, oggi sono disponibili alcuni farmaci, in particolare per il trattamento dei pazienti con polineuropatia, mentre il trapianto viene riservato ai casi con mutazioni in cui il trattamento farmacologico fallisce o non è tollerato.
Quali trattamenti sono disponibili per i pazienti con polineuropatia?
Il primo farmaco approvato in Europa è stato tafamidis, che si lega alla TTR e ne riduce l’accumulo nei tessuti, rallentando la progressione del danno in particolare nei pazienti con coinvolgimento neurologico iniziale. In modo analogo, agisce anche il diflunisal, un vecchio farmaco antinfiammatorio non steroideo (FANS) orale, utilizzato per anni per il trattamento di varie forme di infiammazione e dolore e di recente approvato per l’amiloidosi da TTR ereditaria. Altri farmaci disponibili per la forma ereditaria agiscono, invece, a livello del fegato, riducendo la produzione di TTR. Si tratta dei siRNA patisiran e vutrisiran, e degli oligonucleotidi antisenso inotersen ed eplontersen.
E per i pazienti con cardiomiopatia?
Anche in questi pazienti è possibile utilizzare il tafamidis, che si è dimostrato efficacie e sicuro rallentando la progressione della malattia. Un altro farmaco indicato per queste forme è acoramidis, che agisce in maniera simile al tafamidis. Inoltre, vutrisiran, siRNA indicato per la forma ereditaria con polineuropatia, di recente ha ricevuto parere positivo da EMA anche per i pazienti con cardiomiopatia. Possono, infine, risultare utili terapie di supporto, come i farmaci per lo scompenso cardiaco e/o per il controllo di eventuali aritmie.
Sono in arrivo nuovi trattamenti?
La ricerca è ancora molto attiva per identificare nuovi farmaci per i pazienti con amiloidosi da transtiretina. Diversi studi hanno valutato tecniche di editing genetico per ridurre la produzione di TTR, e sono già disponibili i primi dati positivi sull’uomo. In futuro questi trattamenti innovativi potrebbero rappresentare una possibile cura definitiva per questi pazienti.
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