Cos’è la Cannabis terapeutica?
Per cannabis terapeutica, o cannabis a uso medico, si intende l’impiego a fini medicinali di preparazioni ottenute dalle infiorescenze della pianta di Cannabis, ricche di composti biologicamente attivi, come i cannabinoidi THC (tetraidrocannabinolo) e CBD (cannabidiolo), sia di cannabinoidi sintetici come il dronabinolo e il nabilone. L’impiego di questi prodotti in medicina è regolamentato e avviene sotto prescrizione e supervisione medica.
Perché l’Evidence-Based Medicine è utile per la cannabis?
L' Evidence-Based Medicine (EBM), o medicina basata sulle evidenze, è un approccio rigoroso che valuta l'efficacia e la sicurezza di qualsiasi terapia basandosi esclusivamente su prove cliniche verificate. Questo approccio, se applicato alla cannabis terapeutica, analizza il modo in cui i cannabinoidi agiscono sul nostro organismo.
Quale utilità ha per il medico la EBM?
La cannabis e i cannabinoidi non devono essere considerati una soluzione valida indistintamente per qualsiasi disturbo ma è il medico che deve valutarne l’eventuale utilizzo considerando benefici attesi, possibili rischi, e alternative terapeutiche. I medici possono considerare la cannabis terapeutica come un'opzione da utilizzare quando i trattamenti convenzionali risultano inefficaci o poco tollerati dal paziente.
Come agiscono i cannabinoidi nell’organismo?
Gli effetti dei cannabinoidi sono legati principalmente alla loro interazione con il sistema endocannabinoide, coinvolto nella regolazione di numerosi processi, tra cui risposta immunitaria, metabolismo, stress e percezione del dolore. Il THC agisce principalmente su recettori chiamati CB1 ed è responsabile degli effetti psicoattivi; il CBD non produce gli stessi effetti del THC ma può modulare indirettamente il sistema endocannabinoide e altri bersagli coinvolti nella percezione del dolore e nell'infiammazione.
In USA i cannabinoidi hanno un impiego limitato
Negli Stati Uniti l’FDA ha approvato solo l’uso dei cannabinoidi per alcune patologie: il CBD per forme gravi di epilessia, mentre il dronabinolo, un analogo di sintesi del THC, per l'inappetenza da HIV/AIDS e per la nausea da chemioterapia; per quest’ultima indicazione, è approvato anche il nabilone.
Un quadro diverso in Italia
In Italia, le preparazioni magistrali di cannabis, allestite dal farmacista su prescrizione medica, possono essere impiegate per il dolore cronico, nausea e vomito causati da terapie oncologiche e per HIV, per ridurre la pressione oculare nel glaucoma e i movimenti involontari nella sindrome di Tourette, e come stimolanti dell’appetito in caso di cachessia o anoressia. Sono inoltre autorizzati medicinali per indicazioni specifiche: il Sativex (nabiximolo, una miscela di estratti di cannabis con un contenuto definito di THC e CBD), è indicato per la spasticità associata alla sclerosi multipla, mentre l’Epidyolex, a base di cannabidiolo, per alcune forme di epilessia associate a malattie rare.
Cosa limita l’uso dei cannabinoidi in USA?
L’uso del Sativex non è stato approvato poiché l’FDA ritiene le evidenze scientifiche insufficienti. Per la stessa ragione, non è stato approvato l’uso dei cannabinoidi per altre condizioni, tra cui dolore cronico, spasticità da sclerosi multipla e insonnia.
Quali precauzioni sono necessarie?
L’utilizzo di cannabis e cannabinoidi richiede un’attenta valutazione del rapporto rischio-beneficio, che può variare in base alle caratteristiche cliniche del paziente. Particolare cautela è indicata in gravidanza, nei disturbi psichiatrici e nelle patologie cardiovascolari. I cannabinoidi possono causare sedazione, sonnolenza e alterazioni della capacità di guida, soprattutto se associati ad alcol o farmaci depressori del sistema nervoso centrale. I prodotti ad alta concentrazione di THC possono inoltre aumentare il rischio di effetti avversi, tra cui ansia, alterazioni cognitive, tachicardia e, nei soggetti predisposti, episodi psicotici.
Cannabis terapeutica: gestione e rischi
L’impiego della cannabis terapeutica dovrebbe basarsi su consenso informato e decisione condivisa tra medico e paziente, attraverso una valutazione equilibrata di benefici, rischi e alternative terapeutiche. Può inoltre essere utile definire un piano terapeutico condiviso. Gli effetti a lungo termine non sono ancora completamente conosciuti e, soprattutto con prodotti ad alta concentrazione di cannabinoidi, è importante prestare attenzione al possibile sviluppo di un disturbo da uso di cannabis.
Che cosa emerge da questa analisi
In definitiva, la cannabis terapeutica è uno strumento specialistico per casi selezionati, non una soluzione universale per ogni male. Per chi affronta malattie complesse e non trova sollievo nelle terapie tradizionali, essa rappresenta una risorsa d'emergenza preziosa, ma da gestire sempre all'interno di un quadro medico controllato.
Bibliografia:
- https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2842072