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Dolore all’anca: sintomi, diagnosi e tutte le terapie per gestirlo al meglio

30 ottobre 2025

Dolore all’anca: sintomi, diagnosi e tutte le terapie per gestirlo al meglio
Il dolore dell’anca, noto anche come coxalgia, è un disturbo piuttosto comune caratterizzato da dolore in sede inguinale associato ad una limitata mobilità. Ecco come riconoscerlo e quali sono i trattamenti più efficaci, farmacologici e di altra natura.

Quali sono i sintomi?

Il dolore si localizza solitamente nella regione inguinale e del fianco, ma può estendersi anche ad aree vicine. Nelle fasi iniziali il dolore è generalmente percepito mentre si compie un movimento ma successivamente, con il progredire della patologia, può manifestarsi anche in condizioni di immobilità e a riposo. La limitazione della mobilità e le difficoltà nella deambulazione sono sintomi tipici.

 

Quali sono le cause?

Le principali sono riconducibili a traumi, posture scorrette, sovraccarichi funzionali, ma anche a malattie degenerative come l’artrosi degenerativa dell’anca, un processo cronico a carico della cartilagine dell’articolazione coxofemorale, e l’osteonecrosi della testa del femore, una patologia caratterizzata da un insufficiente apporto sanguigno al femore.

 

Chi soffre maggiormente di dolore dell’anca?

I soggetti più a rischio sono gli anziani, poiché fisiologicamente predisposti all’insorgenza di artrosi degenerativa, ma anche soggetti obesi o sportivi che sottopongono l’articolazione ad un’intensa e continua sollecitazione. Inoltre, una piccola percentuale di bambini presenta alla nascita una displasia congenita dell’anca, fattore predisponente alla coxalgia.

Esistono anche forme giovanili di artrosi dell’anca, con insorgenza entro i 50 anni di età, dovute per lo più a condizioni congenite come l’impingement, o conflitto femoro-acetabolare caratterizzato dallo sfregamento dell’acetabolo (solitamente con dimensioni leggermente aumentate, rispetto al normale) sul femore.

 

Come si cura?

Il trattamento del dolore dell’anca si basa su un approccio multidisciplinare il cui obiettivo è ridurre il dolore e migliorare la mobilità. Inizialmente le terapie sono di tipo conservativo e consistono in percorsi di fisioterapia e/o terapie farmacologiche. In caso di dolore persistente e seriamente limitativo è possibile intervenire chirurgicamente.

 

Cosa prevede la terapia farmacologica?

È consigliato l’utilizzo di farmaci analgesici come paracetamolo, antinfiammatori non steroidei (FANS) come ibuprofene o diclofenac e corticosteroidi come cortisone. Nel caso di dolore lieve si possono usare creme o gel per l’applicazione topica; nel caso di dolore più intenso e/o di inefficacia delle terapie locali, è possibile assumere gli stessi farmaci per via orale1.

 

Ci sono anche altre terapie?

Si, per esempio è consigliato il riposo e, qualora necessario, la perdita di peso in modo da ridurre il sovraccarico dell’articolazione1. L’esercizio fisico mirato come il nuoto, la camminata, esercizi di equilibrio o di resistenza rafforzano i muscoli e migliorano la stabilità e la mobilità. La mobilità specifica può anche essere migliorata da uno stretching mirato a rilassare i muscoli piriforme e tensore della fascia lata. Non ultimo, il trattamento fisioterapico che abbina terapia manuale e terapia strumentale, come tecar terapia e/o laser terapia, aiuta il paziente a gestire i sintomi, anche nell’eventuale fase postoperatoria.

 

 Cosa dire della terapia infiltrativa?

Numerose evidenze scientifiche suggeriscono l’efficacia di infiltrazioni intra-articolari. Nella maggior parte dei casi, esse consistono nell’iniezione nell’articolazione coxofemorale di acido jaluronico per migliorare la cartilagine articolare, o di corticosteroidi per ridurre il dolore e migliorare la mobilità. In alcuni casi, è possibile avvalersi di tecniche di medicina rigenerativa con iniezioni di cellule staminali o di plasma ricco di piastrine (PRP), che stimolano la riparazione dei tessuti articolari1. Non tutti i pazienti però rispondono bene alle terapie rigenerative e molto dipende dal grado di compromissione dell’articolazione.

 

Quando è necessario l’intervento chirurgico?

Se il dolore diventa invalidante e i trattamenti conservativi sono insufficienti, è possibile considerare l’intervento chirurgico. In taluni casi è possibile procedere con unartroscopia che consente la riparazione delle anomalie dell’osso dell’anca attraverso interventi mininvasivi. Nei casi più gravi, si può ricorrere ad una sostituzione completa dell’articolazione coxofemorale con protesi in titanio.

 

Bibliografia:

  1. DOI: https://doi.org/10.1002/art.41142
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