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GdL Farmacologia di Genere

Coordinatore
Prof.ssa Luigia Trabace
(Università di Foggia)

 

Presidente Onorario del Gruppo
Prof. Flavia Franconi
(Università di Sassari)

 

Segretario
Ilaria Campesi
(Università di Sassari)

 

Presentazione: la Farmacologia "gender-oriented"

Perché siamo nati?

Flavia Franconi, Giovanni Biggio, Vincenzo Cuomo

Le differenze di genere sono state riconosciute, ufficialmente, negli anni 90 del secolo appena passato; infatti l'Organizzazione Mondiale della Sanità ne ha preso atto nel 1998 con il 21° Century Program che include un capitolo sull'Health Equity. In realtà, per quanto riguarda la farmacologia, la prima segnalazione sulle differenze di genere risale al 1932, quando Nicholas e Barrow (citati in Skett 1988) evidenziarono che la dose di barbiturici ipno-inducente nelle femmine di ratto era del 50% inferiore rispetto a quella dei ratti maschi. Questa osservazione pionieristica, purtroppo, non ha avuto molto seguito tanto che Kato nel 1974 poteva sostenere che non esistevano differenze importanti nel metabolismo dei farmaci legate al sesso; altri autori (Giudicelli e Tillment 1977) poi suggerivano che, sebbene alcune delle differenze alla risposta ai farmaci fossero sesso-dipendenti, esse erano tali da non richiedere un aggiustamento terapeutico. Queste conclusioni erano basate sulla non conoscenza perché, fino ai primi anni 90, erano pochi, per non dire rari, gli studi clinici che includevano le donne, e pertanto la loro esclusione riduceva la nostra possibilità di evidenziare le differenze di genere sia per quanto riguarda la farmacocinetica, la farmacodinamica, l'efficacia e la sicurezza. Nonostante che, almeno, negli Stati Uniti molto sia stato fatto nell'ultima decade del secolo scorso, molto rimane molto da fare per capire il comportamento dei farmaci nel genere femminile, infatti in questo campo sono necessari:

a) Studi preclinici su animali di entrambi i sessi per valutare l'efficacia e la tossicità sesso-dipendente anche se le differenze di genere possono essere specie-specifiche.

b) Studi clinici contenenti informazioni farmacodinamiche e farmacocinetiche nel sesso femminile e negli studi clinici dovrebbero essere incluse donne di tutte l'età . c) Studi che individuano il ruolo dei vari polimorfismi genetici nella differenze di genere (vedi glucosio 6 fosfato deidrogenasi carenza).

Infine, ricordiamo che sarebbe assolutamente riduttivo considerare la farmacologia di genere solo quella parte della farmacologia che evidenzia le differenti risposte fra maschi e femmine, perché la farmacologia di genere deve considerare le variazioni fisiologiche della donna che avvengono in funzione della ciclicità della vita riproduttiva. Dobbiamo, inoltre, ricordare che molte donne in età fertile (circa un terzo della popolazione italiana) usano anticoncezionali a base di estro-progestinici e l'uso prolungato di contraccettivi orali può portare ad esempio alla riduzione di efficacia di alcuni farmaci quali la carbazepina, la fenitoina, la rifampicina (Graves et al 1999) ed ad un'alterata risposta del sistema GABAergico (Olsen e Delorey, 1998; Berg, 2001). Quindi, quando andiamo a considerare le differenze di genere dobbiamo considerare sia le donne trattante con estro-progestinici che le donne non trattate. Inoltre, appare opportuno considerare che le differenze di genere non interessano solo la donna adulta ma comprendono anche le bambine e come ha rilevato un editoriale su Nature le differenze di genere iniziano in utero. Infine, per una corretta individuazione delle differenze di genere è, pure, necessario affrontare le interazioni farmaco-farmaco e farmaco-nutriente, farmaco-rimedio botanico. La problematica è alquanto significativa anche perché le donne sono le più grandi consumatrici di farmaci etici e non (Mann, 1995; Center for Disease Control and Prevention, 2000) e che il sesso femminile è, anche, il più soggetto agli effetti avversi da farmaci (Fattinger et al, 2000; Szarfman A, 2000). Tutte queste problematiche hanno pesanti ripercussioni a livello scientifico, medico, sociale, sanitario che non potevano lasciare indifferente la Società Italiana di Farmacologia che ha istituito a tale proposito un gruppo di lavoro.

Skett P. Pharmacol Ther 38, 269, 1988.

Giudicelli JF e Tillment JP. Clin Pharmacokinet 2, 157, 1977.

Graves NM et al in Pharmacotherapy; a pathophysiological approach eds Dipiro TJ, Talbert RL, Yee GC, Matzke GR, Wells BC, Posey LM pag, 952, 1999.

Olsen RW e Delorey TR. In Basic Neurochemistry: molecular cellular and medical aspects eds Siegel GJ, Agranof BW, Albers RW, Fisher SK, Uher MB eds Lippimcott -Raven Philadelphia, pag 335, 1998.

Berg MJ in Principles of clinical pharmacology eds Atkinson AJ, Daniels CE,Dedrick Grudzinskas RL, CV, Markey SP. Academic Press NY, pag 265, 2001.

Mann C, Science, 269, 766, 1995.

Center for Disease Control and Prevention and National Center for Prevention Health Statistic websites, Fastats A to Z: Women's health, updated December 2000.

Fattinger K et al. Br J Clin Pharmacol 49, 158-167, 2000

Szarfman A, 2000 FDA Science forum

Kato R. Drug Metab Rew 3, 1, 1974.

 

Finalità del gruppo

"There are two major classes of living organisms -male and female. In many cases, they are so different in form, habit that one might well excused the thought that males and females are different species" (Kelly, Trends in Neuroscience, 1986).

Incentivare la ricerca farmacologica sulle differenze di genere
Informare gli operatori sanitari della problematica
Divulgare della problematica
Stimolare la formazione di esperti nel settore
Sensibilizzare le autorità sanitarie.

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