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Che cosa è e cosa ci dobbiamo aspettare dal farmaco favipiravir, meglio noto come Avigan?

31 marzo 2020

Che cosa è e cosa ci dobbiamo aspettare dal farmaco favipiravir, meglio noto come Avigan?
Con il desolante convincimento che la pandemia da SARS-CoV-2 ci ha trovati spiazzati e privi di farmaci specifici per questo virus, il farmaco favipiravir, Avigan®, già commercializzato per trattare il virus influenzale resistente ai comuni farmaci antivirali, è in valutazione da parte di AIFA come potenziale trattamento da sperimentare nei pazienti a bassa carica virale.

Aggiornato al 31 marzo 2020

Cosa sappiamo della farmacoterapia di favipiravir?

Favipiravir è un farmaco antivirale prodotto da un’azienda farmaceutica giapponese, la Fujifilm Toyama Chemical Co., Ltd, e approvato nel 2014 in Giappone con il nome commerciale di Avigan® per il trattamento dei pazienti colpiti da influenza da ceppi virali nuovi o riemergenti che non rispondono alle terapie antivirali convenzionali.

L'Unione Europea, per il tramite dell’agenzia Europea dei Medicinali (EMA) e Stati Uniti d’America con la loro agenzia regolatoria FDA non hanno mai autorizzato l’uso di questo medicina. In ogni caso, sulla base di dati preclinici, il farmaco è stato utilizzato in altri paesi per trattare le infezioni da nuovi virus tra cui Ebola e Lassa, ma con risultati piuttosto limitati.

Il 15 Febbraio c.a. è stato approvato in Cina per il trattamento dei pazienti affetti da COVID-19.

Quale ruolo può avere il farmaco antivirale favipiravir nella malattia da nuovo coronavirus SARS-CoV-2?

Non esistono studi clinici sull’efficacia e la sicurezza del farmaco nel trattamento di COVID-19. Gli unici dati al momento disponibili provengono dall’esperienza clinica di un gruppo di ricerca cinese che ha confrontato favipiravir con l’associazione di altri due antivirali lopinavir/ritoravir - attualmente tra i trattamenti disponibili in off-label (fuori indicazione) anche in Italia – su un esiguo numero di pazienti con COVID-19 non grave e con comparsa dei sintomi da non oltre una settimana.

Lo studio sembra evidenziare una possibile attività antivirale di favipiravir, aumentando la velocità di eliminazione del virus dal sangue e migliorando l’immagine ottenuta con la Tomografia Computerizzata Toracica.

Tuttavia, come sottolineano gli stessi ricercatori, bisogna essere cauti nell’interpretare i risultati considerando la natura preliminare dello studio che presenta dei limiti nella metodologia (lo studio è stato condotto in aperto, quindi i pazienti erano a conoscenza del farmaco che stavano assumendo e il trattamento non è stato assegnato in maniera causale nei due gruppi di trattamento) con il risultato che i risultati ottenuti potrebbero risultare in parte alterati dalle circostanze.

Inoltre e in aggiunta, entrambi i gruppi di pazienti assumevano interferone alfa-1b per via aerosolica. Infine, i pazienti più complessi e in fase avanzata della malattia sono stati esclusi dallo studio, per cui non ci sono dati che provino la reale efficacia sui pazienti più gravi e con una alta carica virale. Infine, la stessa correlazione tra carica virale e prognosi della patologia non è stata chiarita in maniera inconfutabile.

Ma come agisce il farmaco favipiravir sul SARS-CoV-2?

Studi di laboratorio hanno dimostrato che favipiravir è efficace contro un’ampia gamma di virus influenzali, tra cui A(H1N1), A(H5N1) e il virus aviario A(H7N9) e sembra bloccare la replicazione di molti altri virus a RNA – come SARS-CoV-2 - promotori di patologie estremamente gravi per l'uomo.

In tutti questi casi, il meccanismo più probabile è quello di bloccare un importante enzima che il virus utilizza (l’enzima che moltiplica il proprio codice genetico costruendo molte copie dello stesso) all’interno della cellula infettata.

Quanto sicuro è il farmaco per i pazienti che lo assumono?

Il profilo di sicurezza di favipiravir è definito principalmente dagli studi preclinici effettuati su cani, ratti e scimmie. In particolare, l’effetto teratogeno (rischio di malformazioni congenite e aborto spontaneo) emerso in questi studi rende il trattamento con favipiravir controindicato nelle donne in stato di gravidanza e in allattamento.

Gli studi effettuati sull’uomo prima dell’autorizzazione alla registrazione da parte delle autorità Giapponesi (circa 2.000 soggetti tra volontari sani e pazienti affetti da sindromi influenzali), suggeriscono che favipiravir sia ben tollerato.

Sono stati riportati eventi avversi quali diarrea, aumenti asintomatici degli enzimi epatici e, meno comunemente, diminuzione della conta dei neutrofili. In altri studi effettuati per il trattamento della malattia da virus Ebola e nell’unico studio effettuato sui pazienti non gravi con COVID-19 non sono state segnalate reazioni avverse gravi.

Tuttavia, nonostante favipiravir sembri essere associato a pochi effetti indesiderati, sono necessarie ulteriori indagini per valutarne la reale sicurezza del medicinale, eventualmente usato a dosaggi più alti, quali quelli che potrebbero essere necessari a combattere COVID-19, soprattutto se associato con altri medicinali.

Qual è la posizione dell’Agenzia Italiana del Farmaco sull’impiego di favipiravir per pazienti infettati da SARS-CoV-2?

Dopo il polverone sollevato da quotidiani, radio, televisioni e social networks, l'AIFA ha ritenuto necessario chiarire che le evidenze sulla reale efficacia dell’uso clinico del farmaco nei pazienti COVID-19 e sulla sua sicurezza sono ancore poche, deboli e preliminari.

Tuttavia, pur con estrema cautela e prudenza, per non generare false speranze, la Commissione Tecnico Scientifica dell’AIFA ha comunicato di star valutando un eventuale programma di sperimentazione clinica sull’efficacia e la sicurezza di questo trattamento, ma ad oggi alcun protocollo di sperimentazione clinica è stato approvato né sono in corso studi clinici in Italia sul farmaco, né a livello nazionale né a livello regionale.

 

Riferimenti bibliografici:

Discovering drugs to treat coronavirus disease 2019 (COVID-19) Drug Discoveries & Therapeutics. 2020; 14(1):58-60

Experimental Treatment with Favipiravir for Ebola Virus Disease (the JIKI Trial): A Historically Controlled, Single-Arm Proof-of-Concept Trial in Guinea. PLOS Medicine DOI:10.1371/journal.pmed.1001967, March 1, 2016.

 

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