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FAQ - Domande e Risposte

Per quali malattie si usano i farmaci anti-osteoporosi?

L’osteoporosi è una malattia caratterizzata da una bassa densità minerale ossea che espone i pazienti ad un maggior rischio di frattura, anche per traumi di lieve entità. Si stima che in Italia l’osteoporosi colpisca circa 5.000.000 di persone, soprattutto donne in post-menopausa (80%). L’osteoporosi viene distinta in primaria, senile o post-menopausale (legata al calo di estrogeni) e secondaria, legata a diverse patologie e ad assunzione di farmaci. L’osteoporosi può essere prevenuta, diagnosticata (prima delle complicanze) e trattata per ridurre il rischio di incorrere in una frattura.

 

Che ruolo ha la vitamina D nella prevenzione e nel trattamento dell’osteoporosi?

Un ruolo importante è svolto dalla vitamina D che è essenziale per il mantenimento della corretta mineralizzazione ossea. Proviene principalmente dalla sintesi cutanea grazie all’esposizione ai raggi UVB della luce solare (80-90%) e, secondariamente, da fonti nutrizionali (10-20%).  L’integrazione con vitamina D può essere effettuata con la vitamina D2 (ergocalciferolo), la vitamina D3 (colecalciferolo) e la 25(OH)D (calcidiolo) a scopo preventivo o terapeutico. È raccomandata a persone con diagnosi di osteoporosi, osteopatia, ipovitaminosi D e a donne in gravidanza o allattamento.

 

Quali sono i farmaci anti-osteoporosi più comuni?

La terapia farmacologica dell'osteoporosi, accanto all’integrazione con vitamina D, comprende diverse opzioni terapeutiche, quali agenti anti-riassorbitivi volti a ridurre il riassorbimento osseo e preservare la densità ossea; agenti anabolici che stimolano la formazione di nuovo osso e aumentano la densità ossea e agenti che con doppio meccanismo inibiscono debolmente il riassorbimento osseo e stimolano debolmente la neoformazione ossea.

 

Quali sono le principali caratteristiche dei bifosfonati in termini di efficacia, tossicità e formulazioni disponibili?

I bisfosfonati, agenti anti-riassorbitivi, sono farmaci di prima linea della terapia farmacologica dell’osteoporosi per la loro comprovata efficacia e tossicità limitata. Inoltre, l’effetto anti-riassorbitivo dei bisfosfonati persiste anche dopo la loro sospensione. Possono essere assunti per via orale con somministrazioni giornaliere, settimanali o mensili (a seconda del bifosfonato) oppure per via endovenosa ogni 3 mesi o una volta all’anno (a seconda del bifosfonato). Gli effetti collaterali per la somministrazione orale sono principalmente a carico del tratto gastrointestinale superiore (es. epigastralgia) e possono essere limitate nella loro intensità mediante assunzione del farmaco con abbondante acqua e mantenendo il busto eretto. Per la somministrazione endovena invece sono comuni sintomi simil influenzali. L’utilizzo prolungato di bifosfonati è stato associato, in pazienti con condizioni predisponenti, a fratture atipiche del femore o osteonecrosi della mandibola.

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