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FAQ - Domande e Risposte

Cosa si intende quando si parla di disturbi del sonno?

Il termine insonnia definisce un cattivo sonno, per durata o qualità, vissuto come invalidante. Può essere: occasionale, transitoria (durata 2-3 notti), a breve termine (da 1 a qualche settimana), cronica (superiore ad 1 mese).

Il sonno insoddisfacente si può manifestare in diversi modi: come difficoltà ad addormentarsi, come sonno frammentato, cioè con frequenti risvegli notturni, o come risveglio mattutino precoce.

In particolare, le dissonnie sono disturbi che producono sia difficoltà ad iniziare e/o mantenere il sonno e provocano eccessiva sonnolenza diurna; mentre le parasonnie sono disturbi del risveglio. 

 

L’insonnia è una patologia?

Esistono anche disturbi del sonno associati ad altre malattie, come malattie le psichiatriche e quelle neurologiche. La gran parte della popolazione anziana soffre di disturbi del sonno causati anche da patologie che si acuiscono nella terza età (ad esempio il diabete, quelle delle vie respiratorie e, più in generale, le malattie neurodegenerative).

Qualunque sia la causa, l’insonnia è una patologia da non sottovalutare ed è necessario parlarne al proprio medico per effettuare una valutazione complessiva.

 

Cosa regola il sonno nel nostro organismo?

La melatonina è il cosiddetto ormone del sonno, prodotto dall’epifisi, una ghiandola posta nel cervello, che la utilizza come segnale per informare l’organismo che è buio ed è ora di riposare.

Tale ormone regola il ritmo circadiano dell'organismo e quindi i cicli sonno-veglia. La luce regola la sua secrezione: quando lo stimolo luminoso arriva alla retina viene trasmesso un segnale all'epifisi che inibisce il suo rilascio. Il buio, invece, ne stimola la secrezione.

Per questo motivo la melatonina aumenta nelle ore notturne e assume valori molto più bassi durante il giorno. Il nostro cervello interpreta la secrezione di melatonina come una sorta di segnale per informare l'organismo che è buio e che è pertanto giunto il momento di dormire e riposarsi.

 

La melatonina può essere un farmaco?

La sua produzione diminuisce con l’età e può essere reintegrata attraverso l’assunzione di compresse di melatonina che ne contengono dagli 0,1 ai 5 mg.

La melatonina in compresse però può essere solo definita integratore. Secondo le autorità regolatorie infatti, questa sostanza non può essere definita a tutti gli effetti un farmaco e come tale le libertà chimiche di produzione e di commercio sono molto diverse. Può essere venduta nelle farmacie e parafarmacie come prodotto da banco, ma anche nelle erboristerie e nei supermercati autorizzati.

 

La melatonina può avere effetti collaterali?

Si, soprattutto se ne viene fatto un uso cronico. Bisogna quindi prestare molta attenzione alle dosi.

Fino a qualche tempo fa, le dosi raccomandate per l’uomo erano 3 mg, mentre 1 mg per la donna. Attualmente si preferisce somministrare dosi molto più basse (nell'ordine di 0,1-0,3 mg), che sembrano comunque essere altrettanto efficaci e non fanno correre il rischio di sovradosaggi.

I possibili effetti collaterali della melatonina sono: mal di testa, tachicardia, depressione, vertigini, irrequietezza e psicosi.

 

 

 

Quali sono i farmaci per il disturbo del sonno?

I farmaci a disposizione per questo disturbo vengono definiti farmaci sedativo-ipnotici. Dove, un farmaco sedativo determina una diminuzione dell’attività di un soggetto, modera l’eccitazione e calma il paziente. Mentre un farmaco ipnotico produce sonnolenza e facilita l’instaurarsi e il mantenimento di uno stato di sonno, che assomiglia a quello naturale e dal quale il paziente può essere risvegliato facilmente.

Le benzodiazepine, come diazepam, lorazepam e bromazepam e molti altri, sono farmaci sedativo-ipnotici impiegati nel disturbo del sonno e vengono scelte in base alla loro durata d’azione. Ad esempio, per le dissonnie saranno impiegate benzodiazepine che agiscono in breve tempo e durano da 1 a 7 ore. Le benzodiazepine aumentano l’effetto di un neurotrasmettitore inibitorio naturale, l’acido gamma-ammino butirrico (GABA), rallentando l’ipereccitabilità che porta al disturbo. Sullo stesso bersaglio agiscono anche i barbiturici, il cui uso come ipnotici è stato sostituito con le benzodiazepine per la loro tossicità elevata. Entrambe queste classi hanno anche effetti ansiolitici. Farmaci con quasi esclusiva attività ipnotico- sedativa sono invece i composti Z, come lo zolpidem e lo zoplicone.

Il trazodone, invece, un farmaco approvato per il trattamento della depressione, a basse dosi, migliora i disturbi del sonno ed è indicato per i pazienti che presentano, in aggiunta a disfunzioni del sonno, anche una alterazione del tono dell’umore.

 

Le benzodiazepine si usano anche contro l’ansia?

Si, le benzodiazepine vengono impiegate anche come farmaci ansiolitici, soprattutto quelle a lunga durata d’azione (emivita oltre le 24 ore). Andando ad aumentare la stimolazione dei neuroni sensibili al GABA, si produce un effetto di rilassamento nel paziente ansioso. Inoltre, vengono utilizzate nella medicazione pre-operatoria per dare amnesia, sedazione e rilassamento muscolare. Sono anche farmaci anticonvulsivanti e impiegati per l’astinenza/intossicazione acuta da alcol. Per questi impieghi terapeutici, è necessario ancor di più prestare attenzione al dosaggio e alla somministrazione, sempre affidandosi al medico specialista.

 

Come si assumono i farmaci sedativo-ipnotici?

Contro il disturbo del sonno, questi farmaci vengono assunti per via orale prima di coricarsi. Nel caso delle benzodiazepine, verranno scelte quelle a breve durata d’azione per le dissonnie, quindi difficoltà a prendere e mantenere il sonno, mentre per quei pazienti che lamentano risvegli mattutini precoci sono indicate benzodiazepine ad azione intermedia di 8 - 24 ore. Perché una terapia sia efficace è importante seguire le indicazioni del medico e in caso di dubbio rivolgersi al proprio medico curante o al farmacista.

 

Quanto sono sicuri i farmaci sedativo-ipnotici?

Anche per i farmaci sedativo-ipnotici è importante seguire le raccomandazioni del medico sulla posologia. Non sono infatti farmaci privi di effetti collaterali. Le benzodiazepine possono dare, soprattutto quando impiegate come ansiolitici, amnesie anterograde (non si ricordano le informazioni acquisite dopo la loro assunzione), confusione, malessere generale, ridotte abilità cognitive. Ma soprattutto questi farmaci danno tolleranza e dipendenza psicologica, per cui è molto importante assumerle solo se necessario e sotto stretto controllo medico. Le benzodiazepine possono dare effetti di rimbalzo, fenomeno per cui la brusca sospensione della loro somministrazione può causare un peggioramento della patologia.

I barbiturici sono farmaci che presentano più tossicità, per questo si tende sempre più a sostituirli con altri farmaci meno pericolosi. L’overdose da barbiturici ha causato purtroppo la morte di molti personaggi famosi, come Jimi Hendrix, Marylin Monroe e più recentemente la cantante Amy Winehouse.

I farmaci sedativo ipnotici composti Z sono invece molto ben tollerati e non inducono dipendenza.

 

I farmaci sedativo-ipnotici possono essere impiegati contro il jat-lag?

Il fenomeno del jat-lag si verifica quando si viaggia in aereo e si attraversano diversi fusi orari con molte ore di differenza. È tipico per chi affronta voli intercontinentali. In questa circostanza, l'orologio biologico del corpo perde la sincronia con l'orario ed il ciclo luce e buio sui quali è regolato. Questa sindrome si caratterizza per disturbi del sonno, mancanza di appetito, difficoltà digestive, nervosismo ed irritabilità.

L'efficacia della melatonina nella cura del jat-lag è stata ampiamente documentata, poiché aiuta a ristabilire il ritmo circadiano dell’organismo. Anche benzodiazepine a breve durata d’azione e a bassi dosaggi, come il triazolam, o farmaci sedativo-ipnotici non benzodiazepinici come il zolpidem, si sono rivelati efficaci in questo disturbo.

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