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Cure termali per dolori articolari e malattie reumatiche: come funzionano e quando sono utili

20 novembre 2025

Cure termali per dolori articolari e malattie reumatiche: come funzionano e quando sono utili
La medicina termale, conosciuta fin dall’antichità, sfrutta le proprietà di acque minerali e fanghi per finalità terapeutiche, preventive e riabilitative. Dopo averne approfondito i benefici nelle malattie respiratorie e dermatologiche, vediamo ora le sue applicazioni nelle malattie reumatiche.

Che cosa sono le malattie reumatiche?

Si tratta di un gruppo eterogeneo di patologie che interessano articolazioni, muscoli e tessuti connettivi, causando dolore, rigidità e riduzione della mobilità. Tra le più diffuse troviamo l’artrosi, l’artrite reumatoide, la spondilite anchilosante e la fibromialgia1.

 

Qual è il ruolo delle cure termali nel loro trattamento?

Attraverso l’idroterapia, la balneoterapia e la fangoterapia, le cure termali aiutano ad alleviare il dolore, ridurre l’infiammazione, migliorare la mobilità articolare e favorire il benessere fisico e mentale1.

 

Le cure termali possono sostituire i farmaci tradizionali?

No, le cure termali non sostituiscono i trattamenti farmacologici, ma ne possono potenziare gli effetti, riducendo anche la necessità di farmaci antidolorifici o antinfiammatori nel lungo periodo. I maggiori benefici derivano dall’integrazione di trattamenti termali, terapie farmacologiche e fisioterapia, soprattutto nelle forme croniche o degenerative1.

 

A cosa sono dovuti i benefici dei trattamenti termali?

Derivano dalla sinergia di effetti termici, meccanici e chimici. In particolare, il calore delle acque minerali e dei fanghi stimola la vasodilatazione e il rilassamento muscolare, mentre la spinta idrostatica dell’acqua - sfruttata nell’idroterapia - alleggerisce il carico articolare e migliora la mobilità. Invece, le acque termali ricche in minerali, possono attivare l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e la produzione di endorfine, contribuendo a ridurre dolore e infiammazione: questi effetti sono sfruttati nella balneoterapia1.

 

Cosa dicono gli studi scientifici?

Gli studi confermano l’efficacia delle cure termali come adiuvanti nel trattamento delle malattie reumatiche, grazie alla diminuzione dei valori dell’infiammazione e ai benefici sulla mobilità articolare¹. Diversi studi hanno evidenziato anche una riduzione del dolore e un miglioramento della qualità della vita dei pazienti trattati, anche se questi benefici richiedono ulteriori conferme².

 

Come accedere alle cure termali?

Si può accedere tramite il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) o in forma privata. Il SSN offre un ciclo annuale convenzionato per alcune malattie reumatiche, su prescrizione del medico di base o dello specialista3. In alternativa, è possibile acquistare i trattamenti privatamente, scegliendo tipologia e durata delle cure.

 

In che modo si svolge un ciclo di cure termali?

Il trattamento viene solitamente svolto in cicli di 12 giorni e può comprendere bagni termali, applicazioni di fanghi e sedute in grotte o ambienti ipogei naturali. La durata e la combinazione delle terapie vengono stabilite dal medico termale in base alla patologia e alle condizioni del paziente.

 

Ci sono controindicazioni?

Le cure termali sono controindicate nelle fasi acute delle malattie reumatiche, soprattutto nell’artrite reumatoide attiva, e in caso di infezioni, lesioni cutanee, insufficienza cardiaca, tromboflebiti, disturbi vascolari o malattie respiratorie avanzate. Prima di iniziare è importante una valutazione medica accurata e, nei pazienti fragili, è consigliato procedere con sedute brevi e graduali sotto controllo specialistico1.

 

Perché considerare le terapie termali nei percorsi di cura?

Le cure termali, integrate ai trattamenti farmacologici e alla fisioterapia, possono contribuire a ridurre dolore e rigidità articolare in caso di malattie reumatiche. Parlane con il tuo medico per valutarne l’utilità rispetto al tuo quadro clinico.

 

Bibliografia:

  1. Rheumatol Int. 2024;45(1):8. doi:10.1007/s00296-024-05770-7.
  2. BMJ Open. 2025;15(2):e089597. doi:10.1136/bmjopen-2024-089597.
  3. Allegato 9, DPCM 12 gennaio 2017.
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