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Epilessia, cosa è e come si cura

5 maggio 2022

Epilessia, cosa è e come si cura
L'epilessia è una malattia frequente e spesso grave, caratterizzata dalla comparsa di crisi ricorrenti e improvvise, causate da un’attività elettrica anomala e sincronizzata, di neuroni cerebrali. Negli ultimi 30 anni, la disponibilità di molti nuovi farmaci ha permesso di adattare sempre più il trattamento alle caratteristiche individuali dei pazienti.

Epilessia cos’è?

La diagnosi di epilessia implica episodi convulsivi ricorrenti, in particolare devono esserci state almeno 2 crisi epilettiche, spontanee, quindi non provocate da fattori esterni, e a distanza di almeno 24 ore.  L’epilessia si definisce primaria quando gli attacchi non sono riconducibili a evidenti lesioni anatomiche cerebrali. Al contrario, nelle epilessie secondarie le convulsioni possono essere scatenate da tumori, traumi cerebrali, malformazioni, ictus, ipertermia, disturbi dello spettro autistico. In alcuni casi gioca un ruolo chiave la predisposizione genetica.

 

Crisi epilettiche...come curarle?

Le crisi epilettiche sono dovute ad un’attività improvvisa, intensa e sincronizzata di neuroni cerebrali. Le crisi epilettiche sono in genere di breve durata ma ricorrenti e si manifestano come alterazioni dello stato di coscienza, del comportamento e dei movimenti, e delle sensazioni. Rappresentano quindi un rischio per l’integrità fisica della persona oltre a compromettere il normale svolgimento delle attività quotodiane. Prima di instaurare una terapia farmacologica è fondamentale verificare la correttezza della diagnosi e stabilire che il rapporto rischio/beneficio sia a favore di tale scelta. I farmaci antiepilettici stabilizzano le membrane delle cellule nervose, impedendo così le scariche elettriche anomale. La terapia attuale è esclusivamente sintomatica, i farmaci antiepilettici controllano la comparsa delle crisi ma, purtroppo, non è disponibile una terapia curativa.

  

A ogni tipo di crisi il suo farmaco

La scelta del farmaco dipende dal tipo di crisi e dalle caratteristiche del paziente, non esistono attualmente antiepilettici in grado di controllare tutti i tipi di crisi. I farmaci antiepilettici “classici”, o di I generazione, sono acido valproico, carbamazepina, fenitoina e fenobarbital; sono disponibili da molti anni e spesso sono farmaci di prima scelta essendo ad oggi ancora i più efficaci, in particolare acido valproico e carbamazepina. I farmaci di II generazione usati in Italia (introdotti tra 1992 e 2006) comprendono levetiracetam, lamotrigina, oxcarbazepina e topiramato, sono più tollerabili e sicuri soprattuto per pazienti anziani e donne in età fertile. Vi è anche una III generazione di farmaci, tra i quali lacosamide, perampanel e rufinamide impiegati soprattutto nelle terapie combinate.

 

Qual è l’obiettivo primario della terapia con antiepilettici?

La terapia deve migliorare la qualità della vita del paziente, attraverso il controllo completo delle crisi in assenza di reazioni avverse rilevanti. Ciò si riesce a raggiungere in circa il 70% dei pazienti. Negli altri casi, l’obiettivo è raggiungere il migliore compromesso tra la riduzione della frequenza delle crisi e gli effetti avversi dei farmaci. 

 

Effetti avversi principali dei farmaci antiepilettici

In generale, gli antiepilettici possono causare fatica, sonnolenza, vertigini, disturbi del linguaggio e disturbi della memoria; alcuni sono teratogeni, ad elevato rischio di malformazioni per il feto. Altri effetti avversi si manifestano a livello cutaneo con rash allergico e talvolta perdita dei capelli. Con la terapia di combinazione vi è un aumentato rischio di eventi avversi causati da interazioni tra i farmaci, problema ridotto dall’utilizzo dei farmaci di nuova generazione. Molti effetti collaterali possono essere ridotti con regolari controlli dei dosaggi del farmaco attraverso l'esecuzione e la valutazione di analisi del sangue.

 

Un’altra opzione potrebbe essere la terapia chirurgica?

Nel caso di epilessie non sufficientemente controllate la chirurgia può essere consigliata quando le crisi sono dovute all’iperattività di aree piccole, ben definite e che non regolano funzioni vitali o funzioni “nobili” come la parola, il movimento, la vista o l’udito. Se, al contrario, sono aree a rischio, si può cercare di isolare chirurgicamente queste aree cerebrali per evitare che la loro eccitabilità venga trasmessa ai neuroni vicini. La terapia chirurgia raramente sostituisce quella farmacologica, ma è spesso in grado di ridurre il dosaggio o il numero dei farmaci.

 

L’epilessia dura per sempre?

Dipende dai casi, per fortuna l’epilessia non dura necessariamente tutta la vita ed è considerata risolta nei soggetti che sono liberi da crisi da almeno 10 anni, o che abbiano sospeso la terapia antiepilettica negli ultimi 5 anni, sempre sotto consiglio del medico specialista.

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