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Cosa può fare il SARS-CoV-2 sul cervello?

21 luglio 2022

Cosa può fare il SARS-CoV-2 sul cervello?
SARS-CoV-2 aggredisce solo i polmoni? NO! Ormai sembra chiaro che l’infezione causata da SARS-CoV-2 non colpisca solo i polmoni e che nessun organo sia davvero risparmiato da questo virus. Diversi effetti, oltre a durare a lungo anche dopo la risoluzione dell’infezione primaria, sembrano colpire il sistema nervoso centrale, da qui il termine Neurocovid.

Neurocovid, cos’è?


Il termine Neurocovid si riferisce ad una serie di disturbi neurologici che si sviluppano in seguito ad infezione da SARS-CoV-2. Tra questi possiamo riportare perdita dell’olfatto e del gusto, ridotta capacità di concentrarsi, mal di testa, ma anche conseguenze più gravi come ictus, encefalite, stati di ansia e depressione, allucinazioni e altri sintomi psichiatrici. Questi disturbi post-Covid, che si presentano anche come "nebbia cognitiva", non sono rari e fanno parte della "sindrome long Covid", possono durare per diversi mesi e non sono facilmente gestibili.

 

Neurocovid, chi è più a rischio?

Inizialmente si pensava che i sintomi neurologici più importanti fossero limitati solo alle forme gravi di infezione, quelle associate ad ospedalizzazione. È però sempre più evidente che questi disturbi possono colpire i giovani ma anche persone che hanno avuto pochi sintomi e senza complicanze respiratorie. Ovviamente sono più a rischio gli anziani e le persone con comorbidità.

 

Come arriva al cervello il SARS-CoV-2 e cosa innesca?

Il SARS CoV-2 è in grado di arrivare al cervello mediante il nervo vago. L’arrivo del virus nel cervello innesca l’attivazione del sistema immunitario, con conseguente rilascio delle citochine che con l’attivazione del sistema immunitario attivano anche il processo infiammatorio. L’infiammazione gioca un ruolo chiave per contrastare l’infezione e creare un ambiente sfavorevole al virus. Tuttavia il rilascio eccessivo di citochine può causare danni che poi si riflettono in allucinazioni, apatia, pensieri ossesivi, forme depressive.

 

L’effetto a livello centrale però è anche indiretto...

I danni al cervello possono derivare anche senza che il virus vi penetri all’interno. Da un lato le citochine infiammatorie possono essere trasportate al cervello dal sangue e dall’altro, le complicanze respiratorie associate al COVID-19 portano a una riduzione dell’ossigenazione con ipossia che danneggia il tessuto cerebrale.

 

E poi ci sono i danni psichici dovuti all’isolamento!

Parlando di neuropsicosi e disturbi a livello centrale è importante sottolineare e ricordare che c’è stata una pandemia. L’effetto neurologico del SARS CoV-2 non può essere imputato solo allo stress correlato alla pandemia, ma i danni a livello del sistema nervoso centrale causati dal virus sono aggravati da uno stress psicologico che non può essere trascurato.

 

Il cervello sembra essere attaccato da tutti i fronti, come difendersi?

Compreso come la cascata infiammatoria innescata dal virus colpisca il cervello, sia direttamente che indirettamente, è importante che i sintomi associati al neurocovid vengano inseriti tra i sintomi della COVID-19. A questi sintomi i medici e il personale sanitario devono prestare attenzione in modo che vengano trattati sia in fase acuta che nelle fasi successive, evitandone la cronicizzazione. L'apatia, la fatica mentale, la depressione e i pensieri ossessivi causati dall’infiammazione del cervello rispondono poco alla sola psicoterapia, a cui spesso sono indirizzati questi malati, mentre é fondamentale agire anche farmacologicamente sullo stato infiammatorio.

 

Quali farmaci potrebbero essere utili contro il Neurocovid?

I farmaci utili sono quelli che agiscono sia sulla componente depressia sia su quella infiammatoria. Tra questi gli inibitori della ricaptazione della serotonina (noti anche come SSRI) o il bupropione. Gli SSRI favoriscono l’azione della serotonina che può così legarsi ai propri recettori e funzionare, migliorando la trasmissione nervosa. Il bupropione migliora l’attività di altre molecole importanti del cervello come la dopamina e la noradrenalina. Inoltre, i pazienti COVID-19 con importanti manifestazioni neurologiche potrebbero beneficiare di farmaci contro le citochine, soprattutto negli stadi più avanzati della malattia, come, ad esempio, gli inibitori delle citochine IL1β e IL6 o gli inibitori di JAK/STAT. È però importante prestare attenzione agli effetti immunodepressivi di queste terapie che esigono la definizione precisa di quali pazienti possono davvero beneficiare dal loro impiego.

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