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Intervista al prof. Giuseppe Nocentini sui vaccini anti-SARS-CoV-2

20 gennaio 2021

Intervista al prof. Giuseppe Nocentini sui vaccini anti-SARS-CoV-2
Il 40° Congresso Nazionale della Società Italiana di Farmacologia (SIF) si occuperà anche della grande novità rappresentata dai vaccini anti-CoViD-19 prendendo atto dei grandi successi ma affrontando con serietà le numerose questioni ancora da chiarire. Sentiamo il parere di Giuseppe Nocentini, immunofarmacologo membro della SIF e professore associato di Farmacologia all’Università degli Studi di Perugia.

Prof. Nocentini, dopo l’affermazione di Peter Doshi, continuate a sostenere che i vaccini anti-CoViD-19 sono efficaci?

Si, confermiamo che i vaccini in uso sono molto efficaci. Peter Doshi (un ricercatore dell’Università del Maryland) in un opinion paper (cioè un manoscritto in cui si formula una ipotesi senza riportare nuovi dati derivanti da studi scientifici) pubblicato il 4 gennaio di quest’anno ha sostenuto in modo provocatorio che il vaccino Pfizer potrebbe avere una efficacia del 29%. Nel contesto, l’affermazione di Doshi è analoga al vecchio detto “se mia nonna avesse le ruote sarebbe una carriola”.
Ciò detto, nel nostro Congresso verrà ampiamente dibattuta la precisa quantizzazione dell’efficacia dei vaccini Pfizer, Moderna e AstraZeneca. Infatti, l’efficacia di un vaccino può essere valutata in modi diversi.

Professore, quali sono, nello specifico, questi modi?

Il primo è quello che conosciamo tutti, e valuta la probabilità che ha il soggetto vaccinato di ammalarsi di CoViD-19. I risultati sono spettacolari per i vaccini Pfizer e Moderna (95% circa) e buoni per AstraZeneca (62,1 e 90,0%), probabilmente dipendenti dalla dose o dalla popolazione vaccinata.
Poi ce ne sono altri. Per esempio, sapere se i vaccini proteggono dalla malattia asintomatica. Dobbiamo sapere se un soggetto vaccinato che viene in contatto con uno malato diviene positivo o no al SARS-CoV-2 e, nel caso lo divenga, dobbiamo sapere per quanto tempo rimane positivo e con quale carica virale. A sua volta, la carica virale è fondamentale per capire quale probabilità ha il soggetto vaccinato contagiato di infettare gli altri.

Professore, come si collocano i due vaccini di Pfizer, Moderna e Astra-Zeneca rispetto a garantire che i vaccinati non diventino positivi, ancorché asintomatici?

Purtroppo, né Pfizer, né Moderna hanno valutato questo tipo di efficacia del vaccino. Al contrario, AstraZeneca l’ha fatto e la conclusione è che il loro vaccino funzionicchia (anche se meno bene rispetto a come protegge dalla malattia). Infatti, delle due dosi di vaccino esaminate, una dose protegge il 58,9% dei soggetti vaccinati (rispetto a proteggerli dallo sviluppo della CoViD-19 del 90%) e un’altra dose (più bassa) non protegge affatto (rispetto ad una protezione dalla malattia del 62,9%).

Ma se uno sviluppa la malattia, nonostante il vaccino, può avere una malattia grave?

La questione è molto complessa perché occorrono grandi numeri per poterlo sapere con certezza, e soprattutto bisogna suddividere la popolazione vaccinata per fasce d’età e per fattori di rischio (tecnica nota col termine “stratificazione”). Al momento abbiamo numeri troppo piccoli e possiamo fare solo una valutazione sulla popolazione non stratificata ma, quando verrà tenuto il Congresso, avremo numeri più grandi. Il dato fornito dai ricercatori di Moderna ci dice che sono stati osservati 30 casi di CoViD-19 grave nel gruppo non vaccinato, trattato con placebo, e nessun caso di CoViD-19 grave nel gruppo vaccinato. Se i dati verranno confermati, l’efficacia del vaccino sarebbe spettacolare (100%). Al contrario, i dati pubblicati da Pfizer sono meno buoni (anche se i numeri riportati, 7 pazienti gravi nel gruppo non vaccinato e 1 paziente grave nel gruppo vaccinato, sono troppo piccoli per poterlo affermare con assoluta certezza). I dati pubblicati da AstraZeneca non sono valutabili a causa dei numeri assolutamente troppo piccoli.

Perché sono stati pubblicati numeri troppo piccoli?

Il problema è la fretta. La fretta è assolutamente comprensibile in questa situazione, in cui il virus paralizza il mondo, ma non permette l’accumularsi dei dati. E, per fare elaborazioni statistiche e avere certezze, servono grandi numeri.

A proposito di tempo, la protezione dei vaccini anti-CoViD quanto dura?

Come sappiamo, gli studi di Fase 3 grazie ai quali sono stati approvati i vaccini della Pfizer e di Moderna sono stati effettuati con serietà e rigore, ma, per ottenere velocemente l’approvazione alla somministrazione, l’osservazione dei soggetti vaccinati è durata troppo poco (circa 2 mesi a partire dalla seconda dose sia per Pfizer che per Moderna). Dunque, non sappiamo per quanto tempo un soggetto vaccinato è protetto dall’infezione. Abbiamo, però, dati che ci riferiscono di livelli di anticorpi neutralizzanti in soggetti vaccinati che rimangono elevati anche dopo 3 mesi dalla vaccinazione. Sappiamo infine che in soggetti ammalati di CoViD-19 gli anticorpi sviluppati grazie alla reazione del sistema immunitario proteggono dal ri-ammalare di CoViD-19 per almeno 6-8 mesi. I dati, insomma, fanno ben sperare.

Visti i dati forniti dalla Norvegia, è opportuna la vaccinazione della popolazione anziana con età superiore agli 80 anni?

Una analisi attenta dei dati forniti dal produttore del vaccino mRNA-1273 (Moderna) ci dice che probabilmente il vaccino ha una efficacia inferiore (86,4%) nei soggetti anziani (età superiore ai 65 anni). Inoltre, nella pubblicazione degli studi di fase 1 dello stesso vaccino (quando si esaminava la sicurezza del vaccino), non sono stati studiati soggetti di età superiore ai 75 anni. Detto in altri termini, il numero di soggetti vaccinati con età superiore agli 80 è molto piccolo o nullo e quindi non abbiamo informazioni sull’efficacia del vaccino in questa fascia di età.

Ma Professore, pochi giorni fa l’Agenzia del farmaco norvegese ha riferito che 23 anziani sono morti dopo aver fatto il vaccino. E’ dunque così pericoloso per gli anziani?

Al momento solo 13 di queste morti sono state descritte con un dettaglio sufficiente e riguardano anziani piuttosto fragili (il termine fragile si riferisce a persone con patologie croniche complicate e multiple, nota dell’intervistatore). Per capire se reazioni avverse comuni ai vaccini a mRNA, come febbre e nausea, possono aver contribuito alla morte di questi pazienti occorre ragionare con calma ed interpretare il dato con attenzione. Noi farmacologi sappiamo che l’associazione temporale tra un primo ed un secondo evento (in questo caso, somministrazione del vaccino e morte) non è necessariamente indice di un rapporto causale (in questo caso, la conclusione sarebbe che il vaccino ha causato la morte dell’anziano vaccinato). Per poterlo fare, è necessario prima valutare la percentuale di anziani fragili che muore in una settimana in condizioni standard e capire se queste 13 morti erano attese dal punto di vista statistico. Se venisse osservato un rapporto causa-effetto (cioè se il vaccino avesse favorito la morte di questi anziani) allora sarebbe opportuno aprire un serio dibattito sull’opportunità di vaccinare gli anziani con una età superiore agli 80 anni, considerata anche la nostra ignoranza sull’efficacia del vaccino in questa fascia d’età.

Per finire, ha qualcosa da dire sulle reazioni avverse ai vaccini?

Reazioni gravi ai vaccini non sono state ancora dimostrate. Non sappiamo se i vaccini avranno reazioni avverse nel lungo periodo. Sulla base di esperienze con vaccini simili, sono pronto a scommettere che non ce ne saranno o saranno molto, molto rare e il rapporto beneficio/rischio dei vaccini è assolutamente favorevole. Ovviamente i tre vaccini causano alcuni effetti avversi, generalmente nei primissimi giorni successivi all’inoculo e, come immaginabile, questi effetti sono molto simili tra i tre vaccini.

Di cosa si tratta in particolare e quanto sono frequenti?

Il più frequente è dolore al braccio dove è stata fatta l’iniezione che riguarda fino all’80% dei vaccinati. In rari casi (circa 2-4%) il dolore è molto forte e si gonfiano anche i linfonodi ascellari. Non è grave, ma siamo avvisati. Nel caso del vaccino di AstraZeneca il dolore molto forte non è stato osservato.
Per quanto riguarda le reazioni sistemiche (quelle cioè che possono riguardare tutto l’organismo, nota dell’intervistatore), segnaliamo sensazione di fatica (50-70%), dolori muscolari generalizzati (30-50%) e mal di testa (40-60%). Talvolta c’è anche febbre (5-15%). Anche in questo caso qualcuno (1-5%) può avere una sintomatologia molto rilevante (soprattutto la fatica) e può spaventarsi, ma i sintomi scompaiono in 2-3 giorni. Anche il mal di testa può spaventare. Ma anche quello passa in 2-3 giorni.
Molto raramente (massimo 0,02% dei vaccinati), nei soggetti trattati con i vaccini a mRNA, si può manifestare la paralisi di Bell, fastidiosa (e allarmante) ma non grave perché risolve spontaneamente in 2-3 settimane. Si tratta della paralisi (momentanea, appunto) di un nervo della faccia che fa storcere la bocca e il sopracciglio.
Infine, è possibile che si abbiamo reazioni anafilattiche/anafilattoidi subito dopo l’inoculo in un numero molto piccoli di soggetti che, in passato, hanno manifestato gravi reazioni allergiche (appunto reazioni anafilattiche/anafilattoidi) a farmaci o a punture d’insetto. Si ragiona sull’opportunità di fare i vaccini a questi soggetti. Comunque, anche per questo motivo i vaccini vengono fatti in ambiente ospedaliero in modo da poter intervenire prontamente in caso di reazioni gravi.

Ma, insomma, lei ha fatto o farà il vaccino?

Non l’ho fatto perché, pur essendo medico, non lavoro a stretto contatto con i pazienti. Ma lo farò appena sarà il mio turno. Invito tutti a farlo.

 

Gianni Sava, Coordinatore di SIF Magazine

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