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Sick woman with headache sitting at home

Vaccino influenzale? Quando, come e perché!

Malattie infettive e vaccini
L’inverno sta arrivando e purtroppo anche l’influenza! Grazie alla scienza e alla ricerca abbiamo però un vaccino, sicuro, accessibile ed indicato per prevenire, contrastare e contenere la diffusione dei virus responsabili dell’influenza.

L’influenza è un’epidemia banale?

No, tutt’altro. È vero che diciamo “è solo un po' di influenza, è giusto un raffreddore, ho due linee di febbre, quante volte l’abbiamo detto? L’influenza in realtà non è da sottovalutare, si tratta di un serio problema di Sanità Pubblica sia per i costi di gestione delle complicanze ad essa associate sia perché tutti, indipendentemente dallo stile di vita, dall’età, dal sesso e dal luogo in cui si vive, la contraggono più e più volte nel corso della propria vita.

L’influenza è una epidemia?

L’influenza è un’epidemia che si ripete ogni anno, approfittando della stagione fredda, più o meno come quella causata dal SARS-CoV-2. Infatti, in Italia i virus influenzali iniziano a circolare ed infettare la popolazione durante l’autunno e raggiungono il picco nei mesi invernali.

Le epidemie influenzali annuali sono associate ad elevata morbosità (un indice della statistica sanitaria che esprime la frequenza di una malattia in una popolazione, definito come il rapporto tra il numero di soggetti malati e la popolazione totale) e mortalità. Infatti, l'influenza e la polmonite e la possibile polmonite virale che, nei casi più gravi, può essere associata, rientrano tra le prime 10 principali cause di morte in Italia con circa 8000 decessi ogni anno.

Come si trasmette l’influenza e quando compaiono i primi sintomi?

L’influenza si trasmette principalmente con le goccioline di saliva diffuse in seguito a tosse o starnuti di persone infette o per contatto diretto o indiretto di secrezioni respiratorie contaminate. Più il sistema immunitario è compromesso, più l’individuo è contagioso, ecco perché i bambini con un sistema immunitario ancora non del tutto formato sono generalmente più contagiosi.

L’incubazione dell’influenza generalmente dura due giorni e gli adulti possono trasmetterla ad altri da un giorno prima della comparsa dei sintomi a circa cinque giorni dopo l’inizio della sintomatologia influenzale.

Ma quali sono i sintomi di chi ha l’influenza?

I sintomi sono generalmente febbre alta, tosse e dolori muscolari. Altrettanto comuni sono anche mal di testa, affaticamento, mal di gola e inappetenza. Nei bambini potrebbero presentarsi anche nausea, vomito e diarrea. Le persone a maggior rischio di complicanze correlate all’influenza sono adulti e bambini con patologie, residenti nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), persone oltre i 65 anni e donne in gravidanza.

Si può prevenire l’influenza?

Assolutamente si.

Le misure di protezione personali non farmacologiche, utili per ridurre la trasmissione del virus dell’influenza, sono:

- Lavarsi le mani frequentemente con acqua e sapone per almeno 40-60 secondi, soprattutto dopo aver tossito o starnutito, oppure utilizzare i disinfettanti a soluzione alcolica.
- Coprirsi bocca e naso quando si tossisce o starnutisce.
- Isolarsi volontariamente alla comparsa di sintomi simil-influenzali.
- Evitare il contatto stretto con persone malate ed evitare posti affollati.
- Evitare di toccarsi occhi, naso o bocca senza prima essersi lavati le mani.

Le mascherine chirurgiche, indossate da persone con sintomi, possono ridurre la diffusione delle infezioni tra i contatti stretti e quindi la diffusione dei virus influenzali.

Il vaccino antinfluenzale.

Dal punto di vista farmacologico, la vaccinazione è la forma più efficace di prevenzione dell'influenza. L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), a febbraio di ogni anno, indica la composizione dei vaccini contro i virus influenzali per la stagione successiva.

Tali vaccini sono formulati tenendo conto dei ceppi di virus (sono più di uno) che hanno circolato nell’emisfero opposto in cui l’inverno è finito.

I vaccini antinfluenzali disponibili sono autorizzati dall’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) e/o dall’Agenzia italiana del Farmaco (AIFA). Ad oggi in Italia esistono due tipi di vaccini antiinfluenzali: il vaccino quadrivalente basato su 2 virus di tipo A (H1N1 e H3N2) e 2 virus di tipo B e quello trivalente che contiene 2 virus di tipo A (H1N1 e H3N2) e 1 virus di tipo B.

Per chi è raccomandata la vaccinazione anti-influenzale?

Il vaccino anti-influenzale è raccomandato per tutti i soggetti con età superiore ai 6 mesi di età che non hanno controindicazioni al vaccino. Sotto i sei mesi il vaccino non conferirebbe protezione quindi non è indicato.

L’obiettivo minimo della copertura vaccinale è la copertura del 75% della popolazione destinataria mentre l’obiettivo ottimale è la copertura del 95% della stessa popolazione. Di norma, con l’eccezione dell’età infantile, basta una sola dose di vaccino antinfluenzale. Invece, per i bambini al di sotto dei 9 anni di età, mai vaccinati in precedenza, si raccomandano due dosi di vaccino antinfluenzale stagionale, da somministrare a distanza di almeno quattro settimane.

Chi sono le persone che dovrebbero vaccinarsi?

Gli obiettivi della campagna vaccinale contro l’influenza sono quelli di ridurre il rischio di ospedalizzazione e morte nei soggetti a rischio, ridurre il rischio di trasmissione a soggetti a rischio, ridurre i costi sociali dovuti alla gestione delle complicanze associate all’influenza.

Pertanto, a livello europeo vi è una sostanziale concordanza sul fatto che i principali destinatari dell’offerta del vaccino antinfluenzale debbano essere le persone con età pari o superiore ai 65 anni e le persone di qualsiasi età con patologie pre-esistenti in quanto esposti al rischio di complicanze in caso di influenza.

Il Covid-19 ha cambiato le priorità?

Un po' sì.

L’OMS ha suggerito di cambiare le priorità della popolazione destinataria almeno finché la pandemia CoViD-19 permane. Il primo gruppo che deve essere vaccinato è quello degli operatori sanitari e successivamente quello degli adulti anziani.

Ulteriori gruppi a rischio sono le donne in gravidanza, le persone con patologie e i bambini. L’obiettivo è quello di ridurre il rischio di diffondere l’influenza nelle strutture ospedaliere, ridurre l'assenteismo tra gli operatori sanitari e di altri servizi essenziali per la risposta alla CoViD-19 e diminuire gli accessi al pronto soccorso e i ricoveri per influenza.

Il cambiamento provvisorio nelle priorità, relative ai gruppi a maggior rischio, proposto dall’OMS ha il solo scopo di assicurare un controllo ottimale dell'influenza durante la pandemia da CoViD-19 senza alcun impatto negativo sulle popolazioni da vaccinare.

Reazioni indesiderate del vaccino

I vaccini antinfluenzali contengono i virus dell’influenza inattivati (cioè incapaci di infettare) o parti di questi. Dunque NON possono essere responsabili dell’insorgenza dell’influenza. Gli effetti indesiderati più comuni dopo la somministrazione del vaccino antinfluenzale sono le reazioni locali (nella sede di somministrazione del vaccino), come dolore, eritema e gonfiore.

Si può presentare anche febbre, mialgia, malessere generale la cui comparsa avviene, di norma, da 6 a 12 ore dalla somministrazione della vaccinazione e la cui durata è di 1 o 2 giorni.

Vero o Falso?

Vero: il vaccino antinfluenzale non va somministrato a lattanti sotto i sei mesi, a persone che hanno manifestato reazioni allergiche gravi ad una somministrazione precedente del vaccino o a qualche componente del vaccino stesso e a persone con malattie acute di media o grave entità in corso, per le quali la vaccinazione va rimandata a guarigione avvenuta. È inoltre vero che il vaccino antinfluenzale non interferisce con la risposta immune ad altri vaccini inattivati o vaccini vivi attenuati, per cui può essere eseguito anche in concomitanza con altri vaccini.

Falso: non ci si può più vaccinare se l’epidemia influenzale è già iniziata. È inoltre falso che l’allergia, non anafilattica, alle proteine dell’uovo preclude la vaccinazione e che la vaccinazione è controindicata in caso di malattie acute di lieve entità, di gravidanza, di allattamento, di infezione da HIV o dalla presenza di immunodeficienze congenite o acquisite.