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Citomegalovirus: sintomi, rischi e nuove cure per i pazienti più fragili

11 giugno 2026

Citomegalovirus: sintomi, rischi e nuove cure per i pazienti più fragili
Il citomegalovirus, nei pazienti con difese immunitarie ridotte, nei nascituri e nelle persone sottoposte a trapianto può causare complicanze severe e persino fatali. Oggi sono disponibili farmaci antivirali sempre più efficaci e terapie innovative che migliorano la gestione dell’infezione: vediamo quali sono.

Che cos’è il citomegalovirus?

Il citomegalovirus (CMV) è un virus che appartiene alla stessa famiglia dell’herpes e della varicella. Si tratta di un’infezione estremamente comune: la maggior parte degli adulti entra in contatto con il virus nel corso della vita, spesso senza sviluppare sintomi evidenti. Dopo il contagio, il virus rimane nell’organismo in forma “latente” cioè inattiva, controllata dal sistema immunitario. Nelle persone sane il CMV raramente rappresenta un problema clinico.

 

Quando il virus può diventare pericoloso?

Il problema si presenta quando le difese immunitarie si abbassano, ad esempio dopo un trapianto di organo o di midollo osseo, nelle persone con HIV avanzato oppure durante trattamenti prolungati con farmaci immunosoppressori. In questi casi, il virus può “riattivarsi” e provocare complicanze anche molto gravi, tra cui polmonite, problemi alla vista, diarrea e, nei casi più gravi, danni neurologici.

 

Il citomegalovirus può essere trasmesso dalla madre al feto?

Si, può essere trasmesso. In questo caso si parla di citomegalovirus congenito che rappresenta la principale causa non ereditaria di sordità infantile. Per questo motivo, durante la gravidanza, le gestanti fanno esami periodici al sangue per valutare la presenza dell’infezione da CMV. In gravidanza è fondamentale la prevenzione, seguendo regole igieniche, soprattutto quando in famiglia ci sono altri bambini piccoli che frequentano nidi e asili.

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Quando è necessario il trattamento farmacologico?

La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, non serve alcun farmaco. Al contrario, nei pazienti a rischio, la terapia antivirale è fondamentale. I farmaci più utilizzati sono ganciclovir e valganciclovir, che bloccano la replicazione del virus. Il ganciclovir viene somministrato per via endovenosa, mentre il valganciclovir si assume per bocca ed è più pratico da usare, pur mantenendo un’efficacia simile. Sono due farmaci che richiedono esami del sangue periodici durante la terapia a causa della riduzione dei globuli bianchi e delle piastrine.

 

Cosa succede quando il virus è resistente al ganciclovir?

Se il CMV non risponde al ganciclovir, si passa a farmaci alternativi come il foscarnet o il cidofovir. Questi farmaci agiscono con un meccanismo diverso e riescono a bloccare anche i ceppi resistenti. Il loro limite principale all’impiego è dato dalla tossicità renale e richiedono un monitoraggio stretto durante tutta la durata della terapia.

 

Maribavir: la nuova frontiera contro il CMV resistente

Per i pazienti con infezione resistente a tutti i farmaci tradizionali, è disponibile il maribavir, un antivirale di nuova generazione. Il farmaco agisce su un bersaglio del virus completamente diverso rispetto agli altri antivirali, rendendo molto meno probabile la resistenza incrociata. I dati dimostrano che il maribavir è più efficace delle terapie convenzionali nell’eliminare il virus dal sangue e riduce significativamente il rischio di ricovero ospedaliero.1 Si assume in compresse e gli effetti collaterali più comuni sono alterazioni del gusto, nausea e vomito.

 

Letermovir: la prevenzione nei pazienti trapiantati

Una delle novità più importanti degli ultimi anni è il letermovir, un farmaco usato non per curare l'infezione già in atto, ma per impedire che il virus si risvegli nei pazienti che hanno ricevuto un trapianto di cellule staminali del sangue. Il grande vantaggio del letermovir, a differenza del ganciclovir, è l’assenza di effetti tossici sul midollo osseo rendendolo particolarmente utile nelle prime settimane dopo il trapianto, quando il midollo è ancora in fase di recupero.

 

Un aiuto in più: le immunoglobuline e l’immunoterapia

Si tratta di anticorpi (immunoglobuline specifiche anti-CMV) somministrati in vena che aiutano il sistema immunitario a combattere il virus in modo più mirato. Si usa nei casi più gravi, come la polmonite da CMV nei pazienti trapiantati in associazione con gli antivirali.2 Per i casi refrattari a tutte le terapie disponibili, si stanno inoltre sviluppando approcci innovativi di immunoterapia cellulare, come il trasferimento di linfociti T specifici per il CMV.3 I risultati sono promettenti, anche se questa tecnica è disponibile solo in centri altamente specializzati.

 

Cosa possiamo concludere?

Il trattamento del citomegalovirus è cambiato profondamente negli ultimi anni. Accanto ai farmaci antivirali tradizionali sono oggi disponibili nuove molecole e strategie terapeutiche che permettono una gestione più efficace dell’infezione, soprattutto nei pazienti più vulnerabili. L’obiettivo attuale non è soltanto controllare il virus, ma anche ridurre gli effetti collaterali delle terapie e migliorare la qualità di vita delle persone a rischio.

 

Bibliografia:

  1. Avery RK, et al; SOLSTICE Trial Investigators. Maribavir for Refractory Cytomegalovirus Infections With or Without Resistance Post-Transplant: Results From a Phase 3 Randomized Clinical Trial. Clin Infect Dis. 2022 PMID: 34864943.
  2. Campbell A, Pruett TL. Revisiting the Biological Rationale for Cytomegalovirus Immune Globulin (CMVIG) in the Modern Era of Solid Organ Transplantation: Current State and Future Direction. Transplant Proc. 2025 PMID: 40945968.
  3. Walti CS, Khanna N, Avery RK, Helanterä I. New Treatment Options for Refractory/Resistant CMV Infection. Transpl Int. 2023 PMID: 37901297.
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