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Infezione da HIV e AIDS: dall’AZT alla nuova frontiera del trattamento con cabotegravir

Malattie infettive e vaccini
A 40 anni dalla sua identificazione, l’AIDS è diventata una malattia cronica grazie alle terapie farmacologiche; tuttavia, il virus non è scomparso e oggi di HIV e AIDS si parla poco. Rispetto al passato, i soggetti sieropositivi o con la sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) possono accedere a numerosi farmaci che permettono di gestire l’infezione, dalla trasmissibilità al controllo della viremia e fino alla fase terminale dell’infezione da HIV, cioè l’AIDS conclamato. L’armamentario dei farmaci per la lotta contro l’AIDS si è di recente arricchito di una nuova molecola, il cabotegravir che, in associazione alla rilpivirina, permette di ridurre la frequenza di assunzione della terapia contro l’HIV da quotidiana a mensile o bimestrale.

Qual è la differenza tra HIV e AIDS?

Il contagio con il virus dell’HIV fa sì che il soggetto, dopo una finestra temporale di circa una settimana, diventi sieropositivo. L’infezione primaria da HIV può essere asintomatica o caratterizzata da stati febbrili. Dalla diagnosi di infezione da HIV possono passare anni prima che si sviluppi la fase finale dell’infezione ovvero la sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS).

 

Questa sindrome è dovuta alla perdita dei linfociti T, e conseguente inibizione della risposta immunitaria, che comporta il manifestarsi di diverse patologie che caratterizzano per l’appunto l’AIDS, tra cui infezioni opportunistiche gravi, tumori e sintomi neurologici. Solo una inibizione sostenuta della replicazione virale può bloccare lo sviluppo dell’AIDS ripristinando o preservando la funzione immunitaria del soggetto sieropositivo.1

Quali farmaci permettono di evitare che si sviluppi l’AIDS?

Al momento in cui si ha la diagnosi di sieropositività, i pazienti sono invitati a iniziare il prima possibile dei trattamenti farmacologici cronici che permettono di evitare lo sviluppo dell’AIDS. Questi trattamenti, basati su associazioni di più farmaci, inibiscono la replicazione del virus HIV e mantengono in vita i linfociti T. I farmaci che diminuiscono la carica virale, e soprattutto prevengono lo sviluppo dell’AIDS, sono i cosiddetti farmaci antiretrovirali, conosciuti anche come terapia ART (dall’inglese Anti-Retroviral Therapy) o HAART (Highly Active Anti-Retroviral Therapy). 

Perché si utilizzano più farmaci contemporaneamente per la terapia dell’HIV?

I farmaci antiretrovirali per la terapia dell’HIV hanno diversi meccanismi d’azione; usati contemporaneamente combattono l’infezione su più fronti e la terapia è maggiormente efficace. Uno dei problemi più importanti delle terapie farmacologiche dirette contro i virus è lo sviluppo delle resistenze.

 

Molto frequentemente accade, infatti, che i virus si modifichino per sopravvivere meglio e queste modificazioni rendono le terapie inefficaci. Per questo motivo un regime ART prevede generalmente più di due farmaci, in combinazione fissa; ciò riduce la probabilità di sviluppo di resistenze e aumenta l’efficacia della terapia.

 

Affinché, la terapia sia davvero efficace è anche necessario che il paziente assuma tutti i giorni i farmaci secondo i tempi e le modalità indicate dal medico. La mancanza di aderenza alla terapia è uno dei fattori di rischio di aumento della carica virale e di sviluppo dell’AIDS, oltre che di resistenza ai farmaci.1

Quali sono gli effetti collaterali della terapia antiretrovirale dell’HIV?

Tra i fattori che diminuiscono l’aderenza alla terapia antiretrovirale vi sono gli effetti collaterali dei farmaci assunti per il trattamento dell’HIV. I farmaci antiretrovirali attualmente impiegati sono più sicuri rispetto al primo farmaco approvato dalla Food and Drug Administration (FDA), la zidovudina (o AZT). Gli effetti collaterali dell’AZT più frequenti sono anemia e leucopenia, danni epatici e miopatia.

 

Altri farmaci antiretrovirali, come l’elvitegravir, determinano effetti collaterali come nausea, diarrea e reazioni di ipersensibilità. Altri farmaci possono dare raramente effetti collaterali a livello renale e osteoporosi (tenofovir), oppure effetti lievi sul sistema nervoso (rilpivirina).

Qual è la nuova frontiera del trattamento dell’HIV?

Il regime cronico e rigido alla base della terapia ART, gli effetti collaterali ed eventuali interazioni tra farmaci, hanno portato a sviluppare una combinazione di due anti-retrovirali, la rilpivirina e il cabotegravir, che possiede una lunga durata d’azione. Importanti studi clinici di fase III hanno dimostrato che la somministrazione mensile o bimestrale di rilpivirina e cabotegravir per il trattamento dell’HIV (sierotipo 1) oltre ad essere efficace e ben tollerata è, soprattutto, preferita dai pazienti rispetto all’assunzione giornaliera necessaria con la terapia standard ART. 2,3,4.

Prevenzione e profilassi HIV5

Nonostante la terapia dell’HIV abbia raggiunto nuove frontiere, non bisogna abbassare la guardia ed è necessario mantenere alta l’attenzione sulla prevenzione del contagio. Purtroppo, ad oggi, non esistono vaccini perché l’infezione da HIV è causata da un’ampia gamma di ceppi (fare riferimento a hyperlink HIV) differenti in circolazione. Inoltre, le nostre naturali difese immunitarie non sono sufficienti a garantire la guarigione da HIV.

 

La trasmissione dell’HIV avviene per via ematica o per via sessuale, quindi l’unico modo per prevenire il contagio consiste nell’evitare comportamenti a rischio, come rapporti sessuali non protetti con profilattici.

 

Nel caso in cui si entri in contatto con sangue infetto, attraverso ferite, aghi o rapporti sessuali non protetti, è necessario rivolgersi ad un centro di malattie infettive o recarsi in un pronto soccorso per intraprendere il percorso più appropriato di monitoraggio dell’avvenuto contagio e se indicato, iniziare subito una profilassi post-esposizione.

 

I test per l’HIV non sono obbligatori, sono un atto volontario come sancito dalla Legge 135 del giugno 1990. I test per l’HIV possono essere proposti a soggetti che per esempio presentano patologie riconducibili all’AIDS, a partner di sieropositivi, a bambini nati da donne sieropositive e a donne in gravidanza. Infatti, la diagnosi dell’HIV in gravidanza permette di ridurre il rischio di trasmissione del virus al feto, tramite somministrazione di una terapia antiretrovirale per tutta la gravidanza. 

 

Riferimenti bibliografici e sitografici:

 

1 MSD manuale 

 

2 Swindells S, Andrade-Villanueva J-F, Richmond G, et al. Long-acting cabotegravir and rilpivirine for maintenance of HIV-1 suppression. N Engl J Med. DOI: 10.1056/ NEJMoa1904398

 

3 Orkin C, Arasteh K, Hernandez-Mora MG, et al. Long-acting cabotegravir and rilpivirine after oral induction for HIV-1 infection. N Engl J Med. DOI: 10.1056/ NEJMoa1909512

 

4 Overton ET et. al.  Long-acting cabotegravir and rilpivirine dosed every 2 months in adults with HIV-1 infection (ATLAS-2M), 48-week results: a randomised, multicentre, open-label, phase 3b, non-inferiority study. Lancet. 2021 Dec 19;396(10267):1994-2005. doi: 10.1016/S0140-6736(20)32666-0. Epub 2020 Dec 9.

 

5 Epicentro