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Coronavirus vaccino 30

Il vaccino contro il coronavirus: poche verità tante bugie

Malattie infettive e vaccini
Quanto è importante avere un vaccino per prevenire l'infezione da SARS-CoV-2? Cosa ci vuole, quanto tempo ci vuole e chi sarà in grado di produrre un vaccino da usare su una scala mondiale di persone?

Ci sono vaccini disponibili da ora per prevenire l’infezione da SARS-CoV-2?

L'infezione da coronavirus (tecnicamente chiamata "sindrome respiratoria acuta grave o COVID-19) ha assunto ormai proporzioni planetarie ed è grande la speranza di tutti che un vaccino contro l'agente patogeno possa essere sviluppato nei tempi più brevi. La stampa internazionale ha diffuso la notizia che almeno 20 vaccini sono in fase di sviluppo.

Tuttavia, nonostante le rassicurazioni che ci provengono da alcuni Paesi che sono stati maggiormente colpiti dall’epidemia, come la Cina, o da altri che possiedono un indotto farmaceutico molto avanzato, come gli USA, i tempi perché un vaccino contro il coronavirus possa essere disponibile anche in Italia non sembrano brevi.

Come si arriva quindi a produrre un vaccino?

La produzione di un nuovo vaccino segue le stesse fasi di sviluppo di un potenziale farmaco e richiede tempi anche molto lunghi. In alcuni casi, infatti, sono stati necessari anche diversi anni per lo sviluppo e la commercializzazione di un vaccino antivirale. 

La regolamentazione dei vaccini può essere suddivisa in tre fasi, quella dello sviluppo, dell’autorizzazione e della post-autorizzazione. Il primo passo è l'allestimento dei preparati vaccinali che sono diversi a seconda che contengano il microrganismo in una forma attenuata o completamente inattivata, o che ne contengano solo alcune componenti.

Una volta ottenuti, i preparati sono sottoposti alla fase di sviluppo pre-clinico e successivamente di quello clinico. La sperimentazione preclinica, dedicata alla definizione dell’attività del vaccino e della sua tossicità, si svolge in laboratori altamente specializzati.

In particolare, vengono eseguiti studi in vitro e in vivo per identificare quale componente del virus sarà in grado di stimolare in maniera ottimale il sistema immunitario. In questa fase si valutano anche tollerabilità, risposta immunitaria ed efficacia protettiva del vaccino in corso di sviluppo.

Ma ci sono differenze tra vaccino e vaccino per testarne l’efficacia?

La struttura del programma di sviluppo clinico deve essere adattata al tipo di vaccino e al contenuto antigenico.

Ad esempio, la valutazione clinica di un vaccino che contiene solo nuovi antigeni può necessariamente essere molto diversa da quella di un vaccino che contiene uno o più antigeni precedentemente valutati. Nello sviluppo clinico di un vaccino, tutti gli studi devono rispettare gli standard descritti dall'Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) circa le buone pratiche cliniche.

In generale, i principi generali delle linee guida dell'OMS per le buone pratiche cliniche, già in atto per gli studi sui prodotti farmaceutici, si applicano anche agli studi sui vaccini. Tuttavia, i vaccini richiedono una considerazione speciale perché:

1) Vengono somministrati a soggetti sani, principalmente bambini e neonati;

2) Vengono somministrati per prevenire le malattie (questo richiede una maggiore attenzione a escludere che possa causare eventi avversi);

3) Sono prodotti biologici, ovvero sostanze altamente complesse derivate da materiali viventi e talvolta comprendenti organismi viventi. Richiedono, quindi, test particolari che garantiscano la loro qualità e sicurezza lotto per lotto.

Ma cosa ci attendiamo che faccia un vaccino?

Poiché l’efficacia del vaccino va valutata in termini di capacità di prevenire la malattia su soggetti sani (e non di curarla), esistono norme circa la sua sperimentazione clinica che devono essere applicate.

Regolata sia a livello comunitario che nazionale, la sperimentazione clinica si suddivide in quattro fasi: le prime tre (che coinvolgono un numero crescente di volontari) si svolgono prima della commercializzazione del vaccino, mentre la quarta è rappresentata dagli studi post-marketing e coinvolge milioni di persone.

Quali sono le fasi di sviluppo cliniche cruciali?

Gli studi clinici di fase I consistono in test preliminari del vaccino su un piccolo numero (ad esempio, 20) di adulti sani, per valutarne le proprietà farmacologiche, la tollerabilità e, se del caso, i parametri clinici di laboratorio. Gli studi di fase II coinvolgono un numero maggiore di soggetti e hanno lo scopo di fornire informazioni preliminari sulla capacità di un vaccino di produrre l'effetto desiderato (di solito l'immunogenicità) nella popolazione target e sulla sua sicurezza generale.

Per valutare appieno l'efficacia e la sicurezza di un vaccino, tuttavia, sono richiesti ampi studi di fase III che rappresentano la sperimentazione cardine per ottenere dati sufficienti a dimostrare che il vaccino è sicuro ed efficace per lo scopo previsto.

Dopo aver verificato che tutti i risultati dei test siano in linea con gli standard richiesti, il produttore procede alla preparazione di un dossier da inviare alle autorità competenti (l'EMA e successivamente l'AIFA) per richiederne la registrazione e l'autorizzazione alla commercializzazione che può avvenire solo dopo il nulla osta ufficiale delle autorità.

A seguito della concessione dell'autorizzazione all’immissione in commercio, la sorveglianza dei soggetti vaccinati prosegue (fase IV) per rilevare eventuali eventi avversi.

Cosa si può fare per accelerare lo sviluppo di un vaccino contro SARS-CoV-2?

Nonostante la complessità del processo, per contrastare efficacemente l’emergenza dovuta alla diffusione del SARS-Cov-2, l'EMA sta assumendo misure concrete per accelerare lo sviluppo e la disponibilità di medicinali e vaccini per il trattamento e la prevenzione del nuovo coronavirus.

"L'EMA ha attivato il piano straordinario per la gestione delle minacce sanitarie emergenti", ha afferermato Guido Rasi, direttore esecutivo dell'EMA, "e sta scandagliando il panorama farmaceutico internazionale alla ricerca di farmaci antivirali o vaccini per il trattamento o la prevenzione delle infezioni da coronavirus. L'EMA è pronta a supportare con tutti gli strumenti normativi le Aziende farmaceutiche disponibili a far avanzare rapidamente lo sviluppo di misure efficaci per combattere e prevenire la diffusione del virus".

Sebbene al momento non siano disponibili medicinali in commercio autorizzati per trattare o prevenire le infezioni con il nuovo coronavirus, diversi farmaci sono tuttavia già ampiamente utilizzati anche in Italia in regime di off-label, ossia senza una specifica indicazione autorizzata (tra questi il tocilizumab e il redemsivir).

In realtà, il problema chiave non è se un vaccino può essere sviluppato ma dove verranno condotti gli studi di fase III, perché questo si dovrà fare in un luogo in cui è in corso la trasmissione della malattia, e chi produrrà il vaccino su vasta scala. 

Chi può garantire la produzione su larga scala di un vaccino per SARS-CoV2?

La produzione su larga scala di un vaccino richiede che uno o più grandi produttori di vaccini accettino la sfida e collaborino strettamente con le aziende di biotecnologia che hanno in corso lo sviluppo di un possibile vaccino. Questo processo richiederà comunque tempo e (come qualche giorno fa affermato dalla prestigiosa rivista The Lancet) probabilmente ci vorranno fino a 12-18 mesi per l'ottenimento di un vaccino efficace.

Bisogna quindi diffidare da qualsiasi notizia (se ne leggono giornalmente anche su testate blasonate) che riferisce l'ottenimento di addirittura 10mila dosi di un vaccino efficace contro il coronavirus in pochi mesi. Con la speranza che, una volta ottenuto il prodotto, le vaccinazioni avvengano con la massima adesione da parte di tutti senza alcuna nefasta interferenza da parte dei cosiddetti no-vax.