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Sartani e ipertensione: efficacia, sicurezza e differenze rispetto agli ACE-inibitori

4 settembre 2025

Sartani e ipertensione: efficacia, sicurezza e differenze rispetto agli ACE-inibitori
I sartani sono farmaci che hanno conquistato un ruolo centrale nel trattamento dell’ipertensione e di alcune malattie cardiovascolari e renali grazie alla loro efficacia e tollerabilità. Vediamo insieme perché sono utili e quali sono i pro e contro di questa classe di farmaci.

Cosa sono i sartani e per cosa si usano?

I sartani, noti anche come antagonisti del recettore dell’angiotensina II o ARB (acronimo dell’inglese Angiotensin Receptor Blockers), sono una classe di farmaci utilizzata per il trattamento dell’ipertensione arteriosa e nella gestione dello scompenso cardiaco, in particolare nei soggetti intolleranti agli ACE-inibitori. Sono inoltre consigliati per la protezione della funzione renale in caso di nefropatia diabetica.

 

Come agiscono?

I sartani agiscono sul sistema renina-angiotensina legandosi e bloccando il recettore AT1 dell’angiotensina II, un ormone che favorisce vasocostrizione e stimola il rilascio di aldosterone. Questo blocco previene l’aumento della pressione sanguigna, favorendo la vasodilatazione dei vasi sanguigni e la protezione di cuore e reni da danni cronici.

 

Quali sono i sartani utilizzati in terapia?

I sartani si riconoscono facilmente dal nome caratterizzato dal suffisso “-sartan” che ne identifica la classe. Tra questi: losartan, eprosartan, valsartan, irbesartan, candesartan, telmisartan, olmesartan sono frequentemente prescritti e utilizzati. Sono disponibili anche in combinazione nella stessa pillola con altri farmaci antipertensivi come i diuretici o i calcio-antagonisti.

 

Quali differenze ci sono tra sartani e ACE-inibitori?

Entrambi agiscono sul sistema renina-angiotensina e sono prescritti ai pazienti con ipertensione arteriosa e alcune forme di scompenso cardiaco. Mentre i sartani impediscono l’interazione del recettore AT1 con l’angiotensina II, gli ACE-inibitori ne riducono la formazione. Gli ACE-inibitori agiscono anche sul metabolismo della bradichinina, il cui accumulo è ritenuto responsabile della tosse secca persistente, un effetto collaterale particolarmente fastidioso soprattutto nei pazienti più fragili.

 

Quali sono quindi gli effetti collaterali dei sartani?

I più comuni come mal di testa, vertigini, ipotensione, dolori (soprattutto lombari) e disturbi gastrointestinali sono lievi e ben tollerati. Gli effetti collaterali più gravi sono molto rari e comprendono: insufficienza renale, reazioni allergiche gravi, angioedema, iperkaliemia, leucopenia e trombocitopenia.

 

Sartani o ACEinibitori: quale scegliere?

Le linee guida europee raccomandano gli ACE-inibitori come prima scelta ma numerose evidenze confermano che i sartani offrono pari efficacia e un profilo di sicurezza spesso migliore, soprattutto in caso di effetti collaterali correlati agli ACE inibitori1 mettendo in discussione questa scelta. Sicuramente, i sartani rappresentano una scelta eccellente se il paziente non tollera bene gli ACE-inibitori.

 

Sartani, cibo, altri farmaci: attenzione alle potenziali interazioni!

Per garantire la massima efficacia e ridurre il rischio di effetti indesiderati, l’uso di sartani richiede alcune attenzioni sia sul piano alimentare che farmacologico. Dal punto di vista alimentare è consigliabile ridurre alimenti ricchi di potassio come banane, agrumi, pomodori, patate e sostituti del sale che spesso ne sono ricchi. Dal punto di vista farmacologico, il contemporaneo utilizzo dei FANS (ad esempio ibuprofene, naprossene) può ridurre l’effetto antipertensivo dei sartani e aumentare il rischio di danno renale, soprattutto negli anziani o nei pazienti con funzione renale compromessa.

 

Bibliografia:

  1. Messerli FH, Bangalore S, Bavishi C, Rimoldi SF. Angiotensin-Converting Enzyme Inhibitors in Hypertension: To Use or Not to Use? J Am Coll Cardiol. 2018 Apr 3;71(13):1474-1482. doi: 10.1016/j.jacc.2018.01.058. PMID: 29598869.          
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