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Farmaci per la terapia dell'emicrania

1 dicembre 2022

Farmaci per la terapia dell'emicrania
L'emicrania è una malattia che rappresenta una importante causa di disabilità. I farmaci possono essere impiegati per la terapia sintomatica e, soprattutto alcune molecole di recente introduzione, anche per la prevenzione. Vediamo insieme quali sono.

Chi soffre di emicrania?

Circa il 75% degli adulti di età compresa tra 18 e 65 anni ha avuto almeno un mal di testa nell’ultimo anno, e più del 30% di questi riferisce di soffrire di emicrania(1). Le emicranie sono più frequenti nelle persone di età compresa tra 35 e 45 anni e le donne, a causa di differenze ormonali, hanno il doppio delle probabilità di soffrirne rispetto agli uomini(2). Esistono vari fattori scatenanti che possono contribuire agli attacchi di emicrania, tra cui stress, dieta, sonno irregolare e cambiamenti ormonali.

 

Cosa provoca il dolore nell’emicrania?

L’emicrania è una patologia complessa, caratterizzata da uno stato di alterata eccitabilità del cervello e da un cattivo funzionamento dei meccanismi che controllano il dolore. L’evento che sembra scatenare gli attacchi è l’infiammazione delle cellule nervose, nota come neuroinfiammazione. Il mal di testa, infatti, è causato dall'attivazione di quella parte del cervello nota con il nome di sistema trigemino-vascolare(3). L’attivazione di questa componente provoca il rilascio di sostanze pro-infiammatorie, tra cui neuropeptidi, che portano alla dilatazione dei vasi sanguigni e aumento del processo infiammatorio.

 

Come si riconosce un attacco di emicrania?

I sintomi dell'emicrania includono un dolore pulsante ed unilaterale alla testa che può durare ore o giorni, spesso associato a intolleranza alla luce (fotofobia) e ai suoni (fonofobia), nausea o vomito. I sintomi sono spesso aggravati dall'attività fisica e possono includere disfunzioni autonomiche e alterazioni sensoriali (come macchie luccicanti o visione deformata) definite aure.

 

Si possono usare i FANS durante gli attacchi di emicrania?

Assolutamente si. L’approccio terapeutico negli attacchi medio-lievi di emicrania prevede la somministrazione di un farmaco appartenente alla famiglia degli antinfiammatori non steroidei (FANS, farmaci, per esempio ma non esclusivamente, come acido acetilsalicilico, ibuprofene, fenoprofene) che hanno lo scopo di ridurre l’infiammazione ma soprattutto il dolore associato al mal di testa.

 

E se i FANS non dovessero bastare?

Se il FANS non è sufficiente a far passare il dolore, allora il medico curante decide di prescrivere i triptani. Questa classe di farmaci funziona mimando l'azione della serotonina, una sostanza fisiologica che nel cervello funziona come neurotrasmettitore. I triptani, attivando i recettori della serotonina presenti nei vasi cerebrali di alcune aree del cervello, provocano vasocostrizione riducendo così il dolore. L’uso dei triptani è però controindicato nei pazienti affetti da patologie cardiache o vascolari.

 

Questi farmaci possono essere assunti per prevenire gli attacchi di emicrania?

Assolutamente no. È importante sottolineare che tutti questi farmaci sono efficaci nel ridurre il dolore durante gli attacchi di emicrania ma non hanno nessuna capacità di prevenire le crisi.

 

Che cosa succede se il paziente assume troppo frequentemente farmaci per l’emicrania?

Può succedere che compare una sindrome chiamata “cefalea da abuso di farmaci”. Si tratta di un mal di testa provocato dall’uso non corretto di FANS e triptani. Di solito insorge in pazienti che assumono una quantità eccessiva di farmaci, di solito più di 10 volte in un mese, in particolare con i triptani. È importante che il medico controlli la frequenza e le dosi dei farmaci utilizzati così da interrompere la terapia che ha provocato la cefalea.

 

Cosa offre la ricerca per il trattamento dell’emicrania?

Da alcuni anni (dal 2018) sono a disposizione dei farmaci che agiscono su una proteina chiamata CGRP, o peptide correlato al gene della calcitonina. Questi nuovi farmaci, che prendono il nome di gepanti, neutralizzano il CGRP oppure bloccano il suo recettore(4) (leggi anche "La ricerca sulla terapia del dolore viaggia verso porti più sicuri"). È stato dimostrato che durante l’attacco di emicrania viene rilasciata una maggiore quantità di CGRP che provoca dilatazione dei vasi cerebrali e rilascio di mediatori infiammatori, come l’istamina, che amplificano il processo infiammatorio del cervello.

 

Questi nuovi farmaci sono solo terapeutici o anche preventivi?

Sebbene i primi gepanti immessi in commercio (come l’erebumab) mirassero principalmente alla profilassi degli attacchi di emicrania, due nuovi porodotti chiamati ubrogepant e rimegepant sono stati approvati per il trattamento acuto dell’emicrania rispettivamente nel 2019 e 2020. Recentemente, per il trattamento sintomatico dell’emicrania è stata introdotta anche una nuova classe di farmaci, i ditani, il cui bersaglio è il recettore della serotonina.

Uno studio recente dimostra che gepanti e ditani possono essere meno efficaci dei triptani nel ridurre il dolore correlato ad un attacco emicranico ma risultano più sicuri soprattutto nei pazienti con problemi cardiovascolari(5). Va detto che questi farmaci sono molto costosi e vengono riservati ai pazienti con attacchi di emicrania gravi e frequenti.

Bibliografia

  1. WHO. Headache disorders. [January 12, 2022]. 
  2. Burch RC, Loder S, Loder E, Smitherman TA. The prevalence and burden of migraine and severe headache in the United States: updated statistics from government health surveillance studies. Headache. 2015;55(1):21-34.
  3. Ashina M, Hansen JM, Do TP, Melo-Carrillo A, Burstein R, Moskowitz MA. Migraine and the trigeminovascular system-40 years and counting. Lancet Neurol. 2019;18(8):795-804.
  4. Ocheretyaner ER, Kofman M, Quattrocchi E. Calcitonin gene-related peptide (CGRP) receptor antagonists for the acute treatment of migraines in adults. Drugs Context. 2022;11:2022-3-5.
  5. Yang C, Liang C, Chang C, et al. Comparison of New Pharmacologic Agents With Triptans for Treatment of Migraine: A Systematic Review and Meta-analysis. JAMA Netw Open. 2021;4(10):e2128544.
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