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I farmaci anticoagulanti eparinici: quando servono e che fanno?

14 ottobre 2021

I farmaci anticoagulanti eparinici: quando servono e che fanno?
Gli anticoagulanti sono farmaci molto utilizzati nella pratica clinica, dalla fibrillazione atriale alla prevenzione della trombosi post-operatoria e alla prevenzione dell’ictus. Tra questi, l’eparina e i suoi analoghi si sono dimostrati efficaci anche nel ridurre alcune gravi complicanze della CoViD-19.

L’abilità del sangue di rimanere in equilibrio tra trombosi e emorragia.

Il sangue che circola all’interno dei vasi sanguigni (arterie e vene) rimane fluido grazie a un delicato equilibrio. In caso di ferita, per evitare la perdita del sangue, il sistema attiva un delicatissimo processo che favorisce la formazione di un coagulo che blocca l’emorragia.

In alcune situazioni, questo processo diventa patologico e si attiva anche in assenza di ferite, come per esempio nella malattia aterotrombotica, nelle patologie oncologiche o nella fibrillazione atriale, e la formazione di trombi può causare danni importanti ai nostri organi.

Un po’ di dettagli scientifici: come si formano i coaguli?

Il processo che porta alla formazione dei coaguli prende il nome di “cascata della coagulazione”. Si chiama così perché prevede l’attivazione di una serie di molecole l’una dopo l’altra in una sequenza ben definita che vede l’intervento di molecole presenti nel sangue, quali il fattore Xa, il fattore IIa (chiamato anche trombina), il fibrinogeno. Queste molecole portano alla formazione della fibrina, una proteina che si lega alle piastrine favorendo e stabilizzando la formazione del coagulo.

Altri fattori presenti nel sangue, al contrario, sono deputati a spegnere questo fenomeno. In particolare, l’antitrombina III interrompe la produzione di fibrina e la conseguente formazione di trombi.

Che tipo di farmaco è e a cosa serve l’eparina?

Il primo utilizzo dell’eparina nell’uomo risale al 1937 e, da allora, il farmaco è risultato essere uno dei più importanti della pratica medica, tanto che l’OMS lo inserisce nella lista dei farmaci essenziali.

L’eparina è un farmaco “naturale” in quanto si ottiene direttamente da materiale biologico e non viene prodotto con procedimenti di sintesi chimica.

È naturalmente presente nel nostro organismo, con particolare abbondanza in alcuni organi quali il polmone, la mucosa intestinale e il pancreas. Per l’impiego in medicina si utilizzano diversi tipi di eparina, ottenuti con procedure differenti di lavorazione del prodotto naturale proveniente da suini o bovini.

Tra questi menzioniamo l’eparina non frazionata, l’eparina a basso peso molecolare ed il fondaparinux, tutte sostanze il cui impiego farmacologico prevede una iniezione (endovena o sottocute) in quanto perdono la loro attività se somministrate per via orale. La differenza tra i differenti tipi di eparine sta nella struttura della molecola e nella modalità di somministrazione.

Eparina e CoViD-19

Recentemente le eparine hanno mostrato la loro efficacia nella CoViD-19 (Leggi anche: "Quanto è utile l'anticoagulante eparina nella cursa della CoViD-19"). Le eparine (prevalentemente enoxaparina) sono state usate con successo sia nelle fasi iniziali della CoViD-19 sia in quelle avanzate dove hanno ridotto la progressione del fenomeno trombotico di questa patologia.

Ovviamente va detto, come sottolineato dalle maggiori Società Scientifiche Internazionali, che i fenomeni trombotici attribuiti ai vaccini a vettore virale anti-CoViD-19, non vanno trattati con questi farmaci che possono peggiorare il quadro patologico, ma con i cosiddetti anticoagulanti orali di cui si parlerà in un prossimo articolo.

Quanto sono sicure e quali sono gli effetti indesiderati delle eparine?

Come è facilmente immaginabile, uno degli effetti avversi principali delle eparine è l’induzione di emorragie. Esistono alcuni fattori predisponenti che possono favorire il sanguinamento, tra questi l’utilizzo concomitante di alcuni farmaci che agiscono sul sistema della coagulazione come, ad esempio, l’aspirina a basso dosaggio, la cosiddetta “aspirinetta” che interferisce con il processo di aggregazione delle piastrine.

Le eparine stesse possono portare a trombocitopenia che, di norma, può insorgere da 5 a 10 giorni dall’inizio del trattamento. L’utilizzo delle eparine può anche portare a alterazione degli indici di funzionalità epatica, osteoporosi o iperkalemia.

Si può interrompere un eccessivo effetto anticoagulante?

Certo che si. Per contenere l’eccessivo effetto anticoagulante e quindi il sanguinamento, esistono degli antidoti che sono stati studiati appositamente per interrompere e antagonizzare l’effetto dell’anticoagulante. Nel caso dell’eparina l’antidoto si chiama protamina solfato, una sostanza che, iniettata nell’organismo, si complessa con l’eparina neutralizzando i suoi effetti.

 

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