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Importanza della diagnosi e della terapia per le infezioni urinarie

2 settembre 2021

Importanza della diagnosi e della terapia per le infezioni urinarie
Le infezioni urinarie sono fra le più diffuse. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, sono curate in modo inadeguato: dati recenti della Società Italiana di Urologia indicano che, in circa il 40% delle cistiti, vi è un uso inappropriato di antibiotici.

Le infezioni urinarie, in particolare, la cistite.

Sono infezioni a carico dell’apparato urinario, che è formato da reni, ureteri, vescica e uretra. L’infezione piu comune é la cistite, termine che viene usato quando il processo infettivo interessa, nello specifico, la vescica. Tra i sintomi tipici delle infezioni urinarie vi sono il bisogno frequente di urinare, urine torbide, febbre, brividi e incapacità di svuotare completamente la vescica.

Chi ne è più colpito?

Le infezioni urinarie sembrano avere una preferenza per il genere femminile, in particolare le donne di età compresa tra i 16 e i 35 anni sono quelle colpite con maggiore frequenza.

Negli uomini, al contrario, questo tipo di infezioni sono inusuali fino ai 50-60 anni, per poi divenire sempre più frequenti e arrivare ad eguagliare le incidenze che si ritrovano nelle donne.

Da cosa sono provocate le infezioni urinarie?

Normalmente, l’apparato urinario e le urine sono sterili (eccetto la parte terminale dell’uretra maschile). Tuttavia, può succedere che alcuni agenti patogeni – in genere batteri – possano invadere e colonizzare l'uretra e poi risalire verso la vescica e le altre componenti dell’apparato urinario.

La via di accesso é dunque l’uretra, e questo é anche il motivo per cui le donne sono più facilmente soggette a infezioni urinarie. Infatti, nella donna l’uretra é lunga in media 7 cm contro i 18 dell’uretra maschile. È quindi più facile, per l’agente patogeno, raggiungere la vescica nella donna piuttosto che nell’uomo.

Tra i batteri più comunemente coinvolti nelle infezioni urinarie vi é l’Escherichia coli, responsabile dell’80-85% dei casi.

Come si curano le infezioni urinarie?

I trattamenti farmacologici, disponibili per la cura delle infezioni urinarie, si basano fondamentalmente sulla terapia antibiotica. Tuttavia, il tipo e le modalità del trattamento dipendono dal tipo di infezione.

Se questa cioè rappresenta un episodio isolato (di norma l’episodio si dice isolato quando tra una infezione e l’altra intercorre un periodo di almeno 6 mesi) o se invece si tratta di infezioni ricorrenti (più di 2 infezioni in 6 mesi).

Se si tratta di episodi singoli (isolati), solitamente è sufficiente un trattamento antibiotico per due giorni. Se invece l’infezione è ricorrente, scegliere la terapia adeguata è molto più difficile. Infatti, l’impiego di antibiotici a basso dosaggio per periodi lunghi può portare alla comparsa di antibiotico-resistenza.

In questo caso, il consiglio è quello di optare per farmaci capaci di alleviare i fastidi ed eseguire un esame colturale dell’urina (antibiogramma). Questo esame permette di individuare il batterio responsabile e scegliere con più attenzione l’antibiotico più efficace e capace di debellarlo.

Quali sono gli antibiotici indicati per le infezioni urinarie?

Di solito, gli antibiotici maggiormente utilizzati per queste infezioni sono i fluorochinoloni (acido nalidixico, norfloxacina, ciprofloxacina, levofloxacina, ofloxacina). In alternativa, possono essere utilizzati altri tipi di antibiotici (per esempio trimetoprim, nitrofurantoina, amoxicillina, ampicillina, cefalexina, cefuroxima, fosfomicina), in monoterapia oppure in associazione.

Inizialmente puo’ essere scelta l’opzione monoterapica, soprattuto quando l’infezione non insorge in concomitanza con altre patologie. L'associazione di due o più antibiotici può essere scelta dal medico per ampliare lo spettro d'azione, aumentando quindi la probabilità di avere una terapia appropriata ed efficace nel minor tempo possibile.

E se l’infezione urinaria si presenta in gravidanza?

Se l’infezione colpisce una donna in gravidanza, la paziente può essere comunque curata, ma con accortezza poiché alcuni antibiotici sono controindicati durante la gestazione. Infatti, è noto che i sulfamidici, i fluorochinoloni e le tetracicline sono da evitare per tutto il corso della gravidanza per evitare eventuali rischi a cui può essere esposto il feto.

In ogni caso, gravidanza o no, è bene evitare il fai da te e rivolgersi sempre agli specialisti. É il medico a dover valutare la situazione per trattarla al meglio e sarà sempre il medico a decidere se ricorrere a un’analisi specifica (l’antibiogramma) che permette di predisporre una terapia mirata per lo specifico batterio causa dell’infezione.

L’importanza dell’aderenza alla terapia

Aderenza alla terapia significa assumere il farmaco (o i farmaci) seguendo esattamente le indicazioni ricevute dal medico prescrittore. Questa è particolarmente importante per la terapia antibiotica che va seguita con costanza e precisione di dosi e tempi di somministrazione.

Tuttavia, si stima che solo circa la metà dei soggetti con una prescrizione farmacologica, assuma il farmaco come indicato. La mancanza di aderenza può impedire la completa eradicazione dell’agente patogeno e quindi favorire il ripresentarsi dell’infezione che si definisce “non risolta”. La mancata aderenza alla terapia determina anche un aumento dei costi dei trattamenti medici, necessari successivamente per combattere l’infezione “non risolta”.

Infezioni urinarie da batteri antibiotico-resistenti

I batteri antibiotico-resistenti sono quelli diventati capaci di sopravvivere anche in presenza dell’antibiotico. L’uso sempre più diffuso e indiscriminato di antibiotici, in particolare di quelli ad ampio spettro, ha fatto si che negli ultimi anni ci sia stato un incremento della comparsa di fenomeni di resistenza agli antibiotici anche tra i batteri responsabili delle infezioni urinarie.

L’aumento delle resistenze è un fenomeno preoccupante e determinato da vari fattori tra cui la scelta inadeguata dell’antibiotico, il dosaggio scorretto e la durata eccessiva (ma anche troppo breve) del trattamento.

Secondo le stime della Società Italiana di Urologia (SIU), l’uso degli antibiotici è risultato inappropriato in circa il 40% delle cistiti. A causa di questo, molti degli antibiotici utilizzati in passato hanno oggi perso la loro efficacia. Purtroppo, in Italia la percentuale di antibiotico-resistenza è tra le più alte d’Europa e oscilla tra il 25 e il 50% delle infezioni diagnosticate.

Per contrastare questo fenomeno, è importante evitare il fai da te, affidarsi al medico per la scelta dell'antibiotico corretto, seguire attentamente la prescrizione del numero di dosi da somministrare e della durata del trattamento, aderendo diligentemente alla terapia prescritta.

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