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Le possibili insidie del tè verde

Interazioni farmacologiche
Il consumo del tè verde come bevanda o in forma di estratti concentrati è diventata una pratica sempre più frequente anche in occidente, favorita dai numerosi effetti benefici che esso esercita sull’organismo. Però, il suo uso può comportare anche seri rischi per la salute. Esaminiamo pertanto virtù e insidie del tè verde.

 

Il tè verde, una bevanda millenaria

Il tè è una bevanda che si ottiene per infusione delle foglie della pianta Camellia sinensis, coltivata fin dall’antichità soprattutto in India, Cina e Giappone. Secondo il procedimento di lavorazione, si ottengono diversi tipi di tè, dei quali i più conosciuti sono il tè nero, il tè verde, il tè oolong e il tè bianco.

La composizione del tè varia in funzione del clima, della varietà e dell’età della pianta, e del sistema con cui le foglie vengono trattate.

Il tè contiene numerosi principi attivi, come la caffeina (molto più concentrata nel tè nero), i polifenoli (flavonoidi, tannini), vitamine del gruppo B, ma anche C e K, e molte sostanze aromatiche che conferiscono il gusto caratteristico a questa bevanda.

Il tè verde è un tè non fermentato, molto noto per i suoi effetti benefici sull’organismo umano. Esso contiene la più alta quantità di polifenoli in confronto a tutti gli altri tipi di tè: in particolare l’epigallocatechina-3-gallato (EGCG) è il polifenolo più caratteristico e il principale responsabile delle proprietà del tè verde.

Tè verde: non solo in tazza

Il consumo tradizionale di tè verde come bevanda ha una lunga storia nelle popolazioni orientali.

Il suo uso è diventato sempre più ampio e diffuso negli ultimi anni anche in occidente sia come bevanda sia, più recentemente, come estratti, presenti in integratori alimentari ma utilizzati anche per la preparazione di medicinali galenici.

Gli estratti sono preparati per estrazione dalle foglie mediante l’uso di solventi chimici organici.

Questi processi aumentano di molto le concentrazioni di catechine rispetto a quelle presenti nella bevanda tradizionale, ma possono anche incrementare la concentrazione di potenziali contaminanti come residui di pesticidi e altre sostanze tossiche (ad es. i metalli pesanti).

I benefici attribuiti al tè verde

Al tè verde sono attribuite proprietà neuroprotettive, antimicrobiche e antinvecchiamento, ma le azioni di maggiore interesse medico riguardano la prevenzione cardiovascolare ed oncologica.

Gli effetti positivi che il tè verde esercita sull’organismo sono attribuiti in larga misura alla elevata concentrazione di polifenoli.

A livello del sistema cardiovascolare il tè verde sembra ridurre la presenza di grassi e colesterolo nel sangue, inibire la formazione di coaguli, e rallentare lo sviluppo di aterosclerosi e malattie coronariche, e studi epidemiologici suggeriscono che possa concorrere alla riduzione del rischio di ictus1.

L’attività antiossidante e antiangiogenica della componente polifenolica, in particolare dell’EGCG, potrebbe agire con molteplici meccanismi anche nella prevenzione dei tumori, in particolare nell’insorgenza del carcinoma prostatico e della mammella2,3.

Il tè verde apporterebbe benefici anche al sistema respiratorio, in particolare contro i danni da fumo. Inoltre, il tè verde può accelerare il metabolismo dei grassi e degli zuccheri, facilitando la diminuzione del peso corporeo.

Queste possibili proprietà benefiche, e la facilità di reperire sul mercato un’ampia gamma di prodotti, hanno favorito il consumo del tè verde sia come bevanda sia come estratti concentrati, spesso assunti come medicazione “fai da te”, in particolare come fonte di antiossidanti per il mantenimento di un buono stato di salute o per favorire la perdita di peso.

…e le meno conosciute insidie

Oltre alle possibili proprietà benefiche del tè verde, esiste una documentata letteratura che indica come un uso improprio o eccessivo possa determinare l’insorgere di effetti avversi che in certi casi possono essere gravi e anche mettere a rischio la vita.

L’attenzione parte dall’acquisto: anche le semplici foglie di tè per infuso sono sicure solo se tutta la filiera di produzione rispetta le norme di sicurezza e i controlli di qualità. In caso contrario, è possibile che siano presenti contaminanti (per esempio residui di pesticidi, metalli pesanti).

Queste considerazioni si applicano anche agli estratti, dove le problematiche possono essere perfino amplificate dalla procedura che porta alla concentrazione dei principi attivi ma anche dei contaminanti.

Secondariamente, l’assunzione di infusi di tè verde o dei suoi estratti può essere sconsigliata per la presenza di principi attivi naturalmente presenti in questa pianta.

Il tè verde contiene caffeina (specialmente le foglie giovani) che, se assunta in eccesso, può causare nervosismo, ansia, tremori, battito cardiaco irregolare.

I tannini presenti nel tè verde sembrano ridurre l’assorbimento del ferro dagli alimenti e irritano la mucosa gastrica, quindi le persone anemiche o che soffrono di ulcera peptica o di reflusso acido dovrebbero limitarne il consumo.

Interazioni con sostanze farmacologicamente attive

I principi attivi presenti nel tè verde possono interagire con molti farmaci sia diminuendo sia aumentando la loro attività e/o tossicità. Tra i farmaci con cui sono state riportate interazioni ci sono antibiotici, anticoagulanti, contraccettivi orali, ansiolitici, chemioterapici, antipertensivi.

Per esempio, la vitamina K presente nel tè verde può rendere inefficace la terapia con anticoagulanti, per contro la contemporanea assunzione di acido acetilsalicilico può aumentare il rischio di sanguinamento.

La caffeina può ridurre gli effetti sedativi delle benzodiazepine e aumentare la pressione arteriosa.

Gli antipertensivi sono farmaci il cui uso è molto diffuso e una ricerca ha mostrato come l’assunzione di tè verde in forma di bevanda diminuisca l’effetto antipertensivo del beta-bloccante nadololo, come conseguenza della drastica riduzione (-75%) della sua concentrazione nel sangue4.

In questo particolare caso, le catechine del tè verde inibiscono una specifica molecola chiamata OATP1A2 che funge da trasportatore e serve per l’assorbimento del farmaco a livello intestinale.

Oltre al nadololo, questo trasportatore è importante nell’assorbimento di molti altri farmaci (statine, chemioterapici, antivirali, etc…), pertanto l’impatto della sua inibizione può essere ben più vasto.

Riguardo i farmaci chemioterapici antitumorali, le catechine del tè verde ne alterano la farmacocinetica e, di conseguenza, l’efficacia.

Negli ultimi anni, a livello mondiale, sono pervenute segnalazioni di reazioni avverse gravi - tossicità epatica acuta - associate all’assunzione di prodotti a base di tè verde e potenzialmente riconducibili alle catechine in esso presenti.

L’analisi di queste segnalazioni stabilisce una probabile associazione tra estratti di tè verde e rischio di sviluppare epatotossicità rara e imprevedibile. Sembra che pre-esistenti problemi epatici, idiosincrasia e la suscettibilità genetica siano fattori fondamentali nel determinare il manifestarsi dell’effetto epatotossico.

Alla base di questa tossicità potrebbe esserci l’inibizione di alcuni enzimi del metabolismo dei farmaci (in particolare dell’enzima CYP3A4) da parte delle catechine del tè verde. 

Nel tè verde consumato come bevanda di solito è presente una quantità di catechine inferiore a quella riscontrata nei prodotti a base di estratti di tè verde. Tuttavia, casi di epatopatia sono stati segnalati anche dopo consumo di tè verde come semplice infuso e in assenza di concomitante assunzione di altri farmaci.

Quali sono le dimensioni del problema?

Se si considera l’ampio uso del tè verde, come bevanda o estratto, il numero riportato di casi di reazioni avverse a livello epatico è basso e, purtuttavia sufficiente a generare preoccupazione riguardo la sicurezza di questi prodotti.

Questa stima, inoltre, non rispecchia le reali dimensioni del problema a causa dell’elevato grado di sottosegnalazioni. Quest’ultimo è un aspetto molto critico poiché il paziente che assume liberamente il tè verde potrebbe avere difficoltà nel riconoscere come causa del suo malessere proprio il consumo di questa bevanda o dei suoi estratti.

In aggiunta, le pubblicazioni che affrontano le problematiche legate al consumo del tè verde sono poche, gli studi clinici finora eseguiti sono su piccola scala, i meccanismi dell’epatotossicità non sono ancora pienamente compresi, e spesso è difficile conoscere la quantità esatta dei costituenti il tè verde (es. EGCG) con cui è venuto a contatto il soggetto che ha sperimentato l’effetto avverso.

Inoltre, gli integratori contengono anche principi attivi ricavati da altre piante medicinali, così è difficile discriminare il contributo dei singoli. Infine, anche la natura idiosincrasica dell’epatotossicità e il possibile ruolo dei fattori genetici rendono praticamente impossibile stabilire una dose soglia sotto la quale la tossicità non si manifesta.

Nel complesso i dati raccolti ad oggi evidenziano che la percezione del rischio di tossicità da prodotti a base di piante medicinali o integratori alimentari è aumentata.

Tuttavia, occorre un atteggiamento sempre più responsabile sul problema delle interazioni tra alimenti, erbe e farmaci e l’attenta e puntuale segnalazione di ogni evento tossico alle autorità regolatorie, tramite i siti preposti di fito- e farmacovigilanza5,6.

Facile come bere una tazza di tè?

Nella pratica comune, si fa liberamente uso di tè verde sia come integratore, sia come bevanda gradevole o salutistica ottenuta per infusione utilizzando le classiche bustine, o direttamente le foglie essiccate, ma anche come medicinale a scopo preventivo e curativo in numerose patologie e disturbi.

Il tè verde figura tra le prime tre piante medicinali con maggiori potenziali problematiche. È pertanto giusto, opportuno e anzi doveroso, informare sulle potenziali insidie del tè verde, non per preoccupare il consumatore, bensì per agevolare un uso consapevole, giacché i benefici per la salute umana possono essere davvero molti.

“Naturale” non è sempre sinonimo di “sicuro”.

I prodotti erboristici e le piante medicinali in genere, essendo facilmente reperibili e naturali, non sono ritenute “farmaci” sebbene contengano molecole farmacologicamente attive, alcune delle quali, isolate e purificate, costituiscono specialità medicinali propriamente dette.

La potenziale epatotossicità del tè verde (estratti ma talvolta anche bevanda) si può manifestare dopo ingestione di grandi quantità e per lunghi periodi. La maggior parte dei casi si presenta con i sintomi di un’epatite acuta.

Nella maggior parte dei casi la sospensione dell’assunzione del prodotto risolve i segni e i sintomi del danno epatico, tuttavia in alcuni rari casi i pazienti hanno sviluppato una malattia molto grave.

Sebbene ancora frammentaria e incompleta, la letteratura scientifica sulla severa epatotossicità da ingestione di estratti di tè verde consente di identificare tra i fattori che contribuiscono agli effetti epatotossici: 1) la concentrazione di catechine nelle preparazioni; 2) la dose assunta; e 3) l’assunzione a digiuno o a stomaco vuoto.

Può essere quindi utile tenere sempre presente le seguenti raccomandazioni7:

- I pazienti affetti da problema epatico devono consultare un medico prima di utilizzare prodotti contenenti estratti di tè verde;

- Qualora si sviluppino sintomi relativi a problemi epatici (ad es. ittero, dolori addominali, urine scure) i pazienti devono sospendere l’assunzione di tali prodotti e consultare un medico;

- Tali prodotti devono essere utilizzati solo da soggetti adulti e sempre “a stomaco pieno” così da ridurre il rischio di sviluppare effetti collaterali (i polifenoli del tè verde sono assorbiti molto più facilmente a digiuno e a stomaco vuoto).

Dopo molti millenni di uso comune di questa bevanda gradevole e utile, la strada per fruire di tutti i benefici del tè verde è la moderazione.

Affinché l’obiettivo sia trarne i maggiori benefici e limitarne al massimo i rischi e le interazioni farmacologiche, è competenza esclusiva del medico stabilire se, come e quando sfruttare le proprietà biologiche del tè verde a scopo terapeutico.

 

Riferimenti bibliografici e Sitografia

1 JAMA 2006; 296: 1255-65. Doi: 10.1001/jama.296.10.1255

2 Am. J. Epidemiol. 2008; 167: 71-7. Doi: 10.1093/aje/kwm249

3 Carcinogenesis 2006; 27: 1310-5. Doi: 10.1093/carcin/bgi276

4 Clin. Pharmacol. Ther. 2014; 95: 432-8. Doi: 10.1038/clpt.2013.241

5 https://www.farmacovigilanza.eu

6 https://www.epicentro.iss.it/fitosorveglianza/vigierbe

7 Toxicol. Rep. 2020; 7: 386-402. Doi: 10.1016/j.toxrep.2020.02.008