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Siamo vicini all’immunità di gregge per la COVID-19?

30 luglio 2020

Siamo vicini all’immunità di gregge per la COVID-19?
Probabilmente il vaccino ci permetterà di raggiungere l’immunità di gregge per la COVID-19. Ma, nell’era pre-vaccino, a che punto siamo? Inoltre, il virus si è indebolito?

Cos’è l’immunità di gregge?

L’immunità di gregge (o immunità di comunità) è un meccanismo fondamentale per ridurre la circolazione e la trasmissione di malattie infettive contagiose.

Il concetto è molto semplice.

Se la grande maggioranza degli individui è vaccinata o ha già contratto la malattia, questo limita la circolazione di un microorganismo e protegge anche coloro che non sono protetti, rappresentati dai non vaccinati che non si sono ammalati (leggi anche: "L’immunità di gregge: riscoprirsi interdipendenti").

A proposito della pandemia da COVID-19, quando otterremo l’immunità di gregge?

La risposta è complessa ed interlocutoria perché, per il momento, non sappiamo qual è la percentuale di persone che sono state contagiate dal virus in Italia e nel mondo.

Inoltre, conosciamo troppo poco il virus SARS-CoV-2, responsabile dell’infezione, anche se conosciamo bene gli altri virus appartenenti alla stessa famiglia (famiglia dei Coronavirus).

Quindi, possiamo azzardare le risposte, basandoci su quanto sappiamo dei virus simili a SARS-CoV-2 e sui dati aggiornati della pandemia COVID-19.

Perché è importante sapere quante persone sono state contagiate da SARS-CoV-2?

Perché potremmo sapere se, al termine dell’epidemia la nostra comunità è protetta dalla immunità di gregge.

Considerata la contagiosità di SARS-CoV-2, si stima che se almeno il 60-70% della popolazione fosse stata contagiata, potremmo usufruire della protezione conferita dalla immunità di gregge.

Infatti, la malattia è contagiosa, ma molto meno di quanto non sia il morbillo, ad esempio, per cui si stima che l’immunità di gregge si raggiunge solo se il 95% della popolazione è stata vaccinata o si è ammalata di morbillo.

Dunque la questione è: quale sarà la percentuale dei soggetti contagiati al termine dell’epidemia nelle nostre comunità più o meno allargate (regione, Paese e mondo)?

La risposta non è così facile. Siamo tutti certi che i contagiati siano molti di più di quelli risultanti dai numeri dati dalle fonti ufficiali. Questa affermazione è suggerita dal buon senso.

Infatti, i soggetti contagiati ma con sintomatologia di media gravità ma senza una importante compromissione polmonare, quelli con sintomatologia lieve (paucisintomatici) e quelli senza sintomi non sono inclusi nel conteggio ufficiale perché pochi di loro hanno fatto un tampone.

Inoltre, il tampone non sempre dice la verità: deve essere fatto bene prelevando cellule dal naso e dalla faringe, è positivo solo dopo qualche giorno dal contagio ma poi tende a negativizzarsi man mano che il paziente produce gli anticorpi.

Anche il test sierologico non sempre dice il vero: all’inizio della malattia è negativo, poi diventa positivo (anche se qualche volta risulta negativo) e, dopo qualche tempo (settimane/mesi), torna negativo. Inoltre i diversi test disponibili sul mercato non hanno tutti la stessa affidabilità1.

Insomma, il problema è riuscire a quantificare con precisione il numero totale dei contagiati. Già mesi fa, il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità ha suggerito che il numero di contagiati è 10 volte superiore al numero ufficiale.

Se questo fosse vero, a fine pandemia, arriveremmo a meno di 5 milioni di Italiani contagiati (circa il 9% della popolazione). Dunque saremmo molto lontani dall’immunità di gregge.

In effetti, alcuni studi effettuati tramite test sierologico confermano che siamo lontani dall’immunità di gregge.

In Italia del nord, solo il 5-17% del personale sanitario (molto esposto al contagio) ha avuto contatto con il virus mentre nel sud la percentuale è molto più bassa (1,5%).

I risultati provvisori dei grossi studi epidemiologici italiani indicano percentuali ben al di sotto del 5%, anche se in alcuni piccoli paesi italiani si arriva al 30% di siero-positivi. In definitiva, tutto suggerisce che siamo ancora lontani dall’immunità di gregge.

Perché in questo momento in Italia ci ammaliamo di meno che in altri Paesi dell’Europa e del mondo? Il virus si è indebolito?

No. Il virus non si è indebolito (non abbiamo prove che lo dimostrino) e non abbiamo neanche raggiunto l’immunità di gregge. I motivi per i quali, in questo momento, ci ammaliamo di meno e la malattia sembra essere meno grave sono almeno 4:

- In Italia, molti di noi, continuano ad avere comportamenti corretti per evitare di venire in contatto col virus e questo rappresenta una formidabile barriera al contagio.

- L’estate (il sole, il caldo e il basso inquinamento dell’aria dovuto al non utilizzo dei riscaldamenti) diminuisce la sopravvivenza del virus nell’aria.

- Chi si contagia, tende a venire a contatto con meno virus e la carica virale incide sullo sviluppo della malattia.

- Le strutture sanitarie e i medici hanno imparato a gestire e curare meglio i pazienti infetti e quindi le probabilità di sopravvivenza aumentano.

In definitiva, se torneremo a comportarci come nell’era pre-COVID-19 rischiamo una nuova fiammata di contagi. Inoltre, in autunno dovremo essere ancora più attenti perché le condizioni ambientali si modificheranno.

Quello che sta succedendo negli Stati Uniti è esemplificativo di quello che potrebbe succedere da noi.

Gli standard di vita americani sono simili ai nostri e, anche negli USA, è estate. Nonostante ciò, la COVID-19 colpisce un numero sempre più elevato di persone in tutto il Paese, inclusi gli Stati del sud, notoriamente più caldi.

Dunque, è impossibile sostenere che il virus mostri segni di indebolimento, che l’estate protegge dal virus o che nei Paesi colpiti qualche mese fa si sia ormai raggiunta l’immunità di gregge.

Cosa rende il numero dei nostri contagiati così diverso da quello degli Stati Uniti? Appare chiaro che il disastro cui assistiamo negli USA dipende dalle politiche del Presidente Trump e di molti governatori degli Stati USA, molto diverse da quelle del nostro governo.

Questa è la conferma che la gran parte della popolazione mondiale è ancora suscettibile al virus e l’unico modo per difenderci è e continua ad essere il distanziamento sociale.

Nel caso in cui i dati ci dicessero che la percentuale di Italiani che si sono ammalati è alta, saremmo certi di aver raggiunto una protezione grazie all’immunità di gregge?

No. Non saremmo certi dell’immunità di gregge.

Sappiamo che, appena finita la pandemia, saremmo protetti nel caso si fosse ammalata più del 60-70% dei membri della comunità ma non sappiamo se questa protezione sarà ancora presente dopo qualche tempo (un anno, ad esempio).

Infatti, i coronavirus tendono a cambiare nel tempo, come fa regolarmente il virus dell’influenza. Gli altri 4 coronavirus che circolano tra noi causano un banale raffreddore e sappiamo che, se mi ammalo questa primavera di uno di questi virus, mi posso riammalare dello stesso virus il prossimo anno.

Infatti, i coranavirus vanno incontro a piccole modifiche nella sequenza del loro RNA evidenziando proteine abbastanza diverse rispetto a quelle presenti nel virus dell’anno precedente.

Siccome sono queste proteine ad essere riconosciute dal sistema immunitario ne consegue che il loro coambiamento potrebbe non essere riconosciuto in modo ottimale dai linfociti B e T della memoria.

Quindi, è possibile che il virus SARS-CoV-2 del futuro possa essere parzialmente diverso. In questo caso, l’immunità di gregge sarebbe presente solo durante l’anno in corso.

Un’alternativa all’immunità di gregge potrebbe essere eliminare il virus come è successo nel caso della SARS.

Una strada difficile da percorrere ma che sarebbe fantastica, è sterminare il virus (quello che è successo con la SARS una ventina di anni fa).

Nel 2003, infatti, le strategie di contenimento furono così efficaci che il virus della SARS non riuscì a continuare ad infettare almeno qualche essere umano e quindi scomparve.

Si rimase col fiato sospeso negli anni successivi, ma il virus non si rifece più vivo. Evidentemente non esistevano neanche serbatoi animali e adesso possiamo concludere che ce ne siamo liberati.

È possibile che succeda la stessa cosa con il virus responsabile di questa pandemia?

Possibile sì, ma improbabile. Per una semplice ragione: il numero totale, ufficiale di contagiati in quella pandemia fu di 8439 persone e il numero provvisorio di contagiati in questa pandemia è di più di 16 milioni di persone (al 27 luglio).

Un altro “vantaggio” della SARS rispetto a COVID-19 è che la prima ha avuto una mortalità del 10%, dunque più alta della seconda (circa 4%). E, per quanto contradditorio, l’alta mortalità è un vantaggio per noi e uno svantaggio per il virus.

Perché una mortalità del genere significa che la malattia era più grave e che, forse, non dava forme asintomatiche o pauci-sintomatiche come, invece, dà COVID-19. E, ragionevolmente, sono proprio i pauci-sintomatici e gli asintomatici principalmente responsabili della diffusione del virus.

Quando sarà disponibile il vaccino, potrà conferire una immunità di gregge?

Dipende.

Questo è uno degli obiettivi delle vaccinazioni.

Però, il vaccino sarà disponibile solo tra molti mesi (leggi anche: "Il nuovo vaccino contro SARS-CoV-2: privilegiamo l’onestà intellettuale ai proclami di parte"), certamente dopo l’autunno e bisognerà verificare il suo funzionamento.

Un vaccino potrebbe essere in grado di attivare la risposta immunitaria verso le proteine virali (meglio le porzioni di proteina virale) fondamentali per il virus (ad esempio, quella che utilizza per la sua entrata nell’organismo).

Questo potrebbe risultare in uno scacco matto per il virus, perché un cambiamento in quelle porzioni di proteina potrebbe essere svantaggioso per il virus. Se così fosse, il vaccino potrebbe essere addirittura più efficace della stessa malattia e conferire una immunità di gregge più duratura.

Se ciò non fosse possibile, come nel caso del vaccino contro l’influenza, l’alternativa potrebbe essere vaccinarsi periodicamente (ogni anno, ad esempio) con un nuovo vaccino opportunamente adattato ai cambiamenti del virus.

 

Riferimenti bibliografici e sitografici  

1 Nuccetelli et al. Cell death discovery vol. 6 38. 26 May. 2020 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7249039/

2 La Marca et al. Reproductive biomedicine online, S1472-6483(20)30318-7. 14 Jun. 2020 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7293848/

3https://www.ilmessaggero.it/roma/news/covid_lazio_roma_contagi_immunita_di_gregge_test_ospedali_giugno_costo_d_amato_news_oggi-5249427.html

4 https://www.lanazione.it/cronaca/coronavirus-toscana-dati-1.5172714

5 https://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/aziende-e-regioni/2020-06-17/coronavirus-studio-val-gardena-lontana-immunita-gregge-183048.php?uuid=ADwYfdY&refresh_ce=1

6 https://www.epicentro.iss.it/focus/sars/sars-fine

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