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Aspirina e prevenzione delle malattie cardiovascolari: utilità e rischi

4 agosto 2022

Aspirina e prevenzione delle malattie cardiovascolari: utilità e rischi
Negli ultimi decenni, l’uso di aspirina a basse dosi come pratica per prevenire le malattie cardiovascolari è stato oggetto di studi accurati. L’aspirina, nella prevenzione secondaria, è correlata a evidenti benefici, tuttavia il suo ruolo nella prevenzione primaria è incerto e continua a essere oggetto di dibattito. Vediamo allora quali sono le raccomandazioni aggiornate alla luce delle nuove evidenze emerse dall’analisi dei dati degli studi clinici.

Malattie cardiovascolari: di cosa stiamo parlando?

L’interno dei vasi sanguigni può ostruirsi a causa della formazione di placche. Quando ciò avviene a carico di importanti vasi sanguigni, come le arterie coronarie del cuore o i vasi che irrorano il cervello, si possono sviluppare patologie ischemiche (cioè da mancanza di ossigeno) come l’infarto acuto  e l’angina pectoris  a livello del cuore, o patologie cerebrovascolari come l’ictus ischemico ed emorragico. Nonostante significativi miglioramenti degli esiti delle malattie cardiovascolari, esse costituiscono ancora la principale causa di morte nei Paesi Occidentali, Italia compresa.

 

Perché aspirina & malattie cardiovascolari?

Conosciamo l’aspirina per la sua azione contro dolore, febbre e infiammazione. In aggiunta, l’aspirina blocca l’azione delle piastrine, le cellule del sangue che aggregandosi tra loro formano il coagulo, un processo fisiologico che pone fine a un sanguinamento in atto, per esempio quando ci procuriamo delle ferite. A volte, però, si formano coaguli non necessari o in distretti in cui sono indesiderati, si parla allora di trombi. I trombi sono associati a pericolo di ostruzione dei vasi e di distacco del coagulo (trombosi), eventi che a loro volta possono portare ad attacchi di cuore e ictus. Ecco, allora, che l’aspirina può essere utile nelle malattie cardiovascolari  per prevenire la formazione di trombi.

 

Esistono diversi tipi di prevenzione: i fattori di rischio modificabili

Le malattie cardiovascolari si possono in larga misura prevenire intervenendo sui fattori di rischio modificabili, quelli legati allo stile di vita e di cui in pratica tutti abbiamo già sentito parlare: fumo, alcol, alimentazione scorretta, vita sedentaria etc…, a loro volta causa di ipercolesterolemia, diabete, obesità, ipertensione arteriosa.

 

E la chemoprevenzione

Quando il rischio individuale è sufficientemente alto, e il cambiamento dello stile di vita non basta, si può considerare di affiancare un approccio farmacologico. Nel caso specifico delle malattie cardiovascolari, l’aspirina può essere impiegata per la prevenzione sia primaria sia secondaria grazie al suo potenziale effetto chemopreventivo sulla trombosi. La prevenzione primaria si riferisce all’uso dell’aspirina in soggetti che non soffrono di malattie cardiovascolari, per prevenire il loro sviluppo. Quando l’aspirina è usata in individui che hanno già avuto un attacco di cuore, un ictus, o un altro accidente cardiovascolare allo scopo di prevenire un secondo attacco di questo tipo, si parla di prevenzione secondaria .

 

Quali sono gli effetti dell’aspirina nella prevenzione primaria e secondaria?

L’aspirina è una pietra miliare della terapia antiaggregante piastrinica per la prevenzione secondaria e il suo uso comporta una riduzione significativa -  del 20% circa -  del rischio di seri eventi cardiovascolari. Più dibattuto è il suo ruolo nella prevenzione primaria, in cui l’uso di basse dosi (cioè 100 mg o meno) di aspirina ha determinato un beneficio modesto nella prevenzione del primo evento cardiovascolare, come infarto o ictus, a fronte di un aumentato rischio di emorragie.

 

Cosa c’è di nuovo nell’uso dell’aspirina per prevenire le malattie cardiovascolari?

Il controverso beneficio dell’aspirina nella prevenzione primaria ha stimolato una rivalutazione delle raccomandazioni sul suo uso alla luce di 3 importanti studi clinici condotti di recente1-3. I risultati di questi studi mettono in dubbio il beneficio netto dell’uso dell’aspirina nella profilassi primaria.

 

Quali sono i potenziali benefici dell’uso di aspirina?

Ci sono evidenze che aspirina a basse dosi abbia un piccolo beneficio nel ridurre il rischio di attacco cardiaco e ictus non fatali in adulti di 40 anni o più che non abbiano una storia di malattie cardiovascolari ma che presentino un aumentato rischio di svilupparle e che non stiano già assumendo quotidianamente aspirina. In questi soggetti, il beneficio dell’uso di aspirina aumenta all’aumentare del rischio cardiovascolare ed è maggiore quando l’aspirina è iniziata a un’età più giovane4.

 

E i potenziali effetti dannosi?

L’assunzione quotidiana di aspirina comporta anche potenziali effetti dannosi. Infatti, l’aspirina aumenta il rischio di sanguinamenti a livello gastrointestinale e intracranico e di ictus emorragico. Il rischio di questi eventi è maggiore negli adulti con più di 60 anni4.

 

Cosa dicono le nuove raccomandazioni

Negli adulti di età compresa tra 40 e 59 anni, con un rischio cardiovascolare a 10 anni del 10% o superiore, la decisione di iniziare l’aspirina a basse dosi per la prevenzione primaria dovrebbe essere individualizzata sul singolo paziente. Infatti, in questo gruppo di persone il beneficio è piccolo ed è importante che il soggetto non abbia un aumentato rischio di sanguinamento, per esempio ulcere gastrointestinali, episodi recenti di sanguinamento, uso di farmaci che aumentano questo rischio (es. corticosteroidi, FANS e anticoagulanti). Che cosa fare allora, se ci si riconosce in queste caratteristiche? E’ necessario parlare con il proprio medico per discutere insieme i pro e i contro della decisione di iniziare o no la chemoprevenzione con aspirina. Negli adulti di 60 anni di età o più la raccomandazione è di non iniziare un trattamento con aspirina per la prevenzione primaria perché in questo gruppo di età il rischio di sanguinamento supera il beneficio cardiovascolare.

 

Cosa abbiamo imparato di nuovo

La comprensione e la conoscenza sono cambiate negli anni ed è ora evidente che il rischio di sanguinamenti non è insignificante. Potremmo sintetizzare dicendo che è ora divenuto ovvio che il beneficio dell’uso di aspirina è piccolo tranne che per i pazienti che hanno già avuto un evento cardiovascolare. Su questa sintesi gli esperti delle società del settore, come AHA (American Hearth Association), ACC (American College of Cardiology) e la ESC (European Society of Cardiology), sono concordi e raccomandano decisioni personalizzate sul paziente per l’uso di aspirina in prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari.

 

Bibliografia

1Lancet 2018;392(10152): 1036-46. doi: 10.1016/S0140-6736(18)1924-X

2NEJM 2018; 397(16): 1509-18. doi: 10.1056/NEJMoa1805819

3NEJM 2018; 379(16): 1529-39. doi: 10.1056/NEJMoa1804988

4JAMA 2022; 327(16): 1577-84. doi: 10.1001/jama.2022.4983

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