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I vaccini anti-SARS-CoV-2 per prevenire la CoViD-19: non solo un tema di efficacia e sicurezza

20 marzo 2021

I vaccini anti-SARS-CoV-2 per prevenire la CoViD-19: non solo un tema di efficacia e sicurezza
In questa fase della pandemia, dove prevale la discussione sulle vaccinazioni, sul tipo di vaccino da usare e sulla sua sicurezza, il Comitato Bioetico di San Marino ha prodotto un interessante documento intitolato “Copertura vaccinale contro il SARS-COV-2, basi bioetiche per un patto di salute”. Abbiamo intervistato i professori Giorgio Cantelli Forti e Patrizia Hrelia, tra i firmatari del documento.

L’importanza di questo documento sta nei temi trattati che superano la pura riflessione scientifica sulla natura del vaccino sulla sua efficacia e sicurezza. Ecco così che il gruppo di esperti che ha prodotto il documento ha condotto una pacata riflessione sui risvolti etici della vaccinazione.

La riflessione etica riguarda la priorità di accesso alla vaccinazione secondo criteri di giustizia ed equità, l’obbligatorietà morale e deontologica per alcune categorie professionali, la tutela delle persone anziane che hanno pagato il prezzo più alto in termini di vite umane, l’attenzione alle persone con disabilità, la trasparenza delle informazioni, i benefici economici della vaccinazione su vasta scala e una conseguente allocazione etica delle risorse.

Due dei firmatari del documento sono i professori Giorgio Cantelli Forti e Patrizia Hrelia, dell’Università “Alma Mater” di Bologna. Ecco le loro risposte alla nostra intervista, risposte che invitano a una attenta riflessione.

Perché ritenete che la vaccinazione anti-SARS-CoV-2 richieda una riflessione bioetica?

Mai come in questa situazione pandemica si è osservata una diseguaglianza sociale. Solo parlando dell’accesso ai farmaci e ai vaccini, pensiamo alle enormi differenze nel modo, dove una persona ha una possibilità di cura e di vita unicamente per ragioni geografiche.
Ma anche nei Pesi più fortunati la riflessione bioetica è fondamentale, per assicurare una equa accessibilità a farmaci e vaccini, individuando, aggiornando costantemente e rendendo trasparenti e comprensibili i dati scientifici alla base delle scelte stesse.
Questo è un dovere etico per tutti i decisori, sanitari e politici, oltre che elemento imprescindibile per l’auspicabile coinvolgimento della cittadinanza, affinché ci sia anche un clima di rinnovato senso di sicurezza e protezione.

Il problema dell’accessibilità equa ai farmaci e ai vaccini anche nel contesto pandemico attuale, l’equa distribuzione del trattamento, la scelta delle priorità di assegnazione e le criticità correlate alla sperimentazione in emergenza, pur diversificandosi nei differenti sistemi sanitari, riguarda il diritto universale alla tutela della salute, pertanto deve essere inquadrato in una prospettiva di diritti umani e di rispetto dei principi bioetici universali.

Ci fate capire perché “il fenomeno CoViD-19 può essere compreso nella sua portata epocale solamente se non lo si considera un evento esclusivamente sanitario”.

La pandemia ha avuto e sta avendo ripercussioni pesantissime, non solo in tema di vite umane. Basti pensare a chi ha perduto il lavoro, alle differenze sociali che si sono create o si sono esacerbate (per esempio, il problema del lavoro femminile), ai problemi della sfera psicologica che si stanno sempre più rappresentando, l’impatto sui giovani e sui bambini, per i quali è fondamentale la socializzazione. L’impatto sulla formazione e la scolarizzazione. Abbiamo una generazione, i bambini e i giovani, che hanno perso un anno della loro vita, che nessuno restituirà loro. La pandemia ha messo in luce tutte le fragilità del nostro Paese e della nostra Società.

Quali criteri devono ispirare l’assegnazione delle priorità nella distribuzione dei vaccini?

La priorità di accesso alla vaccinazione deve avvenire secondo criteri di giustizia e di equità. L’obbligatorietà morale e deontologica per alcune categorie professionali, la tutela delle persone anziane che hanno pagato il prezzo più alto in termini di vite umane, l’attenzione alle persone con disabilità, la trasparenza delle informazioni, i benefici economici della vaccinazione su vasta scala e una conseguente allocazione etica delle risorse, sono i criteri che debbono guidare i decisori politici e sanitari.

Che ne pensate della sicurezza dei vaccini? Perché una parte dell’opinione pubblica è diffidente?

Come ricercatori non possiamo che avere fiducia nel dato scientifico e nelle Istituzioni in capo. I dati scientifici pubblicati e i pareri espressi dalle Agenzie regolatorie, EMA e AIFA, hanno ampiamente dimostrato la sicurezza dei vaccini in studio. Milioni di persone sono già state vaccinate e hanno confermato il profilo di sicurezza dei vaccini. Quello della diffidenza è purtroppo un atteggiamento tipico del nostro Paese, che troppo spesso si è rivelato ostile alla ricerca e alla scienza. Aggiungiamo i falsi e i cattivi comunicatori che si sono alternati nella stampa generalista e sul web, che hanno fomentato i dubbi e le diffidenze. Abbiamo una responsabilità di confusa e cattiva comunicazione che destabilizza i cittadini. Tutte le evidenze sostengono la sicurezza dei vaccini.

Qual è la vostra valutazione del rapporto tra il beneficio e il rischio di vaccinarsi?

Il rapporto rischio beneficio della vaccinazione è assolutamente a favore del beneficio. È vero che i vaccini, come del resto i farmaci, possono indurre effetti collaterali. Tutti gli studi pubblicati testimoniano l’induzione di effetti lievi e reversibili, che scompaiono in pochi giorni. Ormai abbiamo i grandi numeri, le sperimentazioni a cielo aperto, ovvero Israele e la Gran Bretagna, dove sono stati vaccinati milioni di persone che hanno confermato la sicurezza dei vaccini. Bisogna però anche sottolineare che tutto deve essere visto nell’ambito della pandemia. Il vaccino è il solo strumento che permette di abbattere il rischio di venire ospedalizzato, di andare in terapia intensiva, di morire.

Gli anziani, come stanno vivendo la pandemia? Con che priorità devono essere vaccinati?

Le persone anziane hanno pagato il prezzo più alto in termini di vite umane, ma anche di solitudine, di abbandono. Molti anziani hanno vissuto da soli la pandemia, hanno trascurato il loro stato di salute. Più in generale poi, tutta la popolazione ha pagato e sta pagando un grave rischio in termini di abbandono del qualificato ed efficiente sistema di prevenzione malattie che da più di un anno non trova risposta adeguata.

Che ne pensate della obbligatorietà legale della vaccinazione?

Anche se non si può parlare di obbligatorietà assoluta, dovrebbe esistere un’obbligatorietà morale e deontologica alla vaccinazione, richiamando l’attenzione dei rispettivi ordini professionali, ove applicabile, o dei responsabili delle strutture di residenza, sulla necessità di valutare, caso per caso, le motivazioni alla base della scelta e le responsabilità del rifiuto alla vaccinazione dei propri iscritti, in relazione alla ricaduta sulla tutela della salute e della vita delle persone loro affidate.

Quali sono, secondo voi, i benefici economici su larga scala della vaccinazione?

La vaccinazione è l’unico strumento che permetterà, assieme ai farmaci, di uscire dalla pandemia. La vaccinazione permetterà l’abbattimento della pressione sugli ospedali, permetterà la ripresa economica e produttiva del paese, restituirà lavoro e dignità alle persone.

Giuseppe Nocentini & Gianni Sava

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