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La curcuma: luci e ombre della panacea del nuovo millennio

Farmacognosia, Fitoterapia e Nutraceutica
L’interesse per i prodotti a base di curcuma è in crescente aumento in virtù delle numerose proprietà ascritte a questa pianta, considerata una vera e propria panacea. Ma quali sono gli effetti benefici della curcuma? Il suo impiego può esporre a rischi? Proviamo a chiarire il quadro.

Cos’è la curcuma?

La curcuma (Curcuma longa L., Famiglia: Zingiberaceae), nota anche come zafferano delle Indie1, trova impiego nella medicina Ayurvedica (il sistema di medicina tradizionale indiano2) per curare numerose affezioni, in ambito alimentare, ad esempio come spezia nella preparazione del curry e come colorante.

Si utilizza il rizoma essiccato (è la parte della pianta che prende il nome di droga), caratterizzato da un colore giallo intenso, odore aromatico e un sapore leggermente amaro3.

Cosa contiene la curcuma?

La curcuma contiene carboidrati (zuccheri), proteine, grassi e minerali. I composti principali, però, sono i curcuminoidi, una miscela di sostanze costituita prevalentemente da curcumina (77%), demetossicurcumina (17%) e bisdemetossicurcumina (3%). Si tratta di sostanze caratterizzate da un’intensa colorazione gialla e ritenute responsabili delle proprietà benefiche di tale spezia.

La curcuma contiene, inoltre, un olio essenziale (5,8%) ricco di sostanze chiamate monoterpeni e sesquiterpeni. Il rizoma essiccato, quando impiegato a scopo farmaceutico, deve contenere non meno del 2% di curcuminoidi e non meno di 25 ml/kg di olio essenziale3.

Di contro, l’impiego alimentare della curcuma non prevede contenuti specifici dei costituenti chimici sopramenzionati.

Quali sono i benefici della curcuma?

Alla curcuma sono attribuite proprietà coleretiche, antiinfiammatorie, antiossidanti, epatoprotettive, ipolipidemiche e dimagranti2. I curcuminoidi, in particolare la curcumina, e l’olio essenziale sono ritenuti i composti responsabili di tali attività.

In quali prodotti troviamo la curcuma?

In Europa, la curcuma è usata in cucina come spezia. È anche commercializzata, prevalentemente come integratore alimentare, per gli effetti benefici e salutari ad essa attribuiti.

Negli integratori generalmente, si trovano estratti secchi titolati in curcumina al 95% (la titolazione serve a determinare quanto prodotto è presente in un preparato e a caratterizzare il preparato).

Spesso, tali estratti sono impiegati in combinazione con piperina, un alcaloide estratto dal Piper nigrum in grado di aumentare la biodisponibilità della curcumina inibendone il metabolismo epatico e intestinale2. Infatti, la curcumina, assunta per via orale, è caratterizzata da un ridotto assorbimento, rapido metabolismo a livello intestinale e rapida eliminazione.

L’aumento della biodisponibilità può essere ottenuto anche attraverso l’impiego di opportune formulazioni, come ad esempio i fitosomi.

La curcuma è efficace?

Sono stati condotti numerosi studi clinici, la maggior parte dei quali ha indagato l’efficacia della curcumina4 pura, piuttosto che la curcuma grezza. Da tali studi è emerso che tale composto ha una qualche efficacia in patologie infiammatorie (esempio, artrite), metaboliche (esempio, iperlipidemie, obesità), dermatologiche (esempio, alopecia) ed in alcuni disturbi del sistema nervoso centrale (esempio, depressione). Le proprietà antiinfiammatorie ed antiossidanti della curcumina sembrano essere alla base di tali effetti.

L’European Medicine Agency (EMA) ha riconosciuto alla curcuma lo status di medicinale vegetale tradizionale utilizzato per alleviare i disturbi digestivi, come la sensazione di pienezza, digestione lenta e flatulenza5. Tale “status” implica che l’utilizzo della curcuma nei disturbi digestivi è basato esclusivamente sulla tradizione d’impiego e non su studi clinici di buona qualità.

L’uso della curcuma negli integratori può essere rischioso per la salute?

Gli studi clinici condotti non hanno evidenziato effetti indesiderati gravi. Tuttavia, negli ultimi anni, in Italia, sono stati riportati diversi casi di epatotossicità.

In particolare, tra dicembre 2018 e giugno 2019, sono pervenute all’Istituto Superiore di Sanità 27 segnalazioni di epatite in seguito all’assunzione di integratori a base di curcuma6.

I prodotti, oggetto della segnalazione, contenevano prevalentemente curcuma titolata al 95% di curcumina in associazione con piperina. Alla luce delle reazioni avverse segnalate, i prodotti sono stati analizzati ed è stata esclusa la presenza di contaminanti o sostanze estranee aggiunte intenzionalmente.

Rischi di epatotossicità da curcuma: cosa dicono le Agenzie regolatorie?

In seguito ai casi di epatotossicità verificatisi, il Ministero della Salute ha deciso di “adottare una specifica avvertenza per l’etichettatura degli integratori in questione, volta a sconsigliarne l’uso a soggetti con alterazioni della funzione epato-biliare o con calcolosi delle vie biliari e, in caso di concomitante assunzione di farmaci, ad invitare comunque il paziente a sentire il parere del medico”7.

Inoltre, a partire dal 1° gennaio 2020, l’etichetta degli integratori alimentari a base di curcuma non riporta più l’indicazione di effetti fisiologici relativi a “funzione epatica”, “funzione digestiva” e “funzionalità del sistema digerente”.

Pertanto, attualmente, sono riconosciuti agli integratori a base di curcuma soltanto i seguenti effetti fisiologici: “antiossidante”, “funzionalità articolare”, e “contrasto dei disturbi del ciclo mestruale8.

Cosa possiamo concludere?

Esistono in commercio svariati prodotti denominati “curcuma” che vanno dalla droga essiccata (cioè il prodotto vegetale intero o polverizzato) a estratti con elevato titolo di curcumina, spesso in associazione con la piperina che ne aumenta la biodisponibilità (presenti per lo più negli integratori alimentari).

La curcuma come droga (il rizoma della pianta) può trovare impiego, come rimedio tradizionale, nei disturbi digestivi e di tipo infiammatorio.

Riguardo gli estratti ad alto titolo di curcumina, spesso chiamati erroneamente “curcuma”, contenuti negli integratori alimentari e utilizzati nelle malattie infiammatorie, nell’obesità, nelle malattie neurodegenerative, ecc., la loro efficacia rimane a tutt’oggi da definire, come anche il loro profilo di sicurezza, trattandosi di prodotti non di uso tradizionale. Pertanto, è raccomandabile utilizzare con cautela tali prodotti e consultare il proprio medico o il farmacista al fine di evitare situazioni di rischio per la salute.

 

Riferimenti bibliografici:


1 GJPAAS, 2016; 07: 40-47. doi: 10.18844/gjpaas.v0i7.3160
2 Pharmadvances, 2021; 3(2): 421-466. doi: 10.36118/pharmadvances.2021.06
3 Farmacopea Europea 10 edizione, https://www.edqm.eu/en/european-pharmacopoeia-ph-eur-10th-edition
4 Pharmacol Res. 2018; 134:79-91. doi: 10.1016/j.phrs.2018.06.007.
5 https://www.ema.europa.eu/en/documents/herbal-monograph/final-european-union-herbal-monograph-curcuma-longa-l-rhizoma-revision-1_en.pdf
6 Ann Ist Super Sanità. 2020; 56(4):462-469. doi: 10.4415/ANN_20_04_08.
7 https://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=null&id=3842
8 Allegato 1 del DM salute 10-8-18, aggiornato con decreto direttoriale del 4 agosto 2021.